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Zone sismiche Italia: classificazione e mappa aggiornata

L’Italia, per la sua complessa posizione geologica, è un territorio interamente sismico. 

Ciò significa che tutti i comuni italiani possono potenzialmente subire danni a causa di eventi sismici.

Per mitigare gli effetti dei terremoti e garantire la sicurezza delle costruzioni, è stato sviluppato uno strumento cruciale: la classificazione sismica.

Questa classificazione prevede la suddivisione del territorio italiano in zone sismiche, ovvero aree caratterizzate da un medesimo rischio sismico. 

Questo è fondamentale perché permette di applicare in ogni zona le norme costruttive antisismiche appropriate. 

La legislazione antisismica italiana, infatti, prescrive che gli edifici debbano sopportare i terremoti meno forti senza gravi danni e resistere senza crollare a quelli più forti, garantendo la salvaguardia delle vite umane.

Conoscere la classificazione sismica del proprio comune è indispensabile per la progettazione, per l’adeguamento sismico e per accedere ad agevolazioni fiscali come il Sismabonus, accessibile alle attività situate nelle zone 1, 2 e 3, ossia quelle con un rischio maggiore.

Comprendere il rischio sismico: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione

Il rischio sismico complessivo è la misura dei danni attesi in un dato intervallo di tempo e viene determinato dalla combinazione di tre fattori chiave: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

1. Pericolosità sismica: È un parametro che misura la sismicità del luogo ed è data dalla frequenza e dalla forza dei terremoti che interessano un territorio. L’Italia, ad eccezione della Sardegna, è tra le zone del vecchio continente più attive sismicamente, con una pericolosità sismica medio-alta in termini di frequenza e intensità dei fenomeni. Il parametro più utilizzato per definire la pericolosità sismica è la PGA (Peak ground acceleration), ovvero la misura della massima accelerazione del suolo indotta dal terremoto.

2. Vulnerabilità sismica: riguarda la propensione di una struttura a subire danni a fronte di un evento sismico. Più un edificio è vulnerabile, maggiori saranno le conseguenze di un terremoto. L’Italia presenta un patrimonio edilizio ad elevata vulnerabilità sismica, in gran parte a causa dell’età delle costruzioni, dato che circa il 60% è stato costruito prima del 1971.

3. Esposizione: si riferisce alla possibilità di subire danni socio-economici, come la perdita di vite umane o danni al patrimonio culturale. L’Italia ha un’esposizione altissima a causa dell’elevata densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo.

È proprio la combinazione di questi fattori (pericolosità medio-alta, vulnerabilità molto elevata ed esposizione altissima) a rendere la Penisola a elevato rischio sismico.

Breve storia dell’evoluzione della classificazione sismica in Italia

La concezione di classificazione sismica in Italia ha subito una vera e propria evoluzione dal 1900 fino alla mappa più recente.

I primi tentativi di zonazione avvennero all’inizio del secolo scorso, in seguito ai devastanti eventi sismici di Messina del 1908 e di Avezzano del 1915, che causarono ingenti perdite umane e materiali.

Inizialmente, le zone sismiche venivano classificate in un processo definito “post-catastrofe”, ovvero soltanto dopo essere state colpite da eventi distruttivi. Ai comuni soggetti a eventi sismici veniva assegnata la patente di comune sismicamente vulnerabile.

Successivamente, fu introdotto il concetto di categoria sismica, inizialmente divisa in I e II, legata alle prescrizioni progettuali. 

Fino a pochi decenni fa, tuttavia, ampie zone del territorio non erano classificate come sismiche. Fino al 1981, solo circa il 45% della superficie nazionale (2.965 comuni su 8.102) era mappata, suddivisa in tre categorie sismiche e pericolosità decrescente. 

La vera rivoluzione avvenne con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003 (emanata in seguito al terremoto del Molise del 2002). Con questo provvedimento, tutto il territorio nazionale è risultato mappato sismicamente e furono introdotte quattro categorie principali (Zona 1, 2, 3 e 4) a pericolosità decrescente.

Il ruolo amministrativo attuale dalla zonizzazione

Nonostante l’introduzione delle quattro zone, le norme tecniche per le costruzioni (NTC) del 2008 ( e il successivo D.M. del 17 gennaio 2018) hanno ridefinito il ruolo della classificazione sismica e le zone sismiche hanno perso il loro significato fisico diretto e hanno assunto una valenza prettamente amministrativa.

Attualmente, la classificazione serve principalmente a definire procedure burocratiche come il deposito/autorizzazione e a determinare la percentuale di pratiche da sorteggiare per i controlli.

Le quattro zone sismiche italiane e i parametri tecnici

La classificazione introdotta nel 2003 e recepita dalle regioni suddivide il territorio in quattro zone, definite in base all’accelerazione di picco su suolo rigido, con una probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni.

Zona 1 = sismicità alta, è la zona  più pericolosa (alta probabilità di forti terremoti).

Regioni e aree principali:

  • Friuli Venezia Giulia
  • Veneto
  • Abruzzo
  • Umbria
  • Molise
  • Campania
  • Sicilia
  • Calabria

Zona 2 = sismicità medio-alta, possibilità di terremoti abbastanza forti.

Regioni e aree principali:

  • Emilia Romagna
  • Lazio
  • Marche
  • Puglia
  • Basilicata

Zona 3 = rischio sismico medio-basso, possibili scuotimenti modesti, forti terremoti meno probabili.

Regioni e aree principali: 

  • Lombardia
  • Toscana
  • Liguria
  • Piemonte

Zona 4 = rischio sismico basso, è la zona meno pericolosa (probabilità di danni sismici molto bassa).

Regioni e aree principali:

  • Sardegna (quasi interamente)
  • Trentino Alto Adige
  • Valle d’Aosta

È cruciale ricordare che non esistono zone a rischio zero. Pertanto, anche le aree classificate in zona 4 non sono totalmente immuni ai sismi.

Le aree maggiormente a rischio sono generalmente quelle che si estendono lungo l’Appennino centro-meridionale, la Calabria, l’Abruzzo e alcune parti della Sicilia e del Friuli Venezia Giulia.

Al contrario, la pericolosità è molto più bassa in regioni come la Sardegna e in buona parte della Puglia, del Piemonte e del Trentino Alto Adige.

L’importanza della mappa della classificazione sismica italiana

La mappa della classificazione sismica è uno strumento di rilevanza fondamentale per diverse ragioni: 

– Sicurezza delle strutture: permette di progettare edifici e infrastrutture in modo che possano resistere agli eventi sismici previsti per la zona specifica.

– Pianificazione urbanistica: è indispensabile per Comuni e Pubbliche Amministrazioni per pianificare lo sviluppo urbano e la gestione del territorio in modo sicuro.

– Prevenzione e protezione civile: la conoscenza del rischio è la base per le attività di prevenzione e la gestione delle emergenze, mirate a minimizzare i danni.

– Consapevolezza del rischio: consente a cittadini e imprese di essere informati sul rischio a cui sono esposti e di prendere decisioni consapevoli riguardo eventuali interventi di adeguamento o miglioramento sismico.

Come consultare la mappa della classificazione sismica su UrbisMap: guida passo passo

Per i professionisti del settore edilizio e urbanistico, ma anche per tutti i cittadini che desiderano informarsi sul livello di rischio della propria abitazione o di un’area specifica, la consultazione della mappa delle zone sismiche è un passaggio essenziale.

Il Geoportale UrbisMap offre la possibilità di consultare la mappa della classificazione sismica di tutto il territorio italiano in modo semplice, gratuito e intuitivo, anche per chi non ha familiarità con i portali istituzionali o con altri sistemi informativi territoriali.

Vediamo insieme come consultare la mappa della classificazione sismica su UrbisMap in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “ Classificazione sismica” per visualizzare la mappa della classificazione sismica in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale

3. Clicca ora, oppure ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura delle informazioni

4. Tramite la tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno adesso restituite tutte le informazioni sul punto cliccato, tra cui:

  • la zona in cui è classificato il punto (zona 1, 2, 3 o 4)
  • il livello di pericolosità associato
  • la mappa della classificazione sismica completa, scaricabile in formato pdf
  • i riferimenti normativi pertinenti, anch’essi  scaricabili in formato pdf

Perché scegliere UrbisMap per consultare la mappa delle zone sismiche

In un panorama ricco di fonti informative e portali tecnici, UrbisMap si distingue come uno degli strumenti più completi, intuitivi e aggiornati a disposizione di professionisti, cittadini e Pubbliche Amministrazioni.

Ma perché scegliere proprio UrbisMap per la consultazione delle zone sismiche?

1. Dati ufficiali e costantemente aggiornati

UrbisMap integra fonti istituzionali, regionali e nazionali, garantendo che le informazioni visualizzate siano sempre allineate alle più recenti normative e agli aggiornamenti della Protezione Civile.

La mappa viene monitorata e aggiornata periodicamente, offrendo un quadro affidabile del livello di pericolosità di ogni comune italiano. 

2. Interfaccia semplice, veloce e adatta a tutti

A differenza di altri geoportali, pensati esclusivamente per tecnici specializzati, UrbisMap offre un’interfaccia intuitiva, che consente sia a un tecnico sia a un privato cittadino di accedere ai dati desiderati con semplicità.

La navigazione tramite layers, la ricerca immediata dell’indirizzo e la visualizzazione ordinata dei dati rendono il processo rapido, semplice ed efficiente.

3. Integrazione con altri livelli informativi

Uno dei principali vantaggi di UrbisMap è la possibilità di combinare la classificazione sismica con altri strati informativi territoriali, come:

  • vincoli paesaggistici
  • piani regolatori e strumenti urbanistici
  • aree a rischio idrogeologico
  • mappe catastali
  • piani di protezione civile

Questa pluralità di informazioni in un’unica piattaforma permette analisi complete, precise e decisioni più consapevoli.

In sintesi, la mappa della classificazione sismica in Italia è uno strumento essenziale per la sicurezza e la pianificazione territoriale. Grazie a Geoportali come UrbisMap, la consultazione di questa mappa è resa semplice, veloce e accessibile a tutti, fornendo informazioni aggiornate e dettagliate a tutti .

Consulta subito la Mappa della Classificazione Sismica sul Geoportale!

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Mappa delle Aree Idonee e Zone di Accelerazione – GSE disponibile su UrbisMap

La Mappa delle Aree Idonee e Zone di accelerazione pubblicata dal GSE e disponibile sul Geoportale UrbisMap, rappresenta uno strumento fondamentale per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia, offrendo un quadro chiaro e accessibile delle aree più adatte alla realizzazione degli impianti, semplificando i processi autorizzativi e supportando la pianificazione territoriale delle Amministrazioni.

L’Italia, in linea con gli ambiziosi obiettivi derivanti dal Green Deal dell’Unione Europea, si trova nel mezzo di un percorso cruciale di transizione ecologica e decarbonizzazione.

Il Paese mira a coprire il 69% del fabbisogno energetico nazionale da fonti rinnovabili entro il 2030, con una potenza energetica installata di 131 GW, il che rappresenta un incremento di circa 74 GW rispetto al 2021.

L’obiettivo nazionale complessivo è quello di raggiungere 80 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili entro il 2030.

Nonostante gli sforzi, ad oggi l’Italia ha realizzato solo una piccola percentuale delle installazioni previste negli ultimi quattro anni, con ben 61, 4 GW ancora da completare per centrare il traguardo del 2030.

Tale lacuna è in parte attribuibile alle politiche regionali, che detengono un ruolo chiave nell’individuazione delle aree idonee per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Per accelerare questo processo e fornire un quadro più chiaro ad operatori e amministrazioni, il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) ha compiuto un passo fondamentale, pubblicando il 21 maggio 2025 la mappatura delle zone di accelerazione e la Piattaforma delle Aree Idonee. 

Questi strumenti sono stati sviluppati per supportare le Regioni e le Province Autonome nella pianificazione territoriale, individuando il potenziale nazionale e le aree disponibili per l’installazione di impianti a Fonti Energetiche Rinnovabili (FER). 

Aree Idonee e Zone di Accelerazione: di cosa si tratta?

La transizione energetica, per risultare efficace, deve saper coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo economico e sicurezza energetica. È proprio in questo contesto che le aree idonee e le zone di accelerazione assumono un’importanza strategica, ma di cosa si tratta?

Aree idonee

Con “aree idonee” ci riferiamo a quelle zone che risultano particolarmente adatte all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, come fotovoltaico, eolico, idroelettrico o biomasse. 

Sono definite come quelle aree in cui è previsto un iter accelerato e agevolato per la costruzione ed esercizio degli impianti a fonti rinnovabili e delle infrastrutture connesse. La disciplina per la loro individuazione è stata stabilita dal Decreto Ministeriale del 21 giugno 2024 del MASE, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 luglio 2024. L’obiettivo principale di questo decreto è fare chiarezza sui criteri per individuare i luoghi in cui sarà possibile costruire impianti eolici o fotovoltaici con procedure semplificate. Il decreto classifica le aree potenzialmente candidabili ad ospitare impianti a fonti rinnovabili in 4 categorie principali:

  1. Aree idonee: con iter accelerato e agevolato per la costruzione ed esercizio degli impianti a fonti rinnovabili e delle infrastrutture connesse.
  2. Aree non idonee: aree con caratteristiche incompatibili con l’installazione di questi impianti.
  3. Aree ordinarie: aree soggette a regimi autorizzativi ordinari.
  4. Aree agricole con divieto di fotovoltaico a terra: aree in cui l’installazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra è vietata per evitare il consumo di suolo, considerato un bene scarso e non rinnovabile.

Le aree idonee vengono identificate, quindi, con l’obiettivo di: 

– semplificare e accelerare le autorizzazioni;

– ridurre i conflitti con il paesaggio e le comunità locali;

– incentivare la localizzazione degli impianti in zone compatibili con le esigenze del territorio.

Esse rappresentano una sorta di “carta verde” per lo sviluppo delle rinnovabili: zone in cui l’investimento è più sicuro, le autorizzazioni sono più rapide e l’impatto ambientale è stato preventivamente valutato.

Zone di Accelerazione

Si tratta di aree specificamente individuate per facilitare e velocizzare ancora di più  l’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. In queste zone, l’installazione può avvenire secondo procedure autorizzative semplificate e agevolazioni. Le zone di accelerazione rientrano nel perimetro delle aree idonee e la loro mappatura è stata elaborata sulla base delle informazioni presenti sulla Piattaforma Aree Idonee.

Con il Decreto Legge Infrastrutture 2025 (n.73 del 21 maggio 2025) è stata aggiornata la definizione di zone di accelerazione, includendo anche le aree industriali che rientrano nella mappatura effettuata dal GSE. 

Lo scopo è quello di favorire un rapido sviluppo di impianti di energia rinnovabile nei prossimi anni, riducendo al minimo indispensabile i tempi burocratici.

Dove e come consultare la mappa delle aree idonee e zone di accelerazione GSE

La Mappa delle Aree Idonee e Zone di Accelerazione è consultabile direttamente online e gratuitamente sul Geoportale UrbisMap. 

Il webgis consente una consultazione semplice e veloce, intuitiva anche per coloro che non possiedono competenze tecniche o dimestichezza con portali istituzionali o con altri sistemi informativi territoriali. 

Ecco la guida, passo passo per consultare la Mappa delle Aree Idonee e Zone di Accelerazione sul webgis:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com ed effettua l’accesso al tuo account. Se non ne possiedi uno, registrati prima gratuitamente.

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale e, nella sezione “seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Aree Idonee e Zone di Accelerazione – GSE” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo del Geoportale.

3. Clicca ora, o ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno restituite tutte le informazioni relative al punto cliccato

L’importanza della mappa delle aree idonee e zone di accelerazione GSE

La Mappa delle Aree Idonee e delle Zone di Accelerazione è uno strumento fondamentale per il percorso di transizione energetica italiana per svariati motivi, tra cui:

Pianificazione efficiente del territorio: fornisce uno strumento concreto per decidere come e dove installare i nuovi impianti, evitando sovrapposizioni con aree protette, vincoli ambientali e zone residenziali.

Trasparenza e accessibilità: grazie alla pubblicazione della mappa su piattaforme come UrbisMap, chiunque, dai cittadini, alle Pubbliche Amministrazioni, può consultare i dati in modo chiaro, aggiornato, trasparente e autonomo.

Semplificazione amministrativa: le aree individuate dalla mappa godono di iter autorizzativi più rapidi, questo favorisce lo sviluppo delle rinnovabili e la riduzione di  molti ostacoli burocratici.

Supporto agli Enti: Comuni e Regioni possono utilizzare la mappa come base per l’elaborazione di piani territoriali e ambientali.

Incentivo per gli investimenti: chi vuole investire nel settore delle rinnovabili, grazie alla mappa può identificare in modo facile e immediato le zone con minori rischi e costi, contribuendo a una crescita più ordinata e sostenibile del settore.

In sintesi, la pubblicazione della Mappa delle Aree Idonee e Zone di Accelerazione – GSE rappresenta un passo decisivo per l’Italia nel percorso verso gli obiettivi di decarbonizzazione e la piena attuazione della transizione energetica.

L’accesso libero a questi dati attraverso strumenti come UrbisMap, garantisce trasparenza, partecipazione e una facile consultazione per tutti e permette di svolgere analisi approfondite e di contribuire attivamente alla realizzazione di un futuro energetico più sostenibile e integrato con il territorio. 

Consulta subito la Mappa delle Aree Idonee e Zone di Accelerazione – GSE sul Geoportale!

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Mappa delle Sorgenti Sismogenetiche: come consultarla su UrbisMap

L’Italia, con la sua complessa storia geologica e la sua attività sismica, ha da tempo riconosciuto la necessità di strumenti avanzati per comprendere e mitigare il rischio terremoti. 

In questo contesto la Mappa delle Sorgenti Sismogenetiche, o meglio ancora, il Database delle Sorgenti Sismogenetiche Italiane (DISS), si pone come uno strumento fondamentale, sviluppato e gestito dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L’elemento chiave di questa risorsa sono sicuramente le Singole Sorgenti Sismogenetiche (ISS), vediamo insieme di cosa si tratta, l’importanza di questa mappa e come consultarla gratuitamente su UrbisMap.

Cosa sono le Singole Sorgenti Sismogenetiche (ISS)?

Le Singole Sorgenti Sismogenetiche sono delle porzioni di crosta terrestre in cui esistono le condizioni geologiche per la generazione di terremoti. Esse sono concepite per descrivere in modo dettagliato le faglie responsabili di forti terremoti, sia quelli già accaduti che quelli che potrebbero verificarsi in futuro.

Nate da un prototipo del 1997, queste sorgenti sono definite e rappresentate in tre dimensioni all’interno della crosta terrestre, fornendo informazioni sia sulla loro geometria (come sono posizionate nello spazio) che sulla loro cinematica (come possono muoversi).

Il DISS si concentra esclusivamente su sorgenti ritenute capaci di generare terremoti con una Magnitudo Momento (Mw) superiore a 5.5. Questa soglia è stata scelta per due motivi principali:

– Una Mw 5.5 è generalmente considerata la magnitudo oltre la quale la faglia responsabile è sufficientemente grande da poter essere identificata con metodologie geologiche.

– In Italia, questa magnitudo è spesso il limite inferiore per causare danni significativi agli edifici, data la tipologia costruttiva prevalente.

Oltre alle ISS, il DISS include altre tipologie di sorgenti, in modo tale da fornire un quadro più completo della sismogenesi italiana:

  • Sorgenti Sismogenetiche Composite (CSS): descrivono sistemi di faglia estesi con un livello di dettaglio minore, pensate per dataset esaustivi di sorgenti potenziali. sono utilizzate per modelli probabilistici di pericolosità sismica.
  • Sorgenti Dibattute (DSS): aree attorno a faglie attive proposte in letteratura, ma non sufficientemente documentate oppure oggetto di opinioni contrastanti.
  • Zone di Subduzione (SD): rappresentazioni semplificate delle interfacce di subduzione, responsabili di terremoti in tali aree.

Il DISS viene continuamente aggiornato, l’ultima versione disponibile è la 3.3.1 pubblicata a maggio 2025, che ha introdotto una nuova singola sorgente sismogenetica legata al terremoto di Mw 5.5 nel Mar Adriatico del 2022, nuove sorgenti composite e miglioramenti ai parametri delle sorgenti esistenti.

A chi è utile la Mappa delle Sorgenti Sismogenetiche?

La mappa del DISS è uno strumento essenziale per un’ampia gamma di utenti, come:

Ricercatori: il DISS ha come obiettivo principale l’individuazione delle strutture che generano terremoti e la stima del loro potenziale, è dunque un punto di riferimento per la ricerca scientifica, i modelli geodinamici e l’analisi delle relazioni spaziali tra le faglie. 

Professionisti e istituzioni: le informazioni del DISS sono alla base dei codici per il calcolo della pericolosità sismica e sono utilizzate per studi di scenario. La versione 3.2.1, ad esempio, è stata utilizzata come uno dei dati di ingresso per la Mappa della Pericolosità Sismica Nazionale.

Pianificatori territoriali e urbanisti: queste informazioni sono utilissime per decidere, per esempio, dove è più sicuro costruire e per orientare lo sviluppo urbano in zone meno esposte al rischio sismico. Il database, infatti, supporta la pianificazione territoriale e le decisioni volte a ridurre i rischi naturali legati ai terremoti.

Dove e come consultare la Mappa delle Singole Sorgenti Sismogenetiche

La Mappa delle Singole Sorgenti Sismogenetiche è consultabile direttamente online e gratuitamente sul Geoportale UrbisMap. Il webgis consente una consultazione semplice e veloce, intuitiva anche per coloro che non hanno dimestichezza con portali istituzionali o con altri sistemi informativi territoriali.

Segui questi semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com ed effettua l’accesso al tuo account. Se non ne possiedi uno, registrati prima gratuitamente.

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale e, nella sezione “seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Mappa delle Singole Sorgenti Sismogenetiche” per visualizzarla in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale.

mappa delle sorgenti sismogenetiche su urbismap

3. Clicca ora, o ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno restituite tutte le informazioni relative al punto cliccato.

informazioni mappa delle sorgenti sismogenetiche: urbismap

Per ciascuna ISS viene fornita un’ampia gamma di parametri georeferenziati e spaziali, tra cui:

Informazioni geometriche: latitudine, longitudine, lunghezza e larghezza del piano di faglia, profondità massima e minima (top depth, bottom depth), orientazione (strike) e inclinazione (dip) della faglia.

Informazioni cinematiche: direzione del movimento (rake), spostamento per evento (slip per event) e velocità di scorrimento media annua (slip rate).

Magnitudo e ricorrenza: la magnitudo del terremoto associato e la massima magnitudo credibile (Mw), oltre all’intervallo di ricorrenza stimato. 

Per un quadro informativo completo sulla situazione sismica italiana, UrbisMap mette a disposizione anche la mappa della classificazione sismica, consultabile sempre gratuitamente sul Geoportale.

In sintesi, la Mappa delle Singole Sorgenti Sismogenetiche rappresenta uno degli strumenti più importanti e completi per comprendere la distribuzione del rischio sismico in Italia. Grazie alla sua integrazione in piattaforme facilmente accessibili e intuitive come UrbisMap, oggi è possibile per professionisti, ricercatori, tecnici e per chiunque sia interessato,  consultare con semplicità informazioni fondamentali per la valutazione del pericolo sismico e per una pianificazione territoriale più consapevole e sicura.

Consulta subito la Mappa delle Singole Sorgenti Sismogenetiche sul Geoportale!

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Classificazione sismica Italia: mappa disponibile su UrbisMap

L’Italia, situata in un’area geologica complessa, è un territorio interamente sismico, il che significa che tutti i comuni italiani possono potenzialmente subire danni da terremoti.

Per gestire e mitigare gli effetti dei terremoti, è stata creata una mappa suddivisa in zone, ciascuna basata sull’intensità e la frequenza dei terremoti passati.

La classificazione sismica dell’Italia, diventata quindi uno strumento cruciale, prevede di suddividere il territorio italiano in aree caratterizzate dal medesimo rischio sismico. Questo aspetto è molto importante in quanto permette di applicare in ciascuna zona le norme costruttive antisismiche opportune, in modo da ridurre il rischio sismico e avere edifici in grado di resistere ai terremoti. 

La legislazione antisismica italiana, infatti, allineata alle più moderne normative internazionali, prescrive che un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare quelli più forti, salvaguardando innanzitutto le vite umane.

Conoscere la classificazione sismica del proprio comune è quindi fondamentale per sapere quali norme adottare per le costruzioni, a chi fare riferimento e quali misure sono previste in caso di emergenza. Questa suddivisione permette inoltre di valutare gli aspetti strutturali di un edificio, il suo adeguamento sismico e di accedere ad agevolazioni fiscali come il Sismabonus (accessibile alle attività situate nelle zone 1, 2 e 3, e quindi quelle con un rischio maggiore).

Il rischio sismico complessivo viene determinato in base alla combinazione di 3 fattori chiave: 

  1. Pericolosità sismica: data dalla frequenza e dalla forza dei terremoti che interessano un dato territorio. L’Italia ha una pericolosità sismica medio-alta in termini di frequenza e intensità dei fenomeni.
  2. Vulnerabilità sismica: si tratta della propensione di una struttura a subire un danno a fronte di un evento sismico. L’Italia ha un patrimonio edilizio ad elevata vulnerabilità sismica, in gran parte dovuto alla “vecchiaia” delle costruzioni, costruite per la maggior parte (circa il 60%) prima del 1971.
  3. Esposizione: si riferisce alla possibilità di subire danni socio-economici, come la perdita di vite umane o danni al patrimonio culturale, a causa di un terremoto. L’Italia ha un’esposizione altissima a causa della densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo.

È proprio la combinazione di questi fattori a rendere l’Italia un territorio ad elevato rischio sismico.

L’evoluzione della classificazione sismica in Italia

La classificazione sismica del territorio italiano ha subito diverse evoluzioni e variazioni nel corso del tempo, il primo tentativo di classificazione sismica risale agli anni ‘10 e ‘20 del secolo scorso, dopo i devastanti terremoti di Messina del 1908 e di Avezzano del 1915. Inizialmente, le zone sismiche venivano dichiarate semplicemente “inseguendo i terremoti”, ovvero venivano classificate come sismiche solo dopo essere state colpite da eventi. 

Dal 1981  il territorio italiano fu classificato invece in 3 categorie sismiche dalla pericolosità decrescente, che mappava però solo 2965 comuni italiani su 8102 (circa il 45% della superficie nazionale). 

La classificazione necessitava dunque di essere revisionata e migliorata.

Nel 2003, con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003, emanata in seguito al terremoto del Molise del 2002, è stata aggiornata la classificazione, basata ora su studi più recenti di pericolosità sismica.

Con questo provvedimento, tutti i comuni italiani sono stati classificati in 4 categorie principali, sempre a pericolosità decrescente:

Zona 1: sismicità alta, è la zona più pericolosa e la probabilità che capiti un forte terremoto è alta.

Zona 2: sismicità medio-alta, nei comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti.

Zona 3: sismicità medio-bassa, i comuni classificati in questa zona possono essere interessati da scuotimenti modesti.

Zona 4: sismicità bassa, è la meno pericolosa, nei comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono molto basse. La Sardegna, per esempio, è quasi interamente classificata in Zona 4.

L’importanza della mappa della classificazione sismica

La mappa della classificazione sismica ha un’importanza rilevante per diverse ragioni:

–  Sicurezza delle strutture: consente di progettare edifici e infrastrutture in grado di resistere agli eventi sismici previsti per la zona in cui si trovano.

–  Pianificazione urbanistica: la mappa della classificazione sismica è uno strumento indispensabile per i Comuni e le Pubbliche Amministrazioni che devono pianificare lo sviluppo urbano e la gestione del territorio in modo sicuro e sostenibile.

Prevenzione e protezione civile: la conoscenza del rischio sismico è alla base delle attività di prevenzione e gestione delle emergenze, permettendo di minimizzare i danni in caso di terremoti.

–  Valutazione del rischio: la conoscenza della classificazione sismica permette a cittadini e imprese di essere consapevoli e informati sul rischio al quale sono esposti e prendere decisioni consapevoli su eventuali interventi di adeguamento o miglioramento sismico.

Come e dove consultare la mappa della classificazione sismica: UrbisMap 

 Il Geoportale UrbisMap permette di consultare la mappa della classificazione sismica di tutto il territorio italiano in maniera semplice e gratuita, anche per chi non ha dimestichezza con portali istituzionali o con altri sistemi informativi territoriali.

Segui questi semplici passaggi: 

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com ed effettua l’accesso al tuo account. Se non ne possiedi uno, registrati prima gratuitamente.

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e nella sezione “seleziona il piano da applicare alla mappa” cerca la voce “classificazione sismica” per visualizzare la mappa della classificazione sismica in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale.

3. Clicca ora, o ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno restituite tutte le informazioni sul punto cliccato, tra cui:

  • la zona in cui è classificato 
  • il livello di pericolosità
  • la mappa della classificazione sismica completa, scaricabile in formato pdf
  • la data dell’ultimo aggiornamento della mappa
  • i riferimenti normativi, scaricabili sempre in formato pdf

In linea generale, come possiamo notare dalla mappa, le aree maggiormente a rischio sono quelle lungo l’Appennino centro-meridionale, la Calabria, l’Abruzzo, alcune parti della Sicilia e del Friuli Venezia Giulia. Molto più bassa, invece, la pericolosità in regioni come la Sardegna e in buona parte della Puglia, del Piemonte e del Trentino Alto Adige.

Ricordiamo però che non esistono zone a rischio zero, pertanto anche le aree a bassa intensità sismica, indicate con il colore grigio nella mappa, non sono totalmente immuni ai sismi.

Esiste inoltre la possibilità che, negli anni, determinate regioni vengano classificate in modo diverso a causa di eventi sismici. Ad esempio, una delle ultime zone aggiornate è il Veneto, che nel 2021 è stata classificata in una zona differente tramite delibera della Giunta Regionale. 

Esempi di utilizzo della mappa sismica

La modalità di consultazione della mappa della classificazione sismica su UrbisMap, risulta essere particolarmente utile per i professionisti del settore  edilizio e urbanistico, ma anche per tutti i cittadini che vogliono informarsi sul livello di rischio della propria abitazione o di un’area specifica.

Vediamo insieme alcune casistiche di utilizzo e consultazione della mappa:

Progettazione di nuovi edifici

Per un professionista, come un ingegnere o un architetto, che deve progettare nuovi edifici, la consultazione della mappa della classificazione sismica è uno dei primissimi passaggi. La normativa italiana sulle costruzioni (NTC 2018) impone infatti che le strutture vengano progettate per resistere ai terremoti compatibili con  la pericolosità della zona. 

Su UrbisMap il professionista può individuare in pochi minuti e con precisione la zona sismica dell’area interessata e applicare i parametri di calcolo sismico corretti, garantendo la sicurezza e la conformità alla normativa vigente. 

In aggiunta, UrbisMap consente di contestualizzare la mappa sismica con altri dati urbanistici e normativi, permettendo una progettazione integrata e completa e precisa.

Adeguamento sismico di edifici esistenti

Gli edifici costruiti prima dell’entrata in vigore delle normative antisismiche più recenti, presentano non di rado vulnerabilità nella struttura. 

Per pianificare eventuali interventi di miglioramento o adeguamento sismico, i tecnici o gli amministratori incaricati della gestione degli edifici esistenti, hanno quindi la necessità di valutare il rischio sismico. 

Grazie a UrbisMap sono in grado di reperire queste informazioni in poco tempo, cercando la zona sismica in cui ricade l’immobile, infatti, possono valutare se è prioritario realizzare interventi strutturali, come l’installazione di dissipatori di energia o il rinforzo delle strutture portanti. 

La possibilità di accedere alla mappa della classificazione sismica in modo semplice, veloce e gratuito aiuta a sensibilizzare i condomini e agevolare le decisioni collettive, anche quando si tratta di investimenti impegnativi come l’adeguamento sismico.

Acquisto di un immobile o di un terreno

Chiunque sia interessato all’acquisto di un immobile, di un terreno o un edificio commerciale, dovrebbe informarsi non solo sullo stato attuale di conservazione e sulla regolarità urbanistica, ma anche riguardo il rischio sismico della zona.

Con UrbisMap, un potenziale acquirente può ottenere in pochi clic la classificazione sismica dell’area, semplicemente inserendo l’indirizzo dell’immobile.

Reperire questa informazione è essenziale per comprendere eventuali costi futuri legati alla messa in sicurezza dell’edificio. Per esempio, acquistare una casa che rientra nella Zona 1, e quindi ad alta intensità sismica, implica valutare la necessità di interventi di adeguamento sismico per garantire la sicurezza e ridurre il rischio di danni in caso di terremoto.

Allo stesso tempo, la consapevolezza del rischio può sicuramente incidere sulla decisione di acquisto dell’immobile.

In sintesi, la mappa della classificazione sismica in Italia è uno strumento importantissimo per la sicurezza delle costruzioni e per la pianificazione territoriale. 

Grazie a strumenti come UrbisMap, la consultazione di questa mappa è resa semplice, veloce e alla portata di tutti.

Utilizzare UrbisMap permette di ottenere informazioni sempre aggiornate e dettagliate, agevolando il lavoro di professionisti del settore e rendendo i cittadini più consapevoli e informati sui rischi sismici del territorio italiano. 

Consulta subito la Mappa della Classificazione Sismica sul Geoportale!

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