Archivio per categoria: Energie rinnovabili

Agrivoltaico: come valutare se un terreno agricolo è davvero idoneo

Nel corso degli ultimi anni l’agrivoltaico è diventato uno dei temi più discussi nel mondo delle energie rinnovabili in Italia. Non si tratta solo di una tecnologia energetica, ma di un cambio di paradigma: la possibilità di far coesistere la produzione di energia solare con l’attività agricola sullo stesso terreno.

Con gli ambiziosi obiettivi del PNRR, che mira all’installazione di circa 1,5 GW di sistemi agrivoltaici entro il 2030, il settore sta vivendo un’accelerazione senza precedenti.

Tuttavia, tra l’entusiasmo degli investitori e la realtà del territorio vi è una sfida complessa: non tutti i terreni agricoli sono davvero idonei a ospitare un impianto agrivoltaico.

Le recenti riforme, in particolare il D.L. 63/2024 e la Legge 4/2026, hanno introdotto regole ferree per proteggere il suolo agricolo, rendendo la fase di analisi preliminare il momento più critico per il successo di un progetto.

Nell’articolo di oggi vedremo insieme cos’è l’agrivoltaico, quali sono le normative e come strumenti come UrbisMap possono trasformare un’analisi complessa in un processo rapido e affidabile.

Cos’è l’agrivoltaico e perché è diverso dal fotovoltaico a terra

A differenza del fotovoltaico tradizionale, che spesso comporta il consumo di suolo e la cessazione delle attività agricole, l’agrivoltaico è un sistema ibrido.

I pannelli fotovoltaici vengono montati ad un’altezza tale da consentire le pratiche di coltivazione convenzionali o l’allevamento nel terreno sottostante.

Classificazioni e tipologie

Secondo le linee guida ministeriali e le definizioni di settore, possiamo distinguere diverse configurazioni:

Agrivoltaico semplice: un sistema che preserva la continuità agricola ma con soluzioni strutturali meno spinte.

Agrivoltaico avanzato: sistemi che adottano soluzioni innovative con moduli elevati da terra e, spesso, inseguitori solari (tracker) per ottimizzare sia la resa energetica che l’irraggiamento delle colture.

Sistemi verticali: pannelli bifacciali montati verticalmente che permettono il passaggio agevole dei mezzi agricoli tra i filari.

L’obiettivo primario è la sinergia: l’ombreggiamento dei pannelli può ridurre il fabbisogno idrico delle piante (fino al 20-40%), proteggerle da agenti atmosferici estremi come la grandine e migliorare la resilienza climatica dei suoli.

Il quadro normativo 2024-2026: la svolta delle aree idonee

Il panorama legislativo dell’agrivoltaico è cambiato radicalmente con la Legge n.4 del 15 gennaio 2026.

Questa norma ha ridefinito il concetto di aree idonee, introducendo il principio di “idoneità ex lege” per accelerare gli iter autorizzativi in determinati siti, come cave dismesse industriali e zone adiacenti alle autostrade.

Il blocco del fotovoltaico a terra “tradizionale”

Uno dei punti cardine della nuova normativa è il divieto quasi totale di installare impianti fotovoltaici a terra tradizionali in zone agricole. Attualmente, l’installazione su suolo agricolo è permessa solo per:

– Comunità energetiche rinnovabili (CER).

– Progetti legati al PNRR e al PNC.

– Impianti agrivoltaici avanzati (elevati), a patto che non compromettano l’attività agricola.

Il requisito dell’80% PLV

Per gli impianti agrivoltaici avanzati, la legge richiede una dichiarazione asseverata che attesti il mantenimento di almeno l’80% della produzione lorda vendibile (PLV) agricola rispetto alla media storica.

Ciò significa che l’agricoltura non deve essere un’attività di facciata, ma deve restare la funzione prevalente del terreno.

Perché molti progetti agrivoltaici falliscono prematuramente? 

Molti sviluppatori e tecnici commettono l’errore di valutare i terreni basandosi solo su criteri superficiali come la disponibilità dell’area, l’esposizione solare o la vicinanza a una cabina elettrica.

Tuttavia, il rischio di scontrarsi poi con vincoli non trascurabili nelle fasi avanzate è altissimo, portando a sprechi di tempo e risorse.

Le criticità più comuni includono:

– Vincoli paesaggistici e ambientali non rilevati subito.

– Destinazioni urbanistiche locali che limitano specifici tipi di installazione.

– Difficoltà logistiche e morfologiche (pendenze concessive o accessi stradali inadeguati).

Quello che tende a mancare, dunque, è una verifica più approfondita del contesto.

Il risultato è che molti progetti, inizialmente promettenti, si arenano quando emergono criticità che si sarebbero potute individuare fin dall’inizio.

Questo comporta rallentamenti, aumento dei costi e, in alcuni casi, l’abbandono dell’iniziativa.

Come valutare l’idoneità di un terreno per l’agrivoltaico in 4 step con UrbisMap

Per ridurre i rischi, è necessario un approccio sistematico. Il Geoportale UrbisMap si pone come la soluzione ideale per velocizzare queste analisi preliminari.

1. Verifica della destinazione urbanistica

Il primo vero passo è comprendere cosa si può fare su quel terreno dal punto di vista urbanistico.

Non basta sapere che un terreno è agricolo, ogni Comune ha un suo piano urbanistico che definisce sottozone con regole specifiche che possono prevedere limitazioni o divieti per alcune tipologie di intervento.

Tramite UrbisMap è possibile interrogare la mappa e visualizzare istantaneamente le norme tecniche locali, capendo immediatamente se l’area permette l’agrivoltaico o se esistono divieti specifici.

2. Analisi dei vincoli paesaggistici e ambientali

Questo spesso è il “collo di bottiglia” dei progetti.

Un terreno può trovarsi all’interno di aree protette, fasce di rispetto idrogeologico o zone tutelate dal SITAP. 

UrbisMap permette di sovrapporre diversi livelli informativi, come i layer dei vincoli nazionali e regionali direttamente sulla mappa catastale, offrendo un quadro chiaro di eventuali restrizioni paesaggistiche che potrebbero bloccare l’iter autorizzativo.

3. Valutazione morfologica e fisica

La pendenza e l’esposizione sono vitali.

Un terreno troppo inclinato aumenta i costi di installazione e complica l’integrazione con i mezzi agricoli.

Le ortofoto ad alta risoluzione disponibili su UrbisMap consentono di valutare la conformazione del suolo e la presenza di ostacoli fisici senza dover necessariamente effettuare un sopralluogo immediato.

4. Logistica e connessione

L’accessibilità stradale e la vicinanza alle infrastrutture elettriche sono determinanti per la sostenibilità economica.

Attraverso gli strumenti di misurazione di UrbisMap, i tecnici possono calcolare distanze e verificare la viabilità circostante in pochi clic direttamente dalla mappa.

UrbisMap: il partner strategico per l’agrivoltaico

Uno dei principali limiti delle analisi preliminari è il tempo necessario per raccogliere e interpretare tutte le informazioni. Senza strumenti adeguati, il rischio è quello di dover consultare fonti diverse, con un notevole dispendio di energie e tempo.

Per questo motivo sta diventando sempre più importante adottare soluzioni che permettano di centralizzare i dati e semplificare il processo.

In un mercato competitivo come quello dell’agrivoltaico, UrbisMap rappresenta il partner strategico ideale, offrendo strumenti professionali che trasformano giorni di ricerca manuale in pochi minuti di analisi digitale.

Tra i principali vantaggi di UrbisMap troviamo:

1. Centralizzazione dei dati territoriali (comunali, regionali e nazionali) in un’unica piattaforma in cloud.

2. Riduzione significativa di errori di interpretazione normativa, fornendo un accesso diretto alle visure e ai report di destinazione urbanistica.

3. Supporto concreto alla progettazione, in particolare grazie agli strumenti Premium, tramite i quali i professionisti possono svolgere a distanza direttamente su mappa attività come la misurazione di superfici, distanze e aree per impianti. 

In sintesi, adottare un metodo strutturato per la scelta del terreno, supportato da dati territoriali certi come quelli di UrbisMap, è una scelta strategica fondamentale per ogni professionista del settore energetico.

Vuoi verificare subito l’idoneità di un terreno per un progetto agrivoltaico? Esplora le funzioni di UrbisMap e scopri come semplificare la tua attività professionale.

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Come verificare l’idoneità di un edificio per il fotovoltaico prima di fare domanda a un bando

I bandi per il fotovoltaico rappresentano un’opportunità straordinaria per imprese, installatori e sviluppatori.

Con contributi che possono arrivare fino al 65% a fondo perduto, un numero sempre più crescente di aziende sta valutando l’installazione di impianti fotovoltaici su coperture esistenti o aree di proprietà.

Esiste però un problema che viene spesso sottovalutato e che può compromettere l’intero processo: l’idoneità di un edificio per il fotovoltaico. Non tutti gli edifici sono infatti idonei per l’installazione di un impianto fotovoltaico dal punto di vista urbanistico, normativo e territoriale.

Presentare una domanda di contributo senza aver verificato preventivamente questi aspetti può portare a: 

  • rigetto della domanda
  • perdita di tempo e risorse
  • ritardi nello sviluppo del progetto
  • costi tecnici non recuperabili

Nell’articolo di oggi vedremo come verificare correttamente l’idoneità di un edificio per il fotovoltaico prima di partecipare a un bando, quali sono i fattori principali da analizzare e come strumenti come UrbisMap possono semplificare radicalmente questa operazione.

Perché la verifica preliminare è fondamentale prima di partecipare a un bando

Presentare una domanda di contributo senza aver verificato i vincoli e la conformità dell’area è un rischio che nessun professionista dovrebbe correre.

La maggior parte dei bandi richiede esplicitamente che l’intervento sia realizzabile nel pieno rispetto degli strumenti urbanistici locali e dei vincoli sovraordinati.

Ignorare questa fase espone a pericoli concreti, tra cui:

– Rigetto immediato della domanda per mancanza di requisiti soggettivi o oggettivi.

– Perdita di tempo e risorse preziose in fase di progettazione.

– Costi tecnici non recuperabili, come oneri per perizie e consulenze su progetti irrealizzabili.

– Blocchi in fase autorizzativa, anche qualora il contributo sia stato inizialmente approvato.

Quindi, per esempio, per le imprese che puntano all’autoconsumo, per i progettisti e per le ESCo (Energy Service Companies), la verifica preliminare non è solo una buona pratica, ma un elemento essenziale e strategico per garantire la fattibilità dell’investimento e di concentrarsi solo su edifici realmente idonei.

I 5 fattori principali da verificare per valutare l’idoneità di un edificio per il fotovoltaico

Per determinare se un edificio o un terreno è realmente idoneo, è necessario incrociare diversi livelli di informazione geografica e normativa.

Ecco i principali aspetti da monitorare:

1. Vincoli paesaggistici e tutela del territorio

Questo è forse il fattore più critico. Molte aree in Italia, come la Sardegna, sono soggette a tutele che possono limitare o vietare l’installazione di pannelli visibili.

Gli edifici situati in aree soggette a vincolo possono richiedere autorizzazioni aggiuntive, procedure più lunghe, limitazioni tecniche, oppure possono non essere direttamente idonei.

UrbisMap permette di consultare rapidamente i vincoli per capire immediatamente se l’area è tutelata.

2. Destinazione urbanistica e zone omogenee

Ogni immobile ricade in una specifica zona definita dal Piano Regolatore Generale (PRG) o dal Piano Urbanistico Comunale (PUC). Che si tratti di zone industriali, agricole, artigianali o residenziali, le NTA dettano le regole per l’installazione degli impianti.

Verificare la zonizzazione è essenziale: un impianto di grandi dimensioni potrebbe essere compatibile con una zona industriale ma vietato, o limitato, in un centro storico o in una zona agricola di pregio.

3. Vincoli territoriali, ambientali o idrogeologici

Oltre al paesaggio bisogna prendere in considerazione la sicurezza del territorio.

Vincoli archeologici, aree protette (come possono essere i siti Ramsar o le zone IBA) e, soprattutto, il rischio idrogeologico, sono tutti fattori che devono essere presi in esame.

4. Conformità edilizia e stato legittimo

Un impianto fotovoltaico può essere autorizzato o incentivato solo se l’edificio ospitante è regolare.

La presenza di abusi edilizi, difformità o incongruenze catastali può bloccare l’accesso ai fondi. 

Attraverso l’uso di ortofoto storiche e aerofotogrammetrie disponibili su UrbisMap, i tecnici possono ricostruire la storia dell’immobile e verificarne lo stato legittimo.

5. Compatibilità specifica con i requisiti del bando

Ciascun bando ha regole proprie: alcuni escludono determinate aree, altri richiedono l’installazione solo su edifici esistenti o vietano il consumo di suolo agricolo.

Una verifica incrociata tra i requisiti del bando e la realtà territoriale è l’unico modo per non sprecare l’istanza.

Il limite dei metodi tradizionali: la “fatica del dato”

Effettuare queste verifiche in modo tradizionale è spesso un’impresa titanica.  

I professionisti si trovano a dover consultare decine di portali diversi, spesso non aggiornati o di difficile navigazione: il geoportale regionale per i vincoli, l’albo pretorio comunale per le varianti urbanistiche, il sito dell’Agenzia delle Entrate per i dati catastali e così via.

Questa frammentazione genera quella che definiamo la “fatica del dato”: ore o giorni spesi a cercare informazioni che dovrebbero essere immediate.

Per chi gestisce anche decine di potenziali siti, questo processo diventa un collo di bottiglia che riduce drasticamente l’efficienza operativa e aumenta il rischio di errore umano.

Come UrbisMap rivoluziona la fase di analisi preliminare

UrbisMap nasce con l’obiettivo di abbattere queste barriere, centralizzando tutte le informazioni territoriali, urbanistiche e catastali in un unico Geoportale nazionale in cloud. 

La piattaforma permette di interrogare la mappa in pochi clic per ottenere un quadro completo e aggiornato della situazione di qualsiasi immobile in Italia.

I vantaggi dell’utilizzo di UrbisMap per il fotovoltaico

Utilizzare UrbisMap prima di presentare una domanda di contributo offre vantaggi concreti, tra cui:

1. Riduzione del rischio di rigetto della domanda

Verificando preventivamente la compatibilità urbanistica, è possibile scartare subito i siti non idonei e concentrarsi su quelli certi.

2. Risparmio di tempo

Le verifiche che normalmente richiedono ore possono essere completate in pochi minuti, accelerando significativamente il processo di selezione dei siti.

3. Migliore pianificazione dei progetti

Installatori e progettisti possono concentrarsi solo su progetti realmente fattibili

4. Centralizzazione e maggiore efficienza operativa

In un’unica piattaforma è possibile visualizzare e sovrapporre i dati catastali con i vincoli paesaggistici, il rischio idrogeologico e le destinazioni d’uso del piano urbanistico locale.

5. Supporto alla preparazione della documentazione

Le informazioni ottenute possono essere utilizzate per supportare la preparazione della documentazione tecnica richiesta dai bandi.

Quando effettuare la verifica di idoneità?

Per massimizzare l’efficienza, la verifica urbanistica dovrebbe essere effettuata nelle fasi embrionali del progetto, precisamente:

– Prima di redigere un preventivo, per evitare di impegnarsi su progetti irrealizzabili.

– Prima del sopralluogo tecnico, per arrivare sul posto già consapevoli dei vincoli presenti.

– Prima di avviare la progettazione esecutiva, per conformare l’impianto alle prescrizioni delle norme locali.

– Prima di inviare la domanda di bando, come controllo finale di coerenza. 

Questo consente di evitare investimenti di tempo e risorse su progetti non realizzabili.

Un approccio più efficiente allo sviluppo del fotovoltaico

Il successo di un progetto fotovoltaico passa anche attraverso la corretta selezione dei siti. La verifica preliminare della fattibilità urbanistica e territoriale rappresenta uno dei passaggi più importanti e spesso più sottovalutati . Grazie a strumenti come UrbisMap questo processo può essere reso più veloce, più semplice e più affidabile.

Questo consente a imprese, installatori, progettisti di ridurre i rischi, aumentare l’efficienza e massimizzare le opportunità offerte dai bandi per il fotovoltaico.

In sintesi, la corsa agli incentivi per il fotovoltaico non deve far dimenticare l’importanza della conformità normativa.

Verificare l’idoneità urbanistica e territoriale di un edificio è il pilastro su cui poggia la solidità di ogni investimento nelle energie rinnovabili.

UrbisMap si conferma uno strumento indispensabile per semplificare questa complessità, offrendo a tecnici e imprese una visione chiara, immediata e integrata di tutto il territorio nazionale.

Scegli UrbisMap come tuo alleato strategico, ti aspettiamo sul Geoportale!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Fotovoltaico e vincoli territoriali: dove non si può installare e perché

Negli ultimi anni il fotovoltaico è diventato uno dei pilastri della transizione energetica italiana.

Quando si parla di fotovoltaico e vincoli territoriali, però, emerge subito una delle principali criticità che sviluppatori, tecnici e investitori devono affrontare nelle fasi iniziali di progetto.

Impianti su tetto, a terra, agrivoltaici o integrati nel tessuto urbano stanno crescendo rapidamente, spinti da obiettivi europei, investimenti privati e da una maggiore sensibilità ambientale.

Tuttavia, chi opera nel settore (come studi tecnici, investitori o pubbliche amministrazioni) sa bene che non basta solamente individuare un terreno libero o un’area soleggiata per realizzare un impianto fotovoltaico.

Uno degli ostacoli più sottovalutati, soprattutto nelle fasi iniziali di progetto, è rappresentato dai vincoli territoriali, elementi che possono rallentare, modificare o addirittura bloccare un progetto prima ancora che entri nel vivo dell’iter autorizzativo.

In questo articolo analizziamo dove non si può installare il fotovoltaico, perché esistono queste limitazioni e come un’analisi territoriale preliminare, supportata da strumenti come UrbisMap, può fare la differenza tra un progetto fattibile e uno destinato a fermarsi.

Vincoli territoriali: cosa si intende?

Con l’espressione “vincoli territoriali” si fa riferimento a un insieme di limitazioni normative, ambientali e urbanistiche che regolano l’uso del suolo.

Questi vincoli non nascono per ostacolare le rinnovabili, ma con l’obiettivo di tutelare valori considerati di interesse pubblico, come il paesaggio, il patrimonio culturale, la sicurezza idrogeologica o l’equilibrio ambientale.

Nell’ambito del fotovoltaico, ignorare questi aspetti significa esporsi a:

  • dinieghi autorizzativi
  • richieste di integrazione e modifiche progettuali
  • allungamento dei tempi di sviluppo
  • aumento dei costi

Vediamo quindi insieme in quali categorie di aree l’installazione di impianti fotovoltaici è vietata o fortemente limitata.

Aree sottoposte a vincolo paesaggistico

Il vincolo paesaggistico, disciplinato dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) è tra i più complessi da gestire. Esso tutela aree di particolare pregio come coste, fasce litoranee, aree montane e territori di interesse storico.

In queste zone, il fotovoltaico non è sempre vietato in modo assoluto, ma l’autorizzazione è subordinata a una valutazione paesaggistica che spesso porta a esiti negativi, soprattutto per impianti di grandi dimensioni.

Aree con vincoli archeologici e culturali

Un’altra categoria critica è quella dei vincoli archeologici, che possono essere diretti (siti archeologici noti), o indiretti (aree limitrofe con potenziale interesse).

In Italia, dove il territorio è ricco di testimonianze storiche, questo tipo di vincolo è largamente diffuso e spesso rappresenta una vera incognita per chi decide di installare un impianto fotovoltaico a terra. 

Un impianto fotovoltaico a terra, infatti, comporta scavi, movimentazione del suolo e opere accessorie, tutti elementi che possono entrare in conflitto con la tutela archeologica.

Anche in assenza di un divieto esplicito, il rischio di prescrizioni onerose o di blocchi in corso d’opera è molto elevato.

Aree a rischio idrogeologico

Le aree soggette a rischio idrogeologico (frane, alluvioni, esondazioni) sono un altro esempio di territori in cui il fotovoltaico incontra grosse limitazioni.

Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) classifica il territorio in base a diversi livelli di rischio e nelle zone a pericolosità elevata o molto elevata, l’installazione di nuovi impianti è spesso vietata o consentita solo a condizioni molto restrittive.

Agrivoltaico e aree agricole: quali sono idonee e quali no?

Contrariamente a quanto molti pensano, non tutte le aree agricole sono automaticamente idonee all’installazione di un impianto fotovoltaico.

Negli ultimi anni molte regioni e comuni hanno introdotto limitazioni specifiche per tutelare il suolo agricolo e contenere il consumo di territorio.

Anche se l’agrivoltaico rappresenta una sintesi promettente tra produzione energetica e agricoltura, i regolamenti locali possono imporre restrizioni basate sui Piani Urbanistici Comunali. 

Fotovoltaico e vincoli territoriali: il ruolo dei regolamenti locali

Uno degli aspetti più frustranti per i professionisti è la disomogeneità normativa a livello locale. Due comuni limitrofi possono avere approcci completamente diversi al fotovoltaico: uno favorevole e proattivo, l’altro fortemente restrittivo. 

Regolamenti edilizi, PRG, PGT o PSC possono introdurre limiti specifici che non emergono dalla normativa nazionale o regionale. Questo rende indispensabile una lettura puntuale e completa del contesto territoriale prima ancora di avviare il progetto.

UrbisMap: la soluzione per l’analisi preventiva

Per superare queste criticità, l’adozione di un sistema informativo territoriale avanzato come UrbisMap, che aggrega piani urbanistici, vincoli, normative e dati catastali di tutta Italia, è fondamentale.

UrbisMap ottimizza lo sviluppo di un progetto fotovoltaico e consente di visualizzare e incrociare diversi dati:

  • vincoli paesaggistici;
  • tutele ambientali e archeologiche;
  • destinazioni urbanistiche;
  • rischi idrogeologici;
  • limiti comunali e regolamenti locali.

Tutto su un’unica piattaforma online, facilmente consultabile, che permette di capire immediatamente dove un progetto fotovoltaico è fattibile e dove no.

Questo permette di prendere decisioni più rapide e ragionate, ridurre l’incertezza e il rischio di eventuali blocchi. 

In sintesi, il fotovoltaico è una risorsa fondamentale per il futuro energetico, ma il suo sviluppo non può prescindere da una conoscenza approfondita del territorio.

Sapere dove non si può installare è spesso più importante che individuare dove si può. 

All’interno di un panorama normativo complesso e in continua evoluzione, come quello italiano, strumenti come UrbisMap trasformano la complessità dei dati territoriali in un vantaggio competitivo, evitando errori “costosi” e costruendo progetti solidi dalla base.

Effettua subito la tua analisi territoriale preliminare, ti aspettiamo sul Geoportale!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Mappa delle cabine primarie 2025: nuovi aggiornamenti e dove consultarla

L’evoluzione del panorama energetico italiano, in particolare con l’avanzamento delle configurazioni di autoconsumo diffuso e delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), ha reso indispensabile la creazione di strumenti digitali che garantiscono trasparenza e chiarezza regolamentare.

Tra questi strumenti, la mappa delle cabine primarie, gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), emerge come un elemento cruciale, soprattutto in vista dell’aggiornamento valido per il periodo 2025-2027.

La cabina primaria: nodo cruciale della rete

Per comprendere l’importanza della mappa delle cabine primarie, è fondamentale prima definire la cabina primaria, nota anche come cabina di alta tensione (CAT). 

La cabina primaria è un impianto elettrico essenziale la cui funzione primaria è trasformare l’energia elettrica in ingresso, che viaggia ad alta tensione (AT), in energia a media tensione (MT). 

Questa energia a media tensione è poi pronta per essere distribuita.

Sebbene il valore standard uniformato per la media tensione sia 20 kV, le scelte storiche risalenti agli anni ‘50 e ‘60 hanno portato a una disuguaglianza basata sulla zona geografica, mantenendo in alcune aree, specialmente del Nord Italia dove le linee MT sono più corte, tensioni di 15 kV, mentre nel Sud Italia, dove le linee sono più lunghe, si utilizza prevalentemente 20 kV.

In Italia, l’infrastruttura conta oltre 2000 cabine primarie e, complessivamente, si stima che 25 distributori gestiscano 2.107 cabine primarie. 

Dal punto di vista della costruzione, una cabina primaria è un sistema complesso, composto da tre sezioni principali: la parte AT, che gestisce l’ingresso dell’energia e la sua protezione tramite trasformatori di misura, sezionatori e interruttori; i trasformatori AT/MT, che costituiscono il cuore dell’impianto e riducono la tensione garantendo la regolazione automatica al variare del carico; la parte MT, che distribuisce l’energia alle linee di uscita, assicurando protezione e continuità del servizio.

A supporto dell’impianto operano i servizi ausiliari, che alimentano i sistemi interni e garantiscono il funzionamento anche in caso di mancanza di rete grazie a batterie di emergenza.

Il contesto normativo: perché la mappa è necessaria

La necessità di mappare queste aree in modo preciso è nata con il Testo Integrato sull’Autoconsumo Diffuso (TIAD), pubblicato da ARERA nel gennaio 2023. 

Il TIAD ha introdotto una fondamentale semplificazione: la valorizzazione dell’autoconsumo diffuso deve fare riferimento all’Area Convenzionale sottese alla medesima cabina primaria, superando la precedente logica che si basava sulla cabina secondaria.

L’obiettivo primario della mappa è quello di consentire ai soggetti che vogliono accedere a i servizi di autoconsumo diffuso di verificare che i loro punti di connessione ricadano effettivamente nell’area convenzionale della stessa cabina primaria. 

Mappa delle cabine primarie 2025-2027: l’aggiornamento 

La versione aggiornata della mappa delle cabine primarie è stata pubblicata a ottobre 2025 ed è valida per un periodo di due anni, fino a settembre 2027.

Questo aggiornamento è fondamentale per rispecchiare l’evoluzione e lo sviluppo dinamico delle reti elettriche sul territorio nazionale.

Per i professionisti che lavorano quotidianamente su nuovi progetti, è cruciale considerare il periodo transitorio di sei mesi che decorre dal primo ottobre 2025. Durante questo semestre, gli operatori hanno la flessibilità di scegliere se basare i propri progetti sulla nuova mappa 2025-2027 o sulla versione precedente (2023-2025).

Tuttavia, dopo lo scadere di questi sei mesi, l’uso della mappa 2023-2025 sarà accettato solo in casi molto specifici, legati a:

– Impianti che hanno presentato domanda per il contribuito PNRR.

– Impianti per i quali la data del preventivo di connessione o l’invio della Parte I del Modello Unico sia antecedente al 1 ottobre 2025.

Per tutti gli altri nuovi progetti, l’allineamento della mappa 2025-2027 non solo è consigliato, ma risulta indispensabile per garantire la qualifica delle configurazioni di autoconsumo. 

Mappa cabine primarie 2025-2027 su UrbisMap: integrazione e semplificazione GIS

L’integrazione della mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap amplifica enormemente il suo valore pratico. 

UrbisMap, Geoportale nazionale in cloud, mette a disposizione di tutti piani urbanistici, norme, vincoli e dati catastali in un’unica interfaccia. 

Per un professionista o un Ente che deve pianificare l’installazione di un impianto fotovoltaico o di una CER, non è sufficiente conoscere l’area convenzionale, ma è necessario incrociare questa informazione con una vasta gamma di dati territoriali:

– Dati catastali e urbanistici: come la mappa catastale e i piani regolatori generali, essenziali per verificare l’edificabilità o la destinazione d’uso.

– Vincoli paesaggistici e ambientali: per valutare l’impatto di un impianto fotovoltaico e rispettare le normative, è importante consultare i vincoli paesaggistici o i SIC o verificare se l’area è soggetta a dissesto idrogeologico.

Come consultare la mappa delle cabine primarie su UrbisMap

La consultazione della mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap è semplice, veloce e intuitiva.

Vediamo insieme come visualizzarla in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Mappa delle cabine primarie” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

3. Cerca ora tramite l’apposita barra oppure direttamente dalla mappa, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura della mappa.

4. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, per visualizzare e consultare tutte le informazioni territoriali e urbanistiche del punto selezionato. 

Su UrbisMap la mappa delle cabine primarie è divisa in due tavole:

– Tavola Mappa 2023-2025, che da accesso, appunto, alla mappa delle cabine primarie relativa al triennio 2025-2027.

– Tavola Mappa 2025-2027, che da invece accesso alla mappa aggiornata del 2025 e pubblicata recentemente dal GSE.

Mettendo a disposizione la mappa delle cabine primarie aggiornata al 2025, UrbisMap si conferma un alleato strategico che semplifica e velocizza il lavoro di tecnici e liberi professionisti, permettendo di svolgere analisi preliminari e istruttorie più accurate per progetti di energia rinnovabile. 

Consulta subito la mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia: perché conoscerle e come UrbisMap semplifica la loro individuazione

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno diventando uno degli strumenti più concreti e innovativi per favorire la transizione energetica nei territori italiani.

Grazie a un modello basato sulla condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, le CER stanno trasformando città, quartieri e piccoli comuni in protagonisti attivi della produzione energetica locale. 

Per capire davvero quanto questo fenomeno stia crescendo e dove si stia sviluppando con maggiore intensità, diventa fondamentale disporre di strumenti che permettano di analizzare facilmente la presenza delle comunità energetiche sul territorio. 

Ed è proprio in questa direzione che si posiziona la mappa delle CER pubblicata su UrbisMap, una risorsa pensata per supportare amministrazioni, tecnici e cittadini nella conoscenza e nella progettazione delle comunità energetiche.

Nell’articolo di oggi vediamo insieme perché le CER rappresentano un’opportunità concreta per l’Italia, qual è lo stato di diffusione attuale e come gli strumenti digitali stanno rivoluzionando la capacità di monitorare, analizzare e progettare iniziative energetiche locali.

Cosa sono le CER e perché stanno crescendo così rapidamente

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono configurazioni in cui un gruppo di utenti, come famiglie, imprese, enti pubblici, condomini o attività commerciali, decide di produrre energia da fonti rinnovabili e condividerla all’interno della stessa area di rete elettrica.

Il modello si basa su alcuni principi chiave: 

  • produzione locale da fonti rinnovabili, soprattutto fotovoltaico;
  • condivisione dell’energia tra i membri della comunità;
  • benefici ambientali, economici e sociali come obiettivo primario;
  • coinvolgimento attivo dei cittadini nel sistema energetico.

Operative dopo l’entrata in vigore del Decreto attuativo del MASE, le CER rappresentano oggi una risposta strategica alla necessità di ridurre le emissioni, abbattere i costi energetici e promuovere sistemi di produzione più resilienti e decentralizzati.

La diffusione delle CER in Italia: un fenomeno in rapida evoluzione

Negli ultimi anni l’interesse verso le Comunità Energetiche Rinnovabili è cresciuto a ritmi vertiginosi. 

Sempre più amministrazioni locali stanno prendendo in considerazione la creazione di comunità energetiche come strumento per valorizzare gli edifici pubblici e ridurre i consumi energetici delle famiglie più fragili.

Allo stesso modo, imprese, PMI e cooperative stanno scoprendo i vantaggi economici e strategici legati alla produzione condivisa di energia.

 Tuttavia, uno dei principali ostacoli rimane la mancanza di informazioni chiare e aggiornate sulla presenza e sulla distribuzione delle CER già avviate o in fase di progettazione.

Questo rende difficile:

  • Capire lo stato di avanzamento del fenomeno nel proprio territorio
  • Analizzare le aree in cui le CER potrebbero svilupparsi più facilmente
  • Valutare possibili collaborazioni tra enti, cittadini e imprese
  • Individuare modelli replicabili 

È proprio per colmare questa esigenza che strumenti innovativi come UrbisMap stanno diventando indispensabili.

La mappa delle CER su UrbisMap: uno strumento per orientarsi 

La mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata dalla RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), è stata pubblicata sul Geoportale UrbisMap con un obiettivo principale: rendere accessibile a tutti la visualizzazione e la consultazione delle CER attive o in sviluppo sul territorio italiano.

Attraverso un’interfaccia semplice e immediata, è possibile:

Visualizzare le CER presenti nelle diverse regioni: il Geoportale permette di individuare rapidamente dove si trovano le comunità energetiche, quali territori sono più attivi e come si sta espandendo il modello a livello nazionale. 

Comprendere la distribuzione geografica del fenomeno: le differenze regionali emergono chiaramente e consentono di analizzare dove le CER si sono sviluppate maggiormente e dove invece il processo è più lento.

Studiare contesto, dimensioni e tipologie: ogni CER può avere caratteristiche molto diverse, alcune nascono attorno a edifici pubblici, altre coinvolgono aziende, altre ancora sono composte da gruppi di cittadini o da condomini. La mappa permette di distinguere queste realtà e capire quali modelli sono più diffusi ed efficaci.

Supportare amministrazioni e professionisti nella fase progettuale: sapere cosa è stato già realizzato altrove permette di:

  • replicare buone pratiche
  • accelerare le decisioni
  • migliorare la pianificazione
  • ottimizzare i tempi di attivazione

Avere una panoramica completa delle CER esistenti è un enorme vantaggio competitivo, soprattutto nel momento in cui i fondi pubblici, come le risorse del PNRR, richiedono prestazioni rapide e ben strutturate.

Come consultare la mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia su UrbisMap

La consultazione della mappa delle CER in Italia su UrbisMap è semplice, veloce e intuitiva. 

Ecco una breve guida pratica per consultare la mappa in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e della sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Mappa interattiva RSE delle CER in Italia” per visualizzarla in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale.

3. Cerca adesso, utilizzando l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa,  il punto o l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura della mappa.

4. Tramite la tab dati, la seconda del menu principale, puoi ora visualizzare e consultare tutte le informazioni relative alle CER dell’area selezionata.

La mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili su UrbisMap è strutturata in diverse tavole tematiche, ciascuna delle quali offre una visualizzazione specifica del funzionamento delle CER:

Tavola livello strutturazione:

Questa tavola rappresenta la struttura delle CER, mostrando i vari livelli di implementazione e organizzazione delle comunità energetiche in Italia. 

Tavola modello organizzativo:

La tavola “modello organizzativo” descrive il tipo di struttura di gestione della comunità energetica, un’informazione vitale per i cittadini che desiderano aderire e per le amministrazioni che vogliono promuoverle. I modelli identificativi sono tre:

  • Public Lead: indica una comunità energetica in cui l’iniziativa è guidata principalmente da Enti pubblici, come amministrazioni locali o istituzioni pubbliche. Questi enti sono i principali protagonisti nella gestione e nell’organizzazione del progetto.
  • Community Energy Builder: in questo caso la comunità energetica è gestita e promossa direttamente dai membri della comunità. Sono le persone locali o associazioni che si uniscono per realizzare e gestire l’energia rinnovabile a livello comunitario, senza il predominio di enti pubblici o grandi aziende.
  • Pluralista: si tratta di una struttura che vede la gestione della comunità in mano a diversi attori, ovvero enti pubblici, privati e i cittadini stessi.

Tavola tecnologia di generazione

Questa tavola si concentra sulle tecnologie utilizzate per la generazione di energia all’interno delle CER, indicando dunque le varie fonti di energia rinnovabile adottate (fotovoltaico, eolico o la combinazione di più fonti).

La visualizzazione integrata delle informazioni contenute all’interno delle diverse tavole interattive permette quindi di avere una panoramica dettagliata sulla distribuzione delle CER e sul loro funzionamento in Italia. 

In sintesi, la mappa delle CER su UrbisMap non è solo un elenco di punti sul territorio, ma è il punto di partenza per una pianificazione informata. 

Unita alla disponibilità gratuita della mappa delle cabine primarie e degli strumenti urbanistici di tutto il territorio nazionale, rappresenta un valore aggiunto significativo che semplifica la partecipazione e lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia, fornendo a cittadini e tecnici la base informativa necessaria per interagire con l’ecosistema di supporto e agire attivamente nella transizione energetica locale.

Consulta subito la mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili d’Italia sul Geoportale UrbisMap!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Rischio idrogeologico e fotovoltaico a terra: mappare i pericoli con UrbisMap

Nella progettazione di un impianto fotovoltaico a terra, uno degli aspetti più sottovalutati ma potenzialmente critici è il rischio idrogeologico del sito.

Fenomeni di alluvione, frane o instabilità del terreno possono aumentare sensibilmente i costi, mettere a rischio la sostenibilità dell’investimento e addirittura compromettere la sicurezza strutturale nel lungo termine.

Per un professionista che opera nel settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, integrare l’analisi del rischio idrogeologico già nelle fasi di fattibilità, è sicuramente un elemento distintivo che aggiunge valore tecnico e commerciale.

L’impiego di software GIS e l’accesso a layer geologici, idrogeologici e di pericolosità alluvionale può trasformare un’analisi approssimativa in una valutazione solida e basata sui dati.

In questo contesto il Geoportale UrbisMap, con il suo set di dati territoriali, urbanistici, catastali e normativi, rappresenta uno strumento strategico e molto importante per mappare, comprendere e ridurre il rischio idrogeologico nei progetti fotovoltaici a terra.  

Cos’è il rischio idrogeologico e come si manifesta nel fotovoltaico a terra

Il rischio idrogeologico indica la probabilità che eventi come frane e alluvioni colpiscano un territorio causando danni a persone, edifici o infrastrutture.

Il dissesto idrogeologico include fenomeni come frane, smottamenti, erosioni e alluvioni. Nel caso di impianti fotovoltaici a terra, queste criticità possono causare:

  • danni alle fondazioni a causa di cedimenti o erosione;
  • instabilità della struttura per smottamenti;
  • problemi legati alla falda acquifera (per terreni soggetti a innalzamento delle acque);
  • rischio di allagamento durante piene o eventi estremi.

Questi fattori non solo minacciano la produzione e la vita dell’impianto, ma anche la sua economicità: costi di riparazione, aumento delle assicurazioni, possibili reclami legali.

Il ruolo dei sistemi GIS nella valutazione del rischio

I GIS rappresentano lo strumento ideale per la valutazione del rischio idrogeologico, in quanto permettono di integrare e consultare diversi tipi di dati territoriali e di analizzarli in maniera spaziale. 

Per un impianto fotovoltaico a terra è fondamentale lavorare con layer specifici, come:

Layer geologici: forniscono informazioni sulla tipologia di suolo, stratigrafia e capacità portante del terreno. Conoscere queste caratteristiche è fondamentale per:

  • determinare se il terreno può sostenere le fondazioni dell’impianto 
  • identificare aree instabili o soggette a subsidenza 
  • pianificare eventuali interventi di consolidamento o fondazioni speciali, come micropali o plinti profondi.

Layer idrogeologici: riportano informazioni sulle falde acquifere, sulla permeabilità del suolo e sul regime idrico. Permettono di valutare:

  • la presenza di acqua nel sottosuolo, che può compromettere le fondazioni
  • la necessità di sistemi di drenaggio
  • il rischio di allagamento in caso di piogge intense o innalzamento delle acque

Layer di pericolosità da bacini alluvionali: indicano zone potenzialmente esposte a frane o alluvioni in modo da:

  • individuare le zone ad alto rischio e quelle a basso rischio
  • adottare misure preventive mirate
  • valutare la convenienza economica e tecnica dell’area selezionata

Analizzando questi dati in modo integrato, il professionista può identificare le aree a rischio elevato e pianificare interventi mirati.

Impatto sui costi di progetto e sul rischio di investimento

Se un terreno viene identificato come soggetto a rischio idrogeologico, i costi di progetto possono salire per diverse ragioni:

– Fondazioni più robuste: su terreni instabili potrebbe essere necessario usare pali trivellati, micropali o plinti più profondi. Questo comporta maggiori costi materiali e di manodopera.

– Sistemi di drenaggio: per evitare accumuli d’acqua attorno alle strutture può essere necessario progettare sistemi di drenaggio superficiale o interrato.

– Opere di contenimento: nel caso di frane o smottamenti, occorrono muri di contenimento oppure opere di stabilizzazione dei pendii.

– Protezioni idrauliche: se il terreno è situato in una zona alluvionale, potrebbe essere necessario prevedere argini, casse di espansione o altri accorgimenti per limitare i danni in caso di piena.

Queste misure fanno aumentare l’investimento iniziale, ma riducono significativamente il rischio di guasti e danni futuri.

Dal punto di vista dell’investitore, il rischio idrogeologico può tradursi in:

  •  Maggiore probabilità di perdita di produzione per danni strutturali o per periodi di fermo.
  • Aumento dei premi assicurativi se la zona è classificata ad alto rischio.
  • Rischi legali o di conformità, soprattutto se non vengono considerate le normative di valutazione ambientale (VIA) o se il progetto non rispetta i vincoli idrogeologici. 
  • Difficoltà nelle procedure autorizzative se l’area è classificata come pericolosa nei piani di assetto idrogeologico.

In sostanza, un’analisi preventiva con GIS diventa un elemento di mitigazione: aiuta a quantificare il rischio, a pianificare le contromisure e a presentare dati solidi agli investitori. 

Rischio idrogeologico e fotovoltaico a terra: il ruolo di UrbisMap

UrbisMap si distingue come strumento fondamentale per la gestione del rischio idrogeologico nei progetti fotovoltaici per diverse motivazioni:

1. Un’unica piattaforma con dati territoriali, urbanistici e normativi di tutta Italia

Attraverso il Geoportale UrbisMap il professionista accede, da un solo ambiente, a:

– dati territoriali ufficiali

– piani urbanistici comunali e sovracomunali

– vincoli paesaggistici e ambientali 

– normative nazionali e locali

– mappe catastali

Tutto in un’unica interfaccia, senza dover consultare portali diversi.

2. Accesso ai layer fondamentali per la progettazione del fotovoltaico a terra

UrbisMap mette a disposizione diverse mappe tematiche necessarie alla corretta valutazione tecnico – normativa del terreno, tra cui:

– Mappa del dissesto idrogeologico ISPRA

– Carta idrogeologica nazionale

– Mappa delle aree idonee e zone di accelerazione – GSE

– Pericolosità PAI (frane e alluvioni)

– Mappe dei vincoli 

Questi layer permettono di svolgere una valutazione completa della fattibilità dell’impianto.

3. Consultazione semplice, intuitiva e geolocalizzata 

Uno dei punti di forza di UrbisMap è la sua facilità d’uso: con un semplice clic su mappa sopra il punto desiderato si ottengono tutte le informazioni territoriali, normative e urbanistiche relative a quello stesso punto. 

L’analisi è quindi immediata, precisa e geolocalizzata.

4. Report chiari e scaricabili

UrbisMap permette di scaricare un praticissimo, chiaro e completo report di destinazione urbanistica, utile anche come materiale da presentare a clienti, Enti o investitori.

5. Supporto decisionale

UrbisMap trasforma i dati territoriali in strumenti operativi , aiutando i professionisti a prendere decisioni rapide e informate, riducendo il rischio di errori.

Scegliere UrbisMap significa avere un unico strumento completo in grado di integrare dati geologici, idrogeologici, catastali, urbanistici e normativi, semplificando la valutazione del rischio idrogeologico e l’ottimizzazione del progetto fotovoltaico.

Il rischio idrogeologico rappresenta una criticità reale ed importante per gli impianti fotovoltaici a terra, che non può essere trascurata. 

Un approccio basato su strumenti GIS come UrbisMap permette di mappare i pericoli, identificare le zone sicure e pianificare interventi di mitigazione mirati.

Per i professionisti questo significa:

  • avere accesso a informazioni precise e affidabili sul sito di installazione
  • ridurre il rischio di incidenti o danni strutturali
  • pianificare costi e investimenti in modo più realistico
  • dimostrare ai clienti e agli investitori un approccio professionale e consapevole.

Integrare UrbisMap nel processo progettuale diventa quindi anche un vantaggio competitivo, permettendo di trasformare un’analisi complessa in strumenti chiari e immediati. 

Se sei un tecnico e desideri trasformare la tua attività riducendo i rischi e massimizzando l’efficienza progettuale, scopri tutti gli strumenti di UrbisMap dedicati ai liberi professionisti!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

GIS e Fotovoltaico: valutare il potenziale solare di tetti e terreni con UrbisMap

Negli ultimi anni il mercato del fotovoltaico è stato protagonista di un’espansione senza precedenti, spinto dalla necessità di ridurre i costi energetici, dalle politiche europee di decarbonizzazione e dal periodo storico attuale. 

Tuttavia, la crescente concorrenza e la complessità delle valutazioni preliminari rendono sempre più necessaria l’adozione di strumenti professionali in grado di fornire analisi tecniche rapide, affidabili e chiare per il cliente.

In questo contesto, il connubio tra GIS e fotovoltaico sta diventando un fattore determinante.  L’utilizzo di strumenti GIS, come UrbisMap, per valutare il potenziale solare di tetti e terreni rappresenta infatti una vera soluzione strategica per i liberi professionisti del settore. 

In particolare, su UrbisMap è possibile consultare layer urbanistici, catastali e vincolistici, ortofoto satellitari (attuali e storiche) in alta risoluzione, mappe tematiche specifiche del fotovoltaico, come la mappa delle cabine primarie o quella delle aree non idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili, e sovrapporre questi dati al sito del possibile intervento.

Il risultato è quello di un’analisi completa, veloce e solida dal punto di vista professionale.

Perché il GIS è diventato essenziale per il fotovoltaico 

Tradizionalmente, la valutazione della fattibilità di un impianto fotovoltaico era basata su rilievi manuali e sopralluoghi.

Oggi, anche grazie alla disponibilità di dati territoriali digitali ad alta risoluzione, permette di passare da valutazioni più “intuitive” ad analisi quantitative e georeferenziate, che rispondono con puntualità a domande come:

– Qual è la reale superficie utile installabile su un tetto o su un terreno?

– Qual è l’orientamento e la pendenza dell’area di intervento? Quanto potrebbe favorire la produzione?

– Sono presenti ombre da edifici, alberi o rilievi che potrebbero ridurre il rendimento?

– L’area è soggetta a vincoli paesaggistici, urbanistici o ambientali che possono limitare o proibire l’intervento?

Con l’ausilio di sistemi GIS come UrbisMap il professionista può visualizzare queste informazioni in modo immediato, incrociando layer diversi come ortofoto, mappe catastali, piani regolatori e vincoli ambientali, ottenendo in pochi minuti una visione chiara della fattibilità tecnica e normativa dell’area di intervento. 

GIS e fotovoltaico: come usare UrbisMap per stimare il potenziale solare

La valutazione accurata del potenziale fotovoltaico inizia con un’analisi spaziale rigorosa che tenga conto di ogni fattore che influisce sull’irraggiamento solare locale.

1. Analisi dell’orientamento e delle superficie utile

Anche senza la presenza di una mappa dell’irraggiamento, UrbisMap consente di stabilire orientamento e dimensione della superficie effettivamente disponibile

Sul Geoportale, il professionista può:

  • Identificare l’area effettiva per l’installazione consultando le ortofoto, evitando così zone non utilizzabili come lucernari, parapetti ecc.
  • Individuare l’orientamento e la pendenza approssimativa della copertura, che è uno dei fattori principali per stimare il rendimento.
  • Misurare direttamente su mappa superfici, perimetri e aree.
  • Salvare o esportare le misure della superficie utile per includerle in un report.

2. Verifica degli ombreggiamenti e dell’area circostante

Uno degli aspetti più critici per la produzione fotovoltaica è l’ombra, che può ostacolare e ridurre significativamente la resa dell’impianto.

Su UrbisMap:

  • È possibile, utilizzando ortofoto recenti, individuare edifici o vegetazione che proiettano ombra sulla copertura o sul terreno.
  • Annotare la posizione delle ombre e la loro possibile influenza nella relazione del cliente.

3. Sovrapposizione di vincoli urbanistici e ambientali e stima preliminare di rendimento

Un grande vantaggio di UrbisMap è la possibilità di incrociare la lettura e la visualizzazione di più informazioni, come dati urbanistici e vincolistici, direttamente all’interno della stessa piattaforma. 

Su UrbisMap è possibile interpellare sovrapposizioni come piani regolatori, destinazioni d’uso, vincoli paesaggistici e fasce di tutela ambientale. Il professionista può dunque anticipare se esistono restrizioni che rendono il sito meno idoneo, risparmiando tempo e risorse.

Combinando le informazioni raccolte il tecnico è in grado di stimare ora una produzione annua e presentarla al cliente in attesa di un calcolo più preciso.

Come presentare i dati al cliente

Un altro grande vantaggio dell’uso di sistemi GIS per il fotovoltaico, è la possibilità di trasformare dati tecnici, spesso complessi per il cliente, in mappe più chiare e comprensibili. 

Per un cliente vedere il proprio edificio o terreno su una mappa, con le aree evidenziate in base al rendimento stimato, può essere molto più chiaro e convincente rispetto ad una sola tabella di calcolo. 

Ecco come si potrebbero presentare i risultati:

Mappa del tetto o del terreno: mostrare l’area disponibile evidenziata con un colore o con una cornice e con la superficie calcolata.

Zone installabili: indicare le zone effettivamente sfruttabili, evitando zone in ombra, vincolate o non sufficientemente orientate.

Stima produttiva annuale: presentare una cifra stimata (kWh/anno) e un dato economico equivalente (risparmio o autoconsumo).

Elenco dei principali vincoli o delle criticità: indicare, per esempio, che la zona è sottoposta a vincolo paesaggistico e che va valutata quindi un’autorizzazione.

Grafica comparativa: se si vogliono valutare più opzioni, proporre per esempio un’opzione per il tetto e una per il terreno, oppure due orientamenti differenti. 

Questa tipologia di report e presentazione può far aumentare la percezione di professionalità e aiuta il cliente a visualizzare meglio il progetto, riducendo i tempi decisionali.

Quali sono i vantaggi per i professionisti?

Adottare sistemi GIS come UrbisMap nella propria pratica professionale offre vantaggi concreti:

– Rapidità nel predisporre una prima analisi di fattibilità, riducendo i tempi di sopralluogo o integrandoli.

– Precisione nell’analisi preliminare grazie a layer territoriali dettagliati e sovrapposti.

– Riduzione del margine di errore, anticipando condizioni non favorevoli ( come ombre, vincoli, destinazione d’uso limitata ecc) ed evitando investimenti su siti non idonei.

– Maggiore redditività grazie a tempi e costi preliminari ridotti e un minor rischio tecnico e amministrativo. 

– Maggiore professionalità percepita da interlocutori e clienti.

Naturalmente è importante specificare che i l GIS non sostituisce completamente la competenza di un tecnico, ma va a potenziarla, fornendo una base solida e oggettiva sulla quale costruire il proprio progetto. 

In sintesi, saper leggere e interpretare il territorio, conoscere vincoli e comunicare i risultati al proprio cliente in modo chiaro, sono competenze essenziali nel mercato delle energie rinnovabili. 

Strumenti come UrbisMap mettono queste capacità alla portata dei professionisti, offrendo una piattaforma completa per analizzare in anticipo la fattibilità tecnica e normativa del progetto, generare mappe e report professionali, distinguersi dalla concorrenza e costruire un rapporto di fiducia e trasparenza con il cliente.

Se sei un tecnico e desideri trasformare la tua attività riducendo i rischi e massimizzando l’efficienza progettuale, scopri tutti gli strumenti di UrbisMap dedicati ai liberi professionisti!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Fotovoltaico e architettura: come integrare i pannelli solari senza rovinare il paesaggio urbano

Negli ultimi anni fotovoltaico e architettura stanno diventando sempre più interconnessi: da una parte cresce l’esigenza di produrre energia pulita, dall’altra la necessità di rispettare il patrimonio architettonico e paesaggistico delle città.

Il fotovoltaico è infatti  diventato una delle tecnologie più diffuse e accessibili per la produzione di energia rinnovabile. 

La sua adozione, però, non è sempre semplice, soprattutto quando entra in gioco il tema dell’integrazione architettonica e dei vincoli paesaggistici. 

In Italia, territorio ricco di centri storici, borghi antichi e aree tutelate, l’installazione di pannelli solari può generare conflitti tra esigenze di sostenibilità e tutela estetica del patrimonio urbano.

Come conciliare, quindi, la necessità di produrre energia pulita con il rispetto delle caratteristiche architettoniche e paesaggistiche delle nostre città?

La risposta passa attraverso nuove tecnologie, soluzioni di design innovative e strumenti digitali di analisi territoriale, come UrbisMap, che aiutano a pianificare in modo più intelligente e consapevole.

Il problema attuale: vincoli paesaggistici e resistenze estetiche 

Il contesto italiano è particolare: circa il 30% del territorio nazionale è soggetto a vincoli paesaggistici e molti comuni hanno regolamenti urbanistici che limitano o vietano l’installazione di pannelli solari visibili da strade principali o su edifici storici.

Le ragioni sono ben comprensibili: tetti ricorperti da pannelli standard scuri e riflettenti possono alterare la percezione estetica di un borgo medievale o di un centro storico. In molti casi , i pareri negativi delle Soprintendenze hanno rallentato o bloccato interventi anche di piccola scala. 

Questa resistenza rischia però di rallentare la transizione energetica, andando contro l’obiettivo del 65% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030.

Lo scopo non deve essere scegliere tra “conservazione” e “sostenibilità”, ma trovare un punto di equilibrio attraverso l’integrazione intelligente del fotovoltaico nell’architettura.

Le nuove soluzioni: pannelli colorati, tegole solari, vetri fotovoltaici

Negli ultimi anni sono nate diverse soluzioni in grado di migliorare l’armonia tra pannello fotovoltaico e architettura, tra questi troviamo:

Pannelli colorati: grazie a trattamenti superficiali, oggi è possibile produrre pannelli in varie tonalità (rosso mattone, verde, marrone, grigio) che si avvicinano al colore delle coperture tradizionali. Questo li rende visivamente meno impattanti, soprattutto in contesti urbani storici.

Tegole solari: soluzioni come le tegole solari (solar roof tiles) integrano la cella fotovoltaica direttamente nella tegola. Sono esteticamente indistinguibili dalle coperture classiche e consentono di mantenere un aspetto uniforme del tetto, pur garantendo produzione energetica.

Vetri fotovoltaici: sempre più progettisti stanno adottando la soluzione di facciate continue o finestre con vetri fotovoltaici trasparenti o semitrasparenti. Questa tecnologia permette di trasformare superfici vetrate in generatori di energia senza modificare l’estetica complessiva dell’edificio.

Queste soluzioni hanno un costo iniziale maggiore rispetto ai pannelli fotovoltaici tradizionali, ma rappresentano un investimento in termini di valore immobiliare, efficienza energetica e sostenibilità. 

Tecnologie emergenti: fotovoltaico trasparente e bifacciale

Oltre alle soluzioni già presenti sul mercato, il settore del fotovoltaico sta evolvendo con nuove tecnologie che possono rivoluzionare il rapporto tra energia e architettura:

  • Fotovoltaico trasparente: permette di trasformare vetri e superfici trasparenti in generatori di energia senza modificare la percezione visiva. Immaginiamo grattacieli, pensiline, serre o facciate in vetro che producono elettricità in modo quasi invisibile.
  • Pannelli bifacciali: catturano la luce solare sia sulla superficie anteriore che su quella posteriore. Installati in contesti urbani, su tetti piani o parapetti, possono aumentare la resa energetica sfruttando la luce riflessa dagli edifici circostanti. 
  • Pannelli in perovskite: materiali alternativi come la perovskite si stanno facendo strada nel campo dell’energia solare, promettendo maggiore efficienza, leggerezza e possibilità di adattamento a superfici curve o non convenzionali, aprendo nuove strade per l’integrazione estetica.

Normative nei centri storici e iter di approvazione

Il quadro normativo italiano è complesso e varia da regione a regione.

In linea generale, nei centri storici e nelle zone vincolate è necessario ricevere il parere della Soprintendenza, che spesso privilegia la conservazione integrale rispetto alle soluzioni energetiche innovative.

Alcuni comuni, però, hanno avviato sperimentazioni interessanti, in Toscana, per esempio, sono stati autorizzati dei pannelli a tegola in borghi vincolati. Oppure, ancora, in Emilia Romagna alcuni regolamenti comunali consentono il fotovoltaico colorato che si mimetizza con le coperture presenti.

In questo contesto, strumenti come UrbisMap, si rivelano estremamente utili in quanto permettono di verificare rapidamente la presenza di vincoli paesaggistici, urbanistici o ambientali su un’area.

Un professionista o un cittadino interessato a installare un impianto fotovoltaico, tramite il Geoportale, può capire subito se il terreno è idoneo o se sono necessarie invece autorizzazioni particolari.

Questo riduce tempi e costi legati a sopralluoghi o pratiche burocratiche, facilitando la pianificazione e aumentando le possibilità di successo dei progetti.

Il ruolo di UrbisMap nella pianificazione di impianti fotovoltaici 

Uno degli aspetti più delicati quando si parla di fotovoltaico e paesaggio urbano riguarda la fase preliminare: capire se un edificio o un’area è davvero idonea all’installazione e se l’intervento rispetta i vincoli esistenti.

Spesso, infatti, sia cittadini che professionisti scoprono solo dopo aver avviato la progettazione che servono autorizzazioni aggiuntive o che l’area è soggetta a limitazioni paesaggistiche.

Questo ovviamente comporta perdita di tempo, costi imprevisti e, talvolta, l’abbandono del progetto.

Utilizzando il Geoportale UrbisMap è possibile:

Verificare rapidamente la presenza di vincoli paesaggistici: con pochi clic, e senza bisogno di conoscenze tecniche, si può scoprire se un edificio è situato in una zona sottoposta a tutela paesaggistica, archeologica o storica.

Valutare la scelta delle tecnologie più adatte: tegole solari, pannelli colorati o vetri fotovoltaici possono essere pianificati con maggiore consapevolezza, scegliendo soluzioni compatibili con il contesto urbanistico.

Ridurre i tempi burocratici: sapere in anticipo quali autorizzazioni occorrono, permette di avviare iter più snelli e con meno “sorprese”.

In questo senso UrbisMap non è solo uno strumento tecnico, ma un ponte tra transizione energetica e tutela del paesaggio, in quanto aiuta a trovare il giusto equilibrio tra produzione di energia pulita e rispetto del patrimonio architettonico, aiutando cittadini, professionisti e amministrazioni a collaborare in maniera più semplice ed efficace.

La vera sfida, in sintesi, non è quella di scegliere tra energia rinnovabile e tutela del patrimonio, ma di imparare a far convivere entrambi i valori.

Le nuove tecnologie fotovoltaiche, dalle tegole solari ai pannelli colorati, stanno dimostrando che è possibile produrre energia senza compromettere la bellezza dei nostri borghi e delle nostre città storiche.

Queste innovazioni tecnologiche, però, vanno affiancare da una pianificazione più consapevole. 

Ed è proprio qui che strumenti come UrbisMap diventano sempre più fondamentali: grazie alla capacità di integrare dati territoriali, vincoli urbanistici e normative, il Geoportale supporta cittadini, professionisti e amministrazioni nel prendere decisioni rapide e informate.

In questo modo il fotovoltaico non è più un elemento di disturbo, ma una risorsa perfettamente integrata nell’architettura. 

Verifica subito se il tuo edificio è idoneo all’installazione di pannelli fotovoltaici sul Geoportale UrbisMap!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Come verificare i vincoli paesaggistici per impianti fotovoltaici con UrbisMap 

La transizione energetica in Italia sta accelerando e sempre più professionisti, Enti Pubblici e privati cittadini si stanno interessando alla realizzazione di impianti fotovoltaici o ad altre fonti rinnovabili. 

Tuttavia, uno degli ostacoli principali che può rallentare o addirittura bloccare un progetto, è la presenza di vincoli paesaggistici e ambientali sull’area interessata. 

Conoscere in anticipo queste informazioni permette di risparmiare tempo, evitare errori e pianificare al meglio gli investimenti. 

In questo articolo vediamo insieme come verificare vincoli paesaggistici per fotovoltaico utilizzando il Geoportale UrbisMap come strumento di consultazione.

Perché i vincoli paesaggistici hanno un’importanza così rilevante?

I vincoli paesaggistici derivano da leggi e normative nazionali, regionali e comunali che tutelano specifiche aree del territorio italiano. 

Possono riguardare:

  • beni culturali e architettonici;
  • aree sottoposte a tutela ambientale (parchi, riserve, zone SIC/ZPS);
  • vincoli idrogeologici;
  • aree di interesse storico, archeologico o naturalistico.

Nel caso di impianti fotovoltaici, o più in generale di impianti rinnovabili, questi vincoli possono impedire del tutto l’installazione oppure imporre procedure autorizzative più complesse, come la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale).

Chi lavora nel settore sa bene quanto sia costoso scoprire in ritardo la presenza di vincoli paesaggistici: significa iter burocratici più lunghi, progetti da rifare e investimenti messi a rischio.

UrbisMap come strumento per il controllo dei vincoli 

Il Geoportale UrbisMap nasce per semplificare il lavoro di tecnici, liberi professionisti, amministrazioni e per offrire una consultazione semplice e completa aperta a tutti, accessibile anche ai cittadini.

Attraverso un’unica piattaforma online è possibile:

– Accedere a mappe aggiornate con layer tematici.

– Visualizzare in pochi clic le aree sottoposte a vincoli paesaggistici e ambientali.

– Sovrapporre diversi livelli di informazione ( PRG, PUC, catasto, ecc).

– Esportare le informazioni tramite report di destinazione urbanistica e importarle nelle proprie analisi progettuali.

Il vantaggio è evidente: invece di consultare manualmente decine di portali differenti è necessario aprire solo UrbisMap e si ottiene nell’immediato un quadro chiaro della situazione. 

Quali vincoli paesaggistici sono rilevanti per le rinnovabili?

Quando si pianifica l’installazione di un impianto fotovoltaico, o eolico, i vincoli da verificare possono essere diversi. Tra i più comuni troviamo:

1. Vincoli paesaggistici ex D.Lgs. 42/2004:

  • aree costiere;
  • laghi e corsi d’acqua con relative fasce di rispetto;
  • montagne oltre i 1200 m slm al Nord e 600 m slm al Centro-Sud;
  • parchi e riserve naturali.

2. Vincoli culturali e archeologici:

Aree con beni storici, monumentali o archeologici sottoposti a tutela.

3. Vincoli ambientali comunitari:

  • Zone SIC (Siti di Interesse Comunitario);
  • ZPS (Zone di Protezione Speciale);
  • Rete Natura 2000

4. Vincoli idrogeologici:

Zone a rischio frane, alluvioni o instabilità del terreno.

5. Aree soggette a piani urbanistici specifici:

Vincoli inseriti nei PGT/PRG comunali, come zone produttive da riqualificare.

Con UrbisMap tutte queste informazioni sono raccolte e consultabili in modo centralizzato da tutti: dalle amministrazioni, dalle aziende ma anche dai cittadini.

Come verificare i vincoli paesaggistici per fotovoltaico su UrbisMap

Vediamo ora, passo dopo passo, come un tecnico, un progettista o un cittadino può utilizzare UrbisMap per controllare la presenza di vincoli prima di avviare un progetto.

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Seleziona adesso, direttamente dalla mappa o dalla barra di ricerca, l’area di tuo interesse e cliccaci sopra per geolocalizzarti.

3. Tramite la tab dati, la seconda del menu principale, puoi ora verificare tutte le informazioni urbanistiche e le normative che riguardano il punto cliccato. Come puoi vedere dall’immagine qui sotto, inoltre, viene immediatamente segnalato se quella determinata zona è soggetta a vincolo ambientale o paesaggistico e di quale vincolo si tratta. In questo caso la zona è vincolata e si tratta di una “Zona di rispetto infrastrutturale e urbanistico”. 

Ricerca vincoli paesaggistici per fotovoltaico su UrbisMap

Il Geoportale, come possiamo notare dall’immagine, consente inoltre di scaricare e consultare integralmente le Norme Tecniche di Attuazione in formato pdf. 

Per avere un quadro completo, puoi attivare anche altri layer, come quelli relativi al piano urbanistico, la mappa delle cabine primarie o la mappa delle singole sorgenti sismogenetiche, per confrontare le destinazioni d’uso del suolo con i vincoli paesaggistici. 

Per documentare l’analisi, il Geoportale consente di esportare il report di destinazione urbanistica, molto utile per relazioni tecniche, presentazioni ai clienti o richieste di autorizzazione. 

Report di destinazione urbanistica UrbisMap: vincoli paesaggistici per fotovoltaico

Vantaggi per professionisti e privati

Utilizzare UrbisMap per la verifica dei vincoli paesaggistici offre diversi vantaggi concreti, come:

– Riduzione dei rischi: individuare subito eventuali vincoli evita investimenti in aree non idonee.

– Risparmio di tempo: non sono più necessarie ricerche frammentate su diversi portali, è tutto disponibile sulla stessa piattaforma.

– Supporto nelle pratiche autorizzative: i dati esportati possono essere utilizzati ed allegati a relazioni e richieste ufficiali.

– Maggiore trasparenza verso i cittadini: mostrare subito limiti e opportunità aumenta la trasparenza amministrativa.

Per riassumere: rispondiamo ad alcune domande frequenti

Come verificare i vincoli paesaggistici per un impianto fotovoltaico? 

È possibile consultare i portali regionali e nazionali, ma il metodo più semplice e rapido che vi consigliamo, è usare un Geoportale come UrbisMap che integra tutti i dati in un’unica piattaforma.

Posso installare pannelli solari in un’area vincolata? 

Dipende dal tipo di vincolo. In alcuni casi è necessaria un’autorizzazione paesaggistica, in altri è vietato. 

La verifica preliminare su UrbisMap aiuta a capire come procedere. 

Quanto tempo si risparmia utilizzando UrbisMap?

In media, anche diverse ore di ricerca. Con pochi clic si ottiene un quadro urbanistico completo, utile per valutare la fattibilità di un progetto.

Quali vincoli incidono di più sugli impianti rinnovabili?

Soprattutto i vincoli paesaggistici ex D.Lgs. 42/2004 e le aree Natura 200. Sono quelli che comportano restrizioni maggiori. 

In sintesi, la verifica dei vincoli paesaggistici è un passaggio fondamentale per chiunque voglia realizzare un impianto rinnovabile, sia in ambito pubblico che privato. 

Conoscere da subito eventuali limitazioni consente di evitare errori, risparmiare tempo e costruire progetti conformi alla legge.

Grazie a UrbisMap questo processo diventa molto più semplice e accessibile a tutti grazie a un Geoportale unico in cui trovare tutte le informazioni necessarie e visualizzare le aree vincolate. 

Verifica subito i vincoli paesaggistici per impianti fotovoltaici sul Geoportale UrbisMap!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇

Fotovoltaico in centro storico: Sentenza Consiglio di Stato 2808/2025

Negli ultimi anni l’installazione di impianti fotovoltaici nei centri storici è stata oggetto di un acceso dibattito, spesso diviso tra le esigenze di tutela paesaggistica e l’urgente necessità di promuovere la transizione energetica verso fonti rinnovabili.

Tale conflitto ha generato dubbi e incertezze per tecnici, amministrazioni e cittadini, rendendo complicate le procedure autorizzative per interventi che, sebbene a basso impatto ambientale in termini di produzione energetica, possono sollevare questioni estetiche e di compatibilità con contesti di pregio storico-artistico.

In questo scenario, la recente sentenza del Consiglio di Stato 2808/2025 si configura come un punto di svolta, offrendo nuove linee guida e un’interpretazione chiara delle normative vigenti. 

Nell’articolo di oggi analizziamo insieme il caso studio che ha portato a questa decisione e come strumenti come UrbisMap possono supportare il rispetto e l’applicazione di tali principi.

Il caso studio: fotovoltaico in centro storico a Firenze

Il caso esaminato dal Consiglio di Stato riguarda l’appello presentato da due privati cittadini contro il diniego di autorizzazione paesaggistica per l’installazione di impianti fotovoltaici su un fabbricato del Comune di Firenze.

L’edificio in questione è situato all’interno dei “centri storici minori/borghi storici (Zona A)” del regolamento urbanistico comunale, con classificazione “Tessuto Storico o storicizzato prevalentemente seriale-spazio aperto”. Inoltre l’area è soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi del decreto ministeriale 23/12/1952, relativo al “Massiccio di Monte Morello”. In più, la Soprintendenza ha evidenziato che l’area rientra nella Buffer Zone del sito UNESCO “Ville e Giardini Medicei di Toscana”, rafforzando i livelli di tutela esistenti.

Inizialmente, la Commissione locale per il paesaggio aveva espresso un parere favorevole condizionato, richiedendo l’integrazione e l’armonizzazione cromatica dei pannelli al manto di copertura. Tuttavia, la Soprintendenza aveva dato un parere vincolante negativo per la parte fotovoltaica del progetto iniziale, giudicandolo un elemento estraneo e non compatibile con il contesto storico e paesaggistico.

Successivamente i richiedenti hanno presentato una nuova istanza semplificata con una soluzione progettuale diversa, che prevedeva pannelli rosso mattone, integrati al manto di copertura e conformi alle prescrizioni iniziali della Commissione. 

Nonostante queste modifiche, la Commissione per il paesaggio e il Comune di Firenze hanno rigettato la nuova richiesta, basandosi però sul parere negativo espresso dalla Soprintendenza in relazione al progetto precedente e ormai superato.

Le ragioni del diniego e il ricorso al TAR

Il diniego iniziale e la sua conferma da parte del Comune di Firenze, si fondavano principalmente sui pareri negativi della Commissione per il Paesaggio e della Soprintendenza, che consideravano l’intervento incompatibile con il contesto paesaggistico per “quantità, visibilità e mancanza di qualunque elemento di mitigazione ambientale”.

Il Comune avrebbe fondato il diniego su pareri relativi a una soluzione progettuale precedente e differente da quella oggetto degli atti richiamati e la motivazione sarebbe risultata “del tutto apparente, carente e stereotipata”. 

È stata contestata la mancanza di un dissenso costruttivo, di indicazioni quali-quantitative sull’incongruenza della soluzione proposta e  di una valutazione comparativa tra le caratteristiche dell’intervento e le prescrizioni di vincolo.

Gli istanti hanno impugnato il diniego davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (T.a.r.) per la Toscana, ma il T.a.r. ha respinto il ricorso, ritenendo adeguatamente motivati i pareri della Soprintendenza e della Commissione per il Paesaggio e portando i cittadini a ricorrere al Consiglio di Stato.

La sentenza del Consiglio di Stato

Con la sentenza 2808/2025 il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e riformato la sentenza di primo grado, annullando gli atti impugnati,  riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni dei ricorrenti e stabilendo un nuovo approccio per l’installazione di pannelli fotovoltaici in zone storiche e vincolate.

La decisione del Consiglio si fonda su diverse motivazioni fondamentali:

1. Deficit istruttorio e travisamento dei fatti: l’amministrazione ha negato la richiesta basandosi su un progetto precedente e ormai superato, senza valutare adeguatamente la nuova soluzione progettuale proposta.

2. Carenza di motivazione e dissenso costruttivo: la motivazione del diniego è stata giudicata carente. L’amministrazione non si è fatta carico di svolgere un adeguato contemperamento dell’interesse pubblico alla tutela del paesaggio con l’interesse pubblico volto all’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili. È mancato inoltre il cosiddetto “dissenso costruttivo”, previsto invece in caso di esito negativo, come stabilito dall’articolo 11, comma 6 del D.P.R. n.31 del 2017. 

3. Nuova interpretazione estetica: l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti non deve più essere automaticamente considerata un elemento di disturbo visivo. Con la sentenza 2808/2025 non è più possibile applicare categorie estetiche tradizionali che li qualificherebbero inevitabilmente come intrusioni. 

4. Valutazione caso per caso:  la compatibilità dei pannelli con il contesto paesaggistico deve essere esaminata caso per caso, ponendo l’attenzione sulle modalità di integrazione nell’edificio e nell’ambiente circostante.

5. Requisiti di mitigazione dell’impatto: le autorizzazioni possono essere concesse se l’impatto visivo è minimizzato. Questo include l’integrazione dei pannelli nel manto di copertura, l’uso di colori armonizzati e una disposizione che non alteri la sagoma degli edifici e che non sia visibile da spazi pubblici o da punti panoramici.

6. Opere di pubblica utilità: gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono qualificati come opere di pubblica utilità, il che richiede motivazioni particolarmente stringenti per un eventuale diniego. Il divieto assoluto è ammesso solo nelle “aree non idonee” individuate dalla Regione, mentre negli altri casi la compatibilità va esaminata individualmente. 

7. Procedura semplificata: il Consiglio di Stato ha inoltre confermato la correttezza della procedura semplificata adottata dagli appellanti, in quanto per casi come questo non è richiesto il parere preliminare della Soprintendenza se l’amministrazione competente si orienta negativamente sull’istanza.

In sintesi, il Consiglio di Stato ha evidenziato che il diniego all’installazione di impianti fotovoltaici, anche in zone vincolate, deve essere specificamente e adeguatamente motivato, prendendo in considerazione le soluzioni progettuali attuali e l’obiettivo pubblico di incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili.

L’installazione non deve automaticamente essere considerata un disturbo, ma la sua compatibilità va valutata caso per caso, con particolare attenzione all’integrazione architettonica e alla minimizzazione dell’impatto visivo.

Implicazioni per l’installazione del fotovoltaico nei centri storici

La sentenza 2808/2025 del Consiglio di Stato porta con sé importanti implicazioni.

Essa stabilisce che, pur in presenza di vincoli paesaggistici, l‘installazione di impianti fotovoltaici possono essere comunque autorizzate, a condizione che l’impatto visivo sia minimizzato e che le soluzioni progettuali adottino elementi come pannelli di colori integrati, materiali che si armonizzino con l’ambiente circostante e che non alterino la sagoma dell’edificio. 

È chiaro, dunque, l’invito ai progettisti a operare in modo responsabile, bilanciando innovazione e conservazione.

UrbisMap: uno strumento indispensabile per la consultazione della normativa

La complessità delle normative, dei vincoli paesaggistici e la necessità di una valutazione caso per caso, rendono fondamentale per tecnici, amministrazioni e cittadini avere accesso a informazioni chiare e aggiornate per capire cosa è consentito in una determinata zona.

Qui entra in gioco UrbisMap, un Geoportale nazionale che si propone come soluzione per consultare velocemente e in qualsiasi momento, piani urbanistici, dati catastali, vincoli e normative territoriali di tutta Italia.

UrbisMap permette di:

– Accedere in modo semplice e immediato alle mappe dei vincoli paesaggistici, urbanistici e ambientali.

– Verificare se un edificio di trova in un’area soggetta a tutela o in una zona non idonea all’installazione di impianti fotovoltaici.

– Consultare in modo intuitivo la normativa vigente, senza dover ricorrere a complicate e lunghe ricerche nei testi legislativi. 

– Facilitare la comunicazione tra cittadini, professionisti e amministrazioni, riducendo i margini di errore nelle richieste di autorizzazione.

Come consultare la mappa dei siti non idonei all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili e la normativa vigente

Vediamo insieme, passo passo, come consultare la mappa dei siti non idonei all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili sul Geoportale UrbisMap:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, o registrati gratuitamente, al Geoportale

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “siti non idonei all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo del Geoportale.

3. Clicca ora, oppure ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare, cliccaci sopra per geolocalizzarti e verifica se fa parte dei siti non idonei all’installazione.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno adesso restituite tutte le informazioni relative al punto cliccato, compresa tutta la normativa vigente. 

Perché scegliere UrbisMap come strumento di consultazione?

UrbisMap si caratterizza per la sua interfaccia semplice e intuitiva. Non occorre avere competenze tecniche particolari per poterlo utilizzarle: in pochi clic chiunque può ottenere le informazioni territoriali desiderate. 

Un altro grande vantaggio è la completezza delle informazioni fornite che provengono da fonti ufficiali e sono costantemente soggette a monitoraggio e aggiornamento, garantendo così l’affidabilità del dato.

Per concludere, la sentenza del Consiglio di Stato 2808/2025 rappresenta un passo significativo verso l’integrazione delle energie rinnovabili nel patrimonio architettonico e paesaggistico italiano. 

Riconoscendo l’obiettivo di interesse nazionale della produzione energetica da fonti rinnovabili, impone alle amministrazioni un onere motivazionale più stringente per i dinieghi, richiedendo una valutazione caso per caso basata sull’effettiva integrazione e minimizzazione dell’impatto visivo. 

All’interno di questo contesto normativo in evoluzione, strumenti come UrbisMap diventano essenziali per tecnici, amministrazioni e cittadini, in quanto offre la capacità di consultare rapidamente e affidabilmente la normativa vigente e i vincoli territoriali, consentendo di progettare installazioni di impianti fotovoltaici in modo consapevole e conforme, facilitando così la transizione energetica senza compromettere il valore del patrimonio storico. 

Verifica subito la normativa vigente e le zone idonee all’installazione di impianti fotovoltaici su UrbisMap!

Iscriviti alla newsletter per non perdere tutti gli aggiornamenti!

Resta sempre aggiornato, seguici sui nostri canali social! 👇👇👇