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Mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia: perché conoscerle e come UrbisMap semplifica la loro individuazione

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno diventando uno degli strumenti più concreti e innovativi per favorire la transizione energetica nei territori italiani.

Grazie a un modello basato sulla condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, le CER stanno trasformando città, quartieri e piccoli comuni in protagonisti attivi della produzione energetica locale. 

Per capire davvero quanto questo fenomeno stia crescendo e dove si stia sviluppando con maggiore intensità, diventa fondamentale disporre di strumenti che permettano di analizzare facilmente la presenza delle comunità energetiche sul territorio. 

Ed è proprio in questa direzione che si posiziona la mappa delle CER pubblicata su UrbisMap, una risorsa pensata per supportare amministrazioni, tecnici e cittadini nella conoscenza e nella progettazione delle comunità energetiche.

Nell’articolo di oggi vediamo insieme perché le CER rappresentano un’opportunità concreta per l’Italia, qual è lo stato di diffusione attuale e come gli strumenti digitali stanno rivoluzionando la capacità di monitorare, analizzare e progettare iniziative energetiche locali.

Cosa sono le CER e perché stanno crescendo così rapidamente

Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono configurazioni in cui un gruppo di utenti, come famiglie, imprese, enti pubblici, condomini o attività commerciali, decide di produrre energia da fonti rinnovabili e condividerla all’interno della stessa area di rete elettrica.

Il modello si basa su alcuni principi chiave: 

  • produzione locale da fonti rinnovabili, soprattutto fotovoltaico;
  • condivisione dell’energia tra i membri della comunità;
  • benefici ambientali, economici e sociali come obiettivo primario;
  • coinvolgimento attivo dei cittadini nel sistema energetico.

Operative dopo l’entrata in vigore del Decreto attuativo del MASE, le CER rappresentano oggi una risposta strategica alla necessità di ridurre le emissioni, abbattere i costi energetici e promuovere sistemi di produzione più resilienti e decentralizzati.

La diffusione delle CER in Italia: un fenomeno in rapida evoluzione

Negli ultimi anni l’interesse verso le Comunità Energetiche Rinnovabili è cresciuto a ritmi vertiginosi. 

Sempre più amministrazioni locali stanno prendendo in considerazione la creazione di comunità energetiche come strumento per valorizzare gli edifici pubblici e ridurre i consumi energetici delle famiglie più fragili.

Allo stesso modo, imprese, PMI e cooperative stanno scoprendo i vantaggi economici e strategici legati alla produzione condivisa di energia.

 Tuttavia, uno dei principali ostacoli rimane la mancanza di informazioni chiare e aggiornate sulla presenza e sulla distribuzione delle CER già avviate o in fase di progettazione.

Questo rende difficile:

  • Capire lo stato di avanzamento del fenomeno nel proprio territorio
  • Analizzare le aree in cui le CER potrebbero svilupparsi più facilmente
  • Valutare possibili collaborazioni tra enti, cittadini e imprese
  • Individuare modelli replicabili 

È proprio per colmare questa esigenza che strumenti innovativi come UrbisMap stanno diventando indispensabili.

La mappa delle CER su UrbisMap: uno strumento per orientarsi 

La mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata dalla RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), è stata pubblicata sul Geoportale UrbisMap con un obiettivo principale: rendere accessibile a tutti la visualizzazione e la consultazione delle CER attive o in sviluppo sul territorio italiano.

Attraverso un’interfaccia semplice e immediata, è possibile:

Visualizzare le CER presenti nelle diverse regioni: il Geoportale permette di individuare rapidamente dove si trovano le comunità energetiche, quali territori sono più attivi e come si sta espandendo il modello a livello nazionale. 

Comprendere la distribuzione geografica del fenomeno: le differenze regionali emergono chiaramente e consentono di analizzare dove le CER si sono sviluppate maggiormente e dove invece il processo è più lento.

Studiare contesto, dimensioni e tipologie: ogni CER può avere caratteristiche molto diverse, alcune nascono attorno a edifici pubblici, altre coinvolgono aziende, altre ancora sono composte da gruppi di cittadini o da condomini. La mappa permette di distinguere queste realtà e capire quali modelli sono più diffusi ed efficaci.

Supportare amministrazioni e professionisti nella fase progettuale: sapere cosa è stato già realizzato altrove permette di:

  • replicare buone pratiche
  • accelerare le decisioni
  • migliorare la pianificazione
  • ottimizzare i tempi di attivazione

Avere una panoramica completa delle CER esistenti è un enorme vantaggio competitivo, soprattutto nel momento in cui i fondi pubblici, come le risorse del PNRR, richiedono prestazioni rapide e ben strutturate.

Come consultare la mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia su UrbisMap

La consultazione della mappa delle CER in Italia su UrbisMap è semplice, veloce e intuitiva. 

Ecco una breve guida pratica per consultare la mappa in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e della sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Mappa interattiva RSE delle CER in Italia” per visualizzarla in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale.

3. Cerca adesso, utilizzando l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa,  il punto o l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura della mappa.

4. Tramite la tab dati, la seconda del menu principale, puoi ora visualizzare e consultare tutte le informazioni relative alle CER dell’area selezionata.

La mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili su UrbisMap è strutturata in diverse tavole tematiche, ciascuna delle quali offre una visualizzazione specifica del funzionamento delle CER:

Tavola livello strutturazione:

Questa tavola rappresenta la struttura delle CER, mostrando i vari livelli di implementazione e organizzazione delle comunità energetiche in Italia. 

Tavola modello organizzativo:

La tavola “modello organizzativo” descrive il tipo di struttura di gestione della comunità energetica, un’informazione vitale per i cittadini che desiderano aderire e per le amministrazioni che vogliono promuoverle. I modelli identificativi sono tre:

  • Public Lead: indica una comunità energetica in cui l’iniziativa è guidata principalmente da Enti pubblici, come amministrazioni locali o istituzioni pubbliche. Questi enti sono i principali protagonisti nella gestione e nell’organizzazione del progetto.
  • Community Energy Builder: in questo caso la comunità energetica è gestita e promossa direttamente dai membri della comunità. Sono le persone locali o associazioni che si uniscono per realizzare e gestire l’energia rinnovabile a livello comunitario, senza il predominio di enti pubblici o grandi aziende.
  • Pluralista: si tratta di una struttura che vede la gestione della comunità in mano a diversi attori, ovvero enti pubblici, privati e i cittadini stessi.

Tavola tecnologia di generazione

Questa tavola si concentra sulle tecnologie utilizzate per la generazione di energia all’interno delle CER, indicando dunque le varie fonti di energia rinnovabile adottate (fotovoltaico, eolico o la combinazione di più fonti).

La visualizzazione integrata delle informazioni contenute all’interno delle diverse tavole interattive permette quindi di avere una panoramica dettagliata sulla distribuzione delle CER e sul loro funzionamento in Italia. 

In sintesi, la mappa delle CER su UrbisMap non è solo un elenco di punti sul territorio, ma è il punto di partenza per una pianificazione informata. 

Unita alla disponibilità gratuita della mappa delle cabine primarie e degli strumenti urbanistici di tutto il territorio nazionale, rappresenta un valore aggiunto significativo che semplifica la partecipazione e lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia, fornendo a cittadini e tecnici la base informativa necessaria per interagire con l’ecosistema di supporto e agire attivamente nella transizione energetica locale.

Consulta subito la mappa delle Comunità Energetiche Rinnovabili d’Italia sul Geoportale UrbisMap!

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Piano Regolatore Generale di Aosta disponibile su UrbisMap

Il Piano Regolatore Generale di Aosta è lo strumento fondamentale che regola l’uso, l’organizzazione e le trasformazioni edilizie e urbanistiche dell’intero territorio comunale di Aosta, agendo in piena conformità con la normativa regionale in materia urbanistica.

Il PRG di Aosta, approvato originariamente con deliberazione del Consiglio Comunale n.76 del 25 novembre 2009 e pubblicato sul BUR n.50 del 15 dicembre 2009, è un organismo normativo in continua evoluzione. 

Le Norme Tecniche di Attuazione (NTA), cuore normativo del Piano, sono state oggetto di numerosi aggiornamenti e varianti non sostanziali nel corso degli anni, come quella approvata il 23 ottobre 2024, per recepire sia le dinamiche territoriali che le modifiche legislative, inclusi adeguamenti relativi ad accordi di programma cruciali per la città.

La disciplina urbanistica, come previsto dalla Legge Regionale n.11 del 6 aprile 1998, persegue l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile, gestendo le risorse in modo misurato e compatibile con l’ambiente.

Gli elaborati costitutivi del PRG di Aosta

La consultazione del PRG richiede un’analisi combinata e attenta di un vasto insieme di elaborati tecnici e normativi. Gli atti che costituiscono il Piano Regolatore Generale di Aosta sono vincolanti e cogenti e si suddividono in diverse componenti fondamentali:

1. Relazione e Norme Tecniche di Attuazione (NTA): la relazione illustrativa non solo giustifica e inquadra le scelte di progetto, ma fornisce anche gli elementi necessari per l’interpretazione delle determinazioni del Piano. 

Le NTA costituiscono la componente normativa cruciale.

2. Cartografia motivazionale (M1-M5): queste tavole offrono l’analisi e il quadro di riferimento per le scelte progettuali. Includono carte che analizzano l’assetto generale e l’uso turistico del territorio (M1), i valori naturalistici (M2), l’uso del suolo e le strutture agricole (M3), il paesaggio e i beni culturali (M4) e i vincoli paesaggistici-ambientali (M5).

3. Cartografia prescrittiva (P1-P6): dettagliano gli indirizzi di tutela, valorizzazione e zonizzazione. Riguardano la tutela del paesaggio e dei beni culturali (P1), la valorizzazione naturalistica (P2), gli elementi e le attrezzature di rilevanza urbanistica (P3, P6) e la zonizzazione dei servizi e della viabilità (P4, P5).

4. Cartografia ed elaborati delle sottozone do tipo A (C1-C5, A1-A4): sono specifici per il centro storico di Aosta (Aa) e i nuclei frazionali, includendo la classificazione degli edifici e gli elementi integrativi necessari per l’attuazione del piano in queste aree storiche.

5. Elaborati di approfondimento e specialistici (D1-D4): questi includono la zonizzazione (D1), la viabilità (D2) e l’elaborato tecnico sul rischio di incidente rilevante (D3). Inoltre, le cartografie degli ambiti inedificabili (frane, inondazioni e boschi), approvate ai sensi della L.R. 11/1998, sono parte integrante e prevalente del PRG.

Gli obiettivi principali della pianificazione di Aosta

Il PRG di Aosta condivide obiettivi fondamentali con la normativa regionale (L.R. 11/1998) e con altri piani comunali. 

Tutela del patrimonio e qualificazione urbana

Un obiettivo primario è la conservazione e il recupero integrato del Centro storico (Zona Aa) e dei Nuclei Storici Frazionali (Zone Ac, Ae, Af). Gli interventi in queste aree sono volti a preservare l’insieme storico-archeologico, gli edifici, gli spazi aperti e le reti infrastrutturali di interesse. In particolare, nel centro storico, gli interventi devono evitare contraffazioni tipologiche e stilistiche e l’introduzione di elementi estranei alle tradizioni costruttive. 

Per le zone collinari e urbane esistenti (Zone B), l’obiettivo è il miglioramento, il riordino e la riorganizzazione della trama edilizia urbana e la riqualificazione del patrimonio insediativo.

Definizione degli equilibri funzionali e dei servizi

Il PRG di Aosta stabilisce gli equilibri funzionali condizionando gli atti di gestione urbanistica alla zonizzazione del piano stesso. 

Questo si realizza dimensionando l’offerta di spazi pubblici, infrastrutture e servizi di interesse collettivo (come il verde pubblico e i parcheggi) in modo da soddisfare la domanda potenziale degli abitanti esistenti e la capacità insediativa teorica del piano. 

Inoltre, il piano promuove attivamente il recupero del patrimonio edilizio esistente rispetto alla nuova costruzione. Vengono fissate verifiche triennali per monitorare il rapporto tra potenziale di nuova edificazione e recupero, con l’obiettivo di dimezzare il valore iniziale nell’arco di dieci anni attraverso eventuali azioni correttive (come incentivi economici o limitazioni alla nuova edificazione).

Difesa del suolo e mitigazione dei rischi

Il PRG di Aosta dedica grande attenzione alla riduzione dei rischi naturali e alla difesa del suolo. Le disposizioni relative agli ambiti inedificabili (frane, inondazioni, ecc) prevalgono in ogni caso sulle normative delle singole sottozone. Nelle aree soggette a rischio non è ammessa alcuna capacità edificatoria. 

Per gli interventi di nuova costruzione o sostituzione edilizia, le norme richiedono la presentazione di una relazione geologica e geotecnica per accertare la fattibilità delle opere e valutare i possibili effetti dannosi sul terreno circostante e sul regime idrologico. 

Promozione dell’efficienza energetica

Il Piano Regolatore Generale di Aosta integra disposizioni per il contenimento dei consumi energetici e lo sviluppo delle energie rinnovabili. 

Le nuove costruzioni sono soggette all’obbligo di realizzazione di sistemi a fonti rinnovabili per l’acqua calda sanitaria e l’energia elettrica. 

Vengono previsti incentivi volumetrici o superfici non computate per l’adozione di misure di isolamento termico che superino i minimi di legge, come l’incremento dello spessore delle pareti perimetrali. 

Inoltre le nuove costruzioni devono garantire che il rapporto tra aree esterne permeabili e aree complessive esterne sia maggiore di 0.5.

Come consultare il PRG di Aosta sul Geoportale UrbisMap

La consultazione del Piano Regolatore Generale è essenziale per professionisti, cittadini e tecnici. In linea con l’obiettivo di rendere la disciplina urbanistica trasparente, semplice e rapida, il PRG di Aosta è reso disponibile sul Geoportale UrbisMap.

UrbisMap offre un accesso intuitivo, garantendo che i dati siano aggiornati e coerenti con la normativa vigente. 

La consultazione è pensata per essere accessibile a tutti, inclusi coloro che non possiedono specifiche competenze tecniche.

Ecco una piccola guida pratica per consultare il PRG di Aosta in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Cerca il territorio di Aosta tramite l’apposita barra o direttamente dalla mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Dalla tab dati, la seconda del menu principale, consulta ora tutte le informazioni relative al Piano Regolatore Generale di Aosta.

UrbisMap, per una consultazione completa del Piano Regolatore Generale di Aosta , mette a disposizione degli utenti anche i seguenti documenti:

– Norme Tecniche di Attuazione di Aosta 

– Regolamento edilizio

Entrambi i documenti sono scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale. 

In sintesi, il PRG di Aosta è uno strumento dinamico e complesso, orientato alla tutela del suo ricco patrimonio storico-culturale e alla riqualificazione urbana e territoriale in ottica di sostenibilità. 

L’utilizzo di un Geoportale come UrbisMap come strumento di consultazione, garantisce un accesso gratuito e puntuale a dati urbanistici aggiornati, consentendo agli utenti di verificare facilmente parametri edilizi, vincoli territoriali e destinazioni d’uso. 

Link al piano: https://www.urbismap.com/aosta

Consulta subito il Piano Regolatore Generale di Aosta, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Adeguamento delle piattaforme SUE: prima finestra PNRR in scadenza

La prima finestra di candidatura per ottenere i finanziamenti volti all’adeguamento delle piattaforme SUE è in scadenza.

A seguito della pubblicazione della seconda edizione degli Avvisi PNRR per la digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE – Misura 2.2.3, l’ultima data utile per presentare la domanda è il 9 dicembre 2025 entro le ore 23:59. Candidarsi entro questa data garantisce di ricevere l’esito a partire dal 10 dicembre 2025.

L’Avviso, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica, rappresenta un’opportunità irripetibile, finanziata dall’Unione Europea nel contesto dell’iniziativa Next Generation EU. 

Il suo obiettivo primario è l’allineamento dei sistemi informatici degli Sportelli Unici dell’Edilizia alle nuove Specifiche Tecniche di interoperabilità definite da AgID.

L’obiettivo del finanziamento: standardizzazione e interoperabilità totale

L’adeguamento delle piattaforme SUE non è solo un obbligo normativo, ma un passo decisivo verso la modernizzazione della Pubblica Amministrazione.

L’intervento mira a standardizzare i processi e le procedure e a rendere i sistemi pienamente interoperabili.

L’obiettivo finale è permettere l’utilizzo di un unico sistema per la gestione dell’edilizia sia produttiva che residenziale.

Il Sub-investimento 2.2.3 concorre al raggiungimento della milestone europea M1C1-63, che prevede la completa semplificazione e creazione di un archivio di tutte le procedure semplificate e dei corrispondenti regimi amministrativi con piena validità giuridica su tutto il territorio nazionale, per un totale di 600 procedure critiche, con scadenza al 30 giugno 2026.

I destinatari ammessi al contributo sono i Comuni in forma singola e i Comuni costituiti in forma associata (Unioni, Consorzi, Convenzioni), a condizione che siano dotati, o intendano dotarsi, di una piattaforma per la gestione delle pratiche SUE di Front – Office, Back – Office e/o Componente Enti terzi.

Dimensioni finanziarie e modalità di erogazione

La dotazione finanziaria complessiva per gli Avvisi della II edizione è significativa:

– Per i Comuni in forma singola: 12.793.574,65€.

– Per i Comuni in forma associata: 690.793,01€.

Il finanziamento è concesso come importo forfettario (lump sum). L’importo è determinato in base al costo di realizzazione degli interventi, al cluster di popolazione di appartenenza (calcolato per le associazioni sommando la popolazione dei comuni aderenti), e se le componenti informatiche SUE sono le stesse già utilizzate per il SUAP per un cluster di popolazione superiore a 250.000 abitanti ammonta a 79.380,36€ per i casi standard.

È cruciale ricordare che l’erogazione del finanziamento in un’unica soluzione avverrà solo a seguito del completo perfezionamento delle attività e del conseguimento del risultato atteso, in particolare dopo il superamento dei Black – Box Functionality Test (SBBT).

Interventi finanziabili 

Gli interventi finanziabili, dettagliati nell’Allegato 2 degli Avvisi, mirano a rendere il sistema SUE conforme alle Specifiche Tecniche di interoperabilità, assicurando la corretta integrazione con il Catalogo SSU.

L’adeguamento coinvolge tre componenti principali:

1. Front-Office SUE: L’interfaccia utilizzata da cittadini e tecnici per la presentazione delle pratiche. Gli interventi includono la realizzazione di funzioni per la sottomissione dell’istanza e della ricevuta al Back-office, la gestione della correzione SUe (regolarizzazione e notifica di improcedibilità) e la compilazione delle istanze (web form). È fondamentale anche l’integrazione con fonti dati autorevoli tramite PDND e l’integrazione con il Catalogo SSU per la consultazione di metadati.

2. Back-Office SUE: La componente interna di gestione del procedimento.

Gli interventi coprono la realizzazione di funzioni per il controllo formale dell’operatore SUE e la verifica di procedibilità, l’integrazione con fonti dati interne e la gestione delle comunicazioni verso il front-office (es: sottomissione richiesta di regolarizzazione). Inoltre, sono finanziabili le funzioni per l’inoltro dell’istanza e la ricezione/inoltro dell’esito dei controlli agli Enti Terzi.

3. Componente Enti Terzi: Essenziale per la comunicazione standardizzata con gli enti esterni. 

Gli interventi riguardano la ricezione dell’istanza dal back-office SUE, l’invio della richiesta di integrazione e la ricezione dell’istanza integrata, l’invio dell’esito dei controlli al back-office SUE e l’integrazione con il Catalogo SSU per la consultazione dei metadati. 

Cronoprogramma serrato e conformità PNRR

La tempistica è stringente: le attività di adeguamento devono essere completate entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto di ammissione al finanziamento. 

NB: Il rispetto di questa scadenza è cruciale per evitare la revoca del contributo.

Il processo si conclude ufficialmente con il superamento con esito positivo dei testi della Black Box (SBBT).

Un altro elemento fondamentale è l’obbligo di rispettare il principio “Do No Significant Harm” (DNSH). 

Le istruzioni operative DNSH, contenute nell’Allegato 4, specificano i requisiti ambientali per i fornitori ICT, applicabili al Sub-investimento 2.2.3. Questo principio assicura che gli interventi non arrechino un danno significativo agli obiettivi ambientali. 

Ad esempio, il finanziamento non copre attività non conformi alla normativa ambientale dell’UE e nazionale, come quelle legate ai combustibili fossili o agli inceneritori.

UrbisMap: il partner strategico per l’adeguamento delle piattaforme SUE

In un contesto di scadenze imminenti e di requisiti tecnici e normativi complessi, la scelta di un partner tecnologico esperto come UrbisMap diventa un fattore chiave.

Affidarsi a UrbisMap significa:

– Garanzia di conformità e tempestività: UrbisMap è in grado di fornire applicativi e software specifici che non solo soddisfano pienamente le rigorose specifiche tecniche di interoperabilità SUE definite da AgID, ma garantiscono anche l’esecuzione degli interventi entro i brevi termini di 90 giorni previsti da PNRR.

– Specializzazione nell’interoperabilità: il cuore dell’offerta di UrbisMap, particolarmente rilevante per il sub investimento 2.2.3, è lo sviluppo di sistemi di interoperabilità per l’Ente. Questi sistemi permettono al Geoportale e ai dati in esso contenuti di comunicare efficacemente con software esterni, piattaforme e i principali portali istituzionali (come SUAPE, SUAP e SUE).

– Ottimizzazione dell’uso dei fondi: utilizzare i fondi PNRR ottenuti per implementare soluzioni UrbisMap significa investire in una piattaforma che incrementa l’accessibilità ai dati, semplifica i procedimenti e contribuisce all’abbattimento della burocrazia. Ad esempio, attivando l’interoperabilità con lo sportello regionale SUAPE, i comuni possono ricercare, consultare e scaricare le pratiche presenti direttamente dal Geoportale UrbisMap, dove i dati vengono automaticamente georeferenziati. Questo consolida la documentazione edilizia, commerciale e urbanistica in un unico sistema integrato.

– Supporto al PNRR e allineamento strategico: scegliendo UrbisMap, le amministrazioni non si limitano a rispettare formalmente la Misura 2.2.3, ma contribuiscono attivamente a costruire l’ecosistema digitale nazionale, come descritto nel Piano Triennale della PA, rendendo i servizi più efficienti e trasparenti.

In sintesi, l’adeguamento delle piattaforme SUE è un passaggio necessario per il futuro digitale della PA. Scegliere UrbisMap come fornitore assicura che i fondi vengano impegnati per soluzioni tecnologiche conformi, veloci e che massimizzino i benefici dell’interoperabilità a lungo termine.

Avviso per i Comuni singoli – II edizione: https://areariservata.padigitale2026.gov.it/Pa_digitale2026_dettagli_avviso?id=a01bU00000R7ITwQAN

Avviso per le Associazioni – II edizione: https://areariservata.padigitale2026.gov.it/Pa_digitale2026_dettagli_avviso?id=a01bU00000R8ECjQAN

Vuoi impegnare subito i fondi della Misura 2.2.3 per la digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE con UrbisMap e rispettare la scadenza del 9 dicembre? Contattaci subito utilizzando il form sottostante e definiremo insieme la soluzione più adatta per il tuo Comune o Associazione!

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Nuova legenda delle mappe sul Geoportale UrbisMap: come funziona e come usarla passo passo

Sul Geoportale UrbisMap arriva una nuova funzionalità attesa da molti utenti: la legenda delle mappe, finalmente integrata nell’interfaccia e sincronizzata con i layer visibili in tempo reale.

Se utilizzi spesso UrbisMap per consultazioni urbanistiche, vincoli territoriali, catasto o piani regolatori, sai benissimo quanto una legenda delle mappe chiara sia fondamentale per interpretare correttamente ciò che appare in mappa.

Grazie a questa implementazione la lettura delle informazioni e delle mappe diventa nettamente più immediata: la legenda è sempre disponibile, sia nelle schede informative della tab dati, sia in un menu laterale dedicato, pensato per dare una visione completa dei contenuti attivi sulla mappa.

Nell’articolo di oggi vedremo insieme cosa è stato introdotto, come funziona passo per passo e come utilizzarla per lavorare più velocemente e con maggiore precisione.

Perché una legenda delle mappe integrata cambia l’esperienza d’uso

Lavorare con le mappe di un geoportale significa confrontarsi continuamente con colori, simboli, poligoni sovrapposti, zonizzazioni e tematismi. Nei casi più complessi, come piani regolatori comunali, aree vincolate o piani di bacino, la sovrapposizione di layer può rendere più difficile capire cosa si sta guardando.

L’integrazione della legenda delle mappe di UrbisMap risolve proprio questa problematica, offrendo:

  • una lettura immediata e unificata dei layer attivi
  • una legenda sempre visibile durante la navigazione sulla mappa
  • chiarezza nella lettura dei dati, in quanto la tab dati adesso mostra anche la legenda dei piani coinvolti nel punto selezionato
  • un menu laterale dedicato, che raccoglie tutte le legende disponibili per la vista corrente
  • una sezione specifica “Visibili in mappa” che evidenzia i soli elementi realmente presenti in quel momento nella mappa

Cosa è stato introdotto nel dettaglio

La nuova funzione si articola, sostanzialmente, in tre componenti principali, pensate per integrarsi perfettamente con il flusso di utilizzo del Geoportale:

1. Legenda nella tab dati

La sezione dati del Geoportale raccoglie tutte le informazioni territoriali, normative e i vincoli delle aree geografiche consultate. 

Adesso, nella medesima sezione, le informazioni sono affiancate dalla legenda di come queste informazioni vengono visualizzate sulla mappa. 

Colori, simboli e nomi dei piani diventano così immediatamente leggibili e facilmente comprensibili. 

2. Menu laterale dedicato alla legenda 

Accanto alla mappa è ora presente un pannello laterale espandibile, completamente dedicato alla legenda delle mappe.

Aprendolo, troviamo l’intera struttura dei layer caricati nella mappa divisi in due sezioni: 

– “Visibili in mappa”, che indica quanti e quali layers si stanno visualizzando in quell’esatto momento sulla mappa.

– “Altri elementi”, che elenca gli altri layer disponibili per quella mappa ma non attivi al momento. 

Per ogni layer sono indicati colore o simbolo, nome ed eventuale categorizzazione interna. 

Il pannello è progettato per seguire la naturale logica di consultazione dell’utente; apri la mappa, esplori, attivi o disattivi layer e, contemporaneamente, hai sempre la legenda davanti agli occhi.

3. Sezione “visibili in mappa”: la grande novità

All’interno del menu laterale, come accennato poco sopra, la legenda non viene mostrata in blocco, ma è strutturata in modo intelligente.

In cima al pannello troviamo la sezione “Visibili in mappa” che fa una cosa molto semplice ma altrettanto importante: mostra solo gli elementi della legenda effettivamente visibili nella finestra di mappa in quel momento.

Non tutti i layer attivi, ma solo quelli che si stanno concretamente vedendo nella vista corrente.

Accanto alla voce c’è anche un numero che indica quanti elementi di quel tipo sono visibili, utile quando si lavora su tematismi molto densi o su aree molto estese.

Come consultare la nuova legenda delle mappe: guida passo passo

Vediamo adesso insieme, con una breve guida pratica, come visualizzare questa nuova funzionalità e come sfruttarla nel tuo lavoro quotidiano:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi al Geoportale 

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” scegli la mappa che ti interessa consultare

3. Ricerca adesso, tramite l’apposita barra o direttamente tramite mappa, il punto o l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura delle informazioni e quindi della legenda.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, troverai ora tutte le informazioni territoriali, comprese di legenda, che riguardano il punto cliccato. 

5. Apri l’icona del pannello laterale per consultare la legenda completa della mappa e vedere quali piani sono attivi. 

6. Controlla, sempre dal menu laterale, gli elementi visibili in mappa. Qui trovi solo gli elementi effettivamente presenti nella vista corrente, un’indicazione numerica della quantità di elementi visualizzati e un elenco aggiornato automaticamente quando sposti la mappa, zoomi o attivi/disattivi layer.

Questa è la sezione ideale per capire immediatamente cosa stai guardando, soprattutto quando lavori con molte sovrapposizioni cartografiche.

 Quando questa funzione diventa davvero utile

La nuova legenda delle mappe si rivela particolarmente efficace in diversi scenari, come:

Analisi urbanistica: capire subito a quale zona appartiene un’area, quali piani insistono sul territorio e quali simboli rappresentano vincoli. 

Verifiche di conformità: quando occorre verificare o documentare in modo puntuale la coerenza tra area e normativa.

Progettazione tecnica: sapere esattamente quali layer sono visibili durante elaborazioni o confronti.

Presentazioni o relazioni: la legenda aiuta a preparare estratti chiari e corretti, riducendo il rischio di interpretazioni errate.

In sintesi, la nuova legenda delle mappe del Geoportale UrbisMap è stata implementata per rendere la consultazione cartografica più semplice, immediata e precisa, ma soprattutto per migliorare il lavoro quotidiano di tecnici, professionisti e amministrazioni. Grazie alla doppia visualizzazione fornita dalla tab dati e dal pannello laterale, infatti, tutti gli elementi della rappresentazione cartografica sono finalmente sotto controllo. 

Scopri la nuova legenda delle mappe di UrbisMap: ti aspettiamo sul Geoportale!

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Dissesto idrogeologico: cause, impatto umano e prevenzione 

Negli ultimi anni il territorio italiano è stato protagonista di un preoccupante aumento di eventi meteorologici estremi che hanno messo in luce la sua intrinseca fragilità.

Fenomeni come frane, alluvioni improvvise ed esondazioni sono diventati ricorrenti e spesso devastanti. Il dissesto idrogeologico, ovvero l’insieme dei processi morfologici che generano la degradazione del suolo, è un problema che non risparmia nessuna regione, interessando tutta l’Italia da nord a sud, senza eccezioni.

Per comprendere la gravità della situazione, basti pensare che tra il 1970 e il 2019, frane e inondazioni hanno causato 1.673 morti e oltre 320.000 evacuati. Tuttavia, i dati più recenti confermano che questa vulnerabilità è una condizione strutturale in peggioramento. Secondo l’ultimo rapporto ISPRA nel 2024, infatti, ben il 94,5% dei comuni italiani è a rischio di frana, alluvione, erosione costiera o valanghe. 

In un contesto sempre più complesso e vulnerabile, disporre di strumenti aggiornati e affidabili per monitorare il rischio idrogeologico è di fondamentale importanza, non solo per i professionisti e le Pubbliche Amministrazioni, ma anche per ogni singolo cittadino.

dissesto iil Geoportale UrbisMap si propone come un alleato strategico, fornendo accesso facilitato e intuitivo a strumenti conoscitivi essenziali per la prevenzione del dissesto idrogeologico: la mappa nazionale del dissesto idrogeologico e la carta idrogeologica d’Italia.

Il quadro del dissesto idrogeologico in Italia: dati e impatti

L’Italia è naturalmente predisposta a questi eventi a causa delle sue caratteristiche morfologiche, litologiche e idrografiche.

Si conferma uno dei Paesi europei più esposti al rischio frane, con oltre 636.000 fenomeni censiti nell’inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (FFI).

L’esposizione al rischio è impressionante: 

– Circa 5,7 milioni di abitanti sono a rischio frane, di cui 1,28 milioni risiedono in aree ad alta pericolosità (P3 e P4).

– Quasi 7 milioni di abitanti vivono in aree soggette ad alluvione.

– Oltre 2 milioni e 115 mila edifici e più di 727 mila imprese si trovano nelle aree più esposte al rischio idrogeologico.

– Si contano oltre 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana e quasi 34.000 beni culturali a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità media.

Il quadro conoscitivo, migliorato grazie a studi più dettagliati delle Autorità di bacino distrettuali, ha portato a un aumento della superficie a pericolosità per frane dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) del 15% tra il 2021 e il 2024, raggiungendo i 69.500 chilometri quadrati, equivalenti al 23% del territorio nazionale. 

Incrementi significativi sono stati rilevati in regioni come la Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%) e Sicilia (+20,2%).

Il triennio 2022-2024 è stato particolarmente segnato da eventi idro-meteorologici di eccezionale intensità, tra cui le esondazioni nelle Marche (settembre 2022), le colate rapide di fango e detrito a Ischia (novembre 2022) e le alluvioni in Emilia Romagna (maggio 2023).

Le cause: clima e azioni umane

Il dissesto idrogeologico è un problema complesso che deriva dall’interazione di fattori fisici (morfologia e clima) e attività umane non sostenibili.

1. Cambiamenti climatici: l’emergenza climatica intensifica i fenomeni meteorologici estremi. L’incremento della frequenza delle piogge intense e concentrate determina un aumento delle frane superficiali, delle colate rapide di fango e detriti e delle “flash flood”, ovvero le piene rapide e improvvise.

2. Impatto antropico: l’espansione urbanistica non pianificata, spesso accompagnata da alti tassi di abusivismo edilizio, ha esposto inconsapevolmente ampie fasce di popolazione a rischio. Le principali cause legate all’azione umana includono:

  • La cementificazione: riduce la permeabilità dei terreni, specialmente vicino ai corsi d’acqua, aggravando il rischio. 
  • La deforestazione e il disboscamento intensivo: la drastica riduzione della vegetazione e delle radici indebolisce i terreni, compromettendo la loro capacità di trattenere l’acqua e di resistere alle frane.
  • L’intervento sui corsi d’acqua: deviare il percorso dei fiumi (spesso per scopi edilizi) o cementificare i loro letti aumenta la pericolosità.

Per contrastare questo fenomeno, strumenti come UrbisMap forniscono elementi chiave per la prevenzione e la mitigazione del rischio, promuovendo una strategia basata sulla conoscenza e la mappatura.

La mappa nazionale del dissesto idrogeologico

La mappa nazionale del dissesto idrogeologico è uno strumento conoscitivo essenziale. Si tratta di una base cartografica ufficiale curata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) che integra rilievi nazionali con studi più dettagliati delle Autorità di Bacino Distrettuali.

Cosa fornisce la mappa 

La mappa riporta le classi di pericolosità su tutto il territorio italiano in relazione a frane e alluvioni. Essa include anche gli indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, imprese, beni culturali e immobili, oltre alle aree di attenzione (AA) che richiedono particolare tutela.

A cosa serve

Consultare la mappa nazionale del dissesto idrogeologico è cruciale prima di progettare qualsiasi opera o acquistare un immobile. Permette a tecnici e amministratori di pianificare gli interventi di mitigazione del rischio e di regolamentare l’uso del suolo con vincoli specifici. 

La carta idrogeologica d’Italia

Parallelamente, la conoscenza delle acque sotterranee è una necessità strategica.

In Italia circa l’85% delle risorse idriche destinate al consumo umano scorre nel sottosuolo.

La carta idrogeologica d’Italia è la rappresentazione cartografica ufficiale di queste risorse. Realizzata da ISPRA in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e altri enti di ricerca, la nuova versione aggiornata del 2025, è il risultato di un importante lavoro di omogeneizzazione e aggiornamento che supera la cartografia nazionale risalente ai primi anni ‘80. 

Quali informazioni restituisce

Consultando la carta idrogeologica d’Italia si ottiene un quadro completo del patrimonio idrico nascosto: 

– Complessi idrogeologici: i gruppi di rocce con permeabilità simile.

– Produttività degli acquiferi: la capacità dell’acquifero di fornire acqua in modo sostenibile.

– Piezometria: linee isopieze che indicano la quota della superficie della falda e la direzione del flusso sotterraneo.

– Sorgenti e punti d’acqua: localizzazione delle sorgenti principali.

– Circolazione idrica: i limiti dei bacini idrogeologici e le direttrici del flusso.

Importanza strategica

La carta idrogeologica d’Italia è fondamentale per supportare la lotta alla siccità, prevenire i rischi di inquinamento e guidare la pianificazione territoriale per garantire uno sviluppo sostenibile, evitando interferenze con le risorse idriche.

Perché  e come la consultazione di queste mappe aiuta a prevenire il dissesto idrogeologico

La prevenzione del dissesto idrogeologico si basa prima di tutto sulla conoscenza del territorio e sulla capacità di individuare con precisione le aree vulnerabili. 

La mappa nazionale del dissesto idrogeologico e la carta idrogeologica d’Italia rappresentano strumenti indispensabili per anticipare le criticità e pianificare interventi efficaci. 

La prima ci mostra dove il rischio di frane, alluvioni ed esondazioni è più elevato, grazie alla classificazione delle pericolosità. 

La seconda consente di interpretare il comportamento delle acque sotterranee, individuando falde, acquiferi produttivi, aree di ricarica e terreni a diversa permeabilità: informazioni determinanti per valutare la stabilità dei suoli e l’evoluzione dei fenomeni idrogeologici.

Consultare entrambe le mappe permette di prevenire il dissesto idrogeologico, in quanto consente di riconoscere i fattori di rischio prima che si manifestino: edificare in zone meno vulnerabili, progettare opere di mitigazione calibrate sul contesto geologico e idrico, migliorare la gestione delle acque superficiali e sotterranee, evitare scelte urbanistiche che potrebbero aggravare la pericolosità. 

Allo stesso tempo, anche cittadini e imprese possono trarne beneficio, verificando in autonomia la sicurezza del luogo in cui vivono o intendono investire. 

Come consultare la mappa del dissesto idrogeologico e la carta idrogeologica d’Italia su UrbisMap: guida passo passo

Il Geoportale UrbisMap è progettato per rendere le informazioni territoriali accessibili a tutti, anche a chi non ha una formazione tecnica.

Ecco una guida passo passo per consultare i dati del dissesto idrogeologico e della carta idrogeologica:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce desiderata:

  • “Mappa nazionale del dissesto idrogeologico – ISPRA” per la stabilità del suolo e i vincoli . Questa verrà visualizzata in sovrapposizione alla mappa di sfondo con colorazioni differenti che indicano le classi di pericolosità.
  • “Carta idrogeologica d’Italia” per le acque sotterranee. Su UrbisMap questa carta è suddivisa in 3 tavole: Complesso Idrogeologico, Area Urbanizzata e Produttività Acquifero.

3. Ricerca tramite l’apposita barra o direttamente dalla mappa, l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura delle informazioni.

4. Dalla tab dati, la seconda del menu principale, potrai ora consultare tutte le informazioni territoriali, comprese quelle idrogeologiche, relative al punto cliccato (ad esempio: P2/pericolosità da frana media).

I vantaggi di UrbisMap: integrazione e affidabilità

Scegliere UrbisMap per la consultazione di questi dati ufficiali offre notevoli vantaggi:

Piattaforma unica e integrata: il vero punto di forza di UrbisMap è l’integrazione. Il Geoportale permette di visualizzare contemporaneamente la Mappa del dissesto idrogeologico o la carta idrogeologica con altri strati informativi cruciali, come i piani regolatori comunali, i vincoli paesaggistici e ambientali, il catasto nazionale o la carta geologica d’Italia.

Dati ufficiali e aggiornati: tutte le informazioni provengono da fonti ufficiali (come l’ISPRA) e sono costantemente monitorate e aggiornate, garantendo la massima affidabilità del dato.

Risparmio di tempo: si eliminano la necessità di scaricare file complessi o consultare portali separati.

Accessibilità: il Geoportale è intuitivo e accessibile a tutti, facilitando la presa di decisioni consapevoli da parte di cittadini, professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni.

In sintesi, la mappa nazionale del dissesto idrogeologico e la carta idrogeologica d’Italia sono strumenti fondamentali per affrontare le sfide della sicurezza territoriale e la prevenzione del dissesto idrogeologico. La loro consultazione, resa immediata e integrata da piattaforme come UrbisMap, permette a tutti gli utenti di prendere decisioni informate e di contribuire attivamente alla mitigazione del rischio.

Consulta subito la Mappa nazionale del dissesto idrogeologico e la Carta idrogeologica d’Italia sul Geoportale UrbisMap

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PRGC di Cogne: consultazione online disponibile su UrbisMap

Disponibile gratuitamente sul Geoportale UrbisMap il PRGC di Cogne, località alpina della Valle d’Aosta. 

Questo strumento, cruciale per la gestione e la trasformazione del territorio in un contesto ambientale e paesaggistico di altissimo valore, offre a cittadini, professionisti e tecnici la possibilità di consultare in modo semplice, rapido e trasparente la disciplina urbanistica vigente, le destinazioni d’uso e i vincoli territoriali di ogni area.

La Legge Regionale n.11 del 6 aprile 1998, che definisce la normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta, stabilisce che il PRG (o PRGC) sia lo strumento generale di pianificazione che persegue uno sviluppo sostenibile, gestendo le risorse in modo misurato e compatibile con l’ambiente. 

Esso mira a tutelare il paesaggio e i beni culturali, a riservare le buone terre coltivabili all’agricoltura, a promuovere il recupero del patrimonio edilizio esistente, a qualificare le zone produttive e a favorire una distribuzione equilibrata della popolazione, evitando l’edificazione sparsa. 

Il Piano Regolatore Comunale Generale di Cogne, in particolare, definisce l’organizzazione dell’intero territorio comunale, stabilendo gli usi e le modalità per il suo corretto impiego nel rispetto della storia delle comunità.

L’evoluzione della Variante Generale del PRGC di Cogne

L’attuale impianto normativo si fonda sulla Variante Generale al Piano Regolatore Generale Comunale, la cui approvazione definitiva è avvenuta in due fasi: prima dalla Giunta Regionale con Deliberazione n.1206 del 9 settembre 2016, e poi in via definitiva dal Consiglio Comunale con Deliberazione n.51 del 30 novembre 2016.

Questo strumento viene costantemente aggiornato per recepire le esigenze territoriali e legislative. 

Le Norme Tecniche di Attuazione, per esempio, sono state aggiornate a giugno 2022, includendo diverse modifiche e varianti succedutesi nel tempo.

Tra gli aggiornamenti significativi ricordiamo la VNCV n.1 (approvata con DCC n.15 del 26/03/2018, la DGC n.54 del 12/07/2018, la VNS n.1 A approvata con DCC n.48 del 29/12/2018 e la VNS n. 1 B approvata con DCC n.13 del 22/03/2019.

Gli elaborati costitutivi del PRGC di Cogne

Il PRGC di Cogne si compone di un vasto insieme di elaborati tecnici. Questi si suddividono in:

– Cartografia motivazionale (M1-M5), che include l’assetto generale del territorio, l’analisi dei valori naturalistici, l’uso del suolo e delle strutture agricole, l’analisi del paesaggio e dei beni culturali e i vincoli paesaggistici.

– Cartografia prescrittiva (P1-P4), che dettaglia la tutela e valorizzazione del paesaggio (P1), la tutela naturalistica (P2), gli elementi e le attrezzature di rilevanza urbanistica (P3) e la zonizzazione, i servizi e la viabilità (P4).

– La Relazione unitamente al SERILO (Sistema di Rilevamento e Localizzazione delle OPERE).

– Le Norme Tecniche di Attuazione (NTA)

– PrgDati, contenente i dati del piano

La consultazione del PRG richiede una lettura attenta e combinata di diversi elementi. Per individuare le disposizioni applicabili a un intervento, è necessario considerare la specifica sottozona (Art. 44 a 60), le eventuali aree (Art. 61 e 62), il rispetto degli equilibri funzionali (Art. 11 a 16) e gli ambiti inedificabili ( Art. 66 a 71).

La relazione tecnica allegata ai progetti deve dimostrare la rispondenza a tutte queste disposizioni, pena l’irricevibilità. 

Gli obiettivi del PRGC di Cogne

Gli obiettivi del Piano Regolatore Generale Comunale di Cogne si concentrano sulla rigorosa tutela del territorio montano e sulla gestione dello sviluppo.

1. Sviluppo sostenibile e utilizzo corretto del territorio

L’obiettivo fondamentale del PRGC, in linea con la normativa regionale, è perseguire uno sviluppo sostenibile, gestendo le risorse in modo misurato e compatibile con l’ambiente. A tal fine, il piano definisce l’organizzazione dell’intero territorio comunale, stabilendo gli usi appropriati e le modalità per il suo corretto impiego a soddisfare le esigenze delle comunità e degli individui, nel rispetto della storia di quelle comunità. 

2. Tutela ambientale e conservazione del paesaggio

La difesa del paesaggio è uno dei cardini del PRGC di Cogne. Per raggiungere questo obiettivo il piano recepisce e traduce, alla scala comunale, le prescrizioni del Piano Territoriale Paesistico (PTP), che rappresenta la guida principale per la tutela dei valori paesaggistici della Valle d’Aosta.

Questo impegno si declina in diversi aspetti:

  • Conservazione delle unità di paesaggio: il PRGC tutela i sistemi di relazione visiva che caratterizzano Cogne.
  • Protezione del patrimonio naturalistico: vengono salvaguardati gli elementi di particolare pregio naturale (strutture geologiche, siti mineralogici, ghiacciai, cascate, ecc) riconoscendo il loro valore identitario e scientifico.
  • Valorizzazione dell’eredità storica e architettonica: anche gli edifici di interesse culturale situati al di fuori dei centri storici ricevono una tutela specifica. Per essi il PRGC promuove interventi che eliminino usi impropri, permettano una funzione più coerente e ne preservino il valore, riducendo al minimo le trasformazioni.

Il risultato è un approccio complessivo alla tutela che considera ambiente, storia e cultura come parti inseparabili dello stesso patrimonio. 

3. Garantire gli equilibri funzionali e la qualità dei servizi

Un altro obiettivo fondamentale del PRGC di Cogne riguarda la verifica degli equilibri funzionali, ovvero la capacità del territorio di sostenere le attività che ospita.

Questo principio viene applicato a due livelli:

– da un lato mediante la verifica della presenza di infrastrutture essenziali, come un adeguato sistema idrico, una rete fognaria efficiente e una corretta accessibilità;

– dall’altro, attraverso il monitoraggio dei servizi alla popolazione, che includono assistenza sanitaria, sicurezza, istruzione, cultura, ricreazione e parcheggi.

Il piano prevede che l’amministrazione comunale effettui un controllo periodico su tali servizi, così da individuare eventuali carenze e programmare gli interventi necessari.

L’obiettivo non si limita, dunque, solo a regolare il territorio, ma assicurare che gli abitanti dispongano di infrastrutture e servizi adeguati, in un’ottica di benessere e qualità della vita.

4. Riduzione dei rischi naturali e difesa del suolo

La posizione alpina di Cogne impone al PRGC un’attenzione particolare al tema della sicurezza.

Il piano individua e disciplina con precisione gli ambiti inedificabili, ovvero quelle aree soggette a rischi naturali come frane, fenomeni di trasporto di massa, alluvioni, zone umide, valanghe e slavine.

In queste zone gli interventi edilizi sono fortemente limitati o del tutto esclusi, salvo opere pubbliche finalizzate alla messa in sicurezza.

Lo scopo è quello di proteggere gli insediamenti esistenti e prevenire potenziali danni a persone e strutture, limitando nuove edificazioni in aree vulnerabili e promuovendo interventi strutturali che migliorino la sicurezza complessiva del territorio.

5. Regolazione equilibrata delle attività economiche

Il PRGC di cogne orienta anche lo sviluppo economico del territorio, riconoscendo il valore delle sue principali componenti: agricoltura di montagna, patrimonio edilizio esistente e turismo.

In quest’ottica il piano:

  • favorisce il recupero del patrimonio edilizio, limitando al minimo il consumo di nuovo suolo e promuovendo interventi di riqualificazione e manutenzione.
  • Riserva all’agricoltura le aree più fertili, preservando così una componente fondamentale del paesaggio e dell’economia tradizionale di Cogne.
  • Regola lo sviluppo turistico, legandolo a un apposito programma di sviluppo turistico (PST) che deve essere coerente con gli indirizzi del PTP e con le specificità della stazione di Cogne.

Come consultare il PRGC di Cogne sul Geoportale UrbisMap

Il PRGC di Cogne è uno strumento di pianificazione denso e complesso, necessario per bilanciare lo sviluppo turistico e agricolo con la conservazione di un ambiente montano fragile e prezioso, caratterizzato da forti vincoli paesaggistici e idrogeologici.

Il Geoportale UrbisMap mette a disposizione il PRGC di Cogne, offrendo un processo di consultazione semplice e intuitivo e garantendo l’accesso a dati aggiornati e coerenti con la normativa vigente.

La consultazione del piano è stata pensata per essere rapida, intuitiva e accessibile a tutti, compresi coloro che non possiedono competenze tecniche specifiche.

Vediamo insieme come accedere al PRGC di Cogne in poche e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Cerca il territorio di Cogne tramite l’apposita barra o direttamente dalla mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Dalla tab dati, la seconda del menu principale, consulta ora tutte le informazioni relative al Piano Regolatore Generale Comunale di Cogne.

UrbisMap, per una consultazione completa del PRCG di Cogne mette a disposizione degli utenti anche i seguenti documenti:

– Norme Tecniche di Attuazione (NTA) di Cogne

– Regolamento edilizio 

Entrambi i documenti sono scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale.

Perché scegliere UrbisMap come strumento di consultazione?

UrbisMap garantisce l’accesso a dati aggiornati provenienti da fonti ufficiali, promuovendo la trasparenza e semplificando la verifica di parametri edilizi, destinazioni d’uso e vincoli territoriali. 

Consultare il PRGC di Cogne sul Geoportale UrbisMap offre notevoli vantaggi: interfaccia intuitiva, accesso gratuito a dati urbanistici, possibilità di scaricare report dettagliati per supportare le pratiche edilizie e la garanzia di avere informazioni aggiornate e coerenti con la normativa vigente.

Link al piano: https://www.urbismap.com/cogne

Consulta subito il Piano Regolatore Generale Comunale di Cogne, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Zone sismiche Italia: classificazione e mappa aggiornata

L’Italia, per la sua complessa posizione geologica, è un territorio interamente sismico. 

Ciò significa che tutti i comuni italiani possono potenzialmente subire danni a causa di eventi sismici.

Per mitigare gli effetti dei terremoti e garantire la sicurezza delle costruzioni, è stato sviluppato uno strumento cruciale: la classificazione sismica.

Questa classificazione prevede la suddivisione del territorio italiano in zone sismiche, ovvero aree caratterizzate da un medesimo rischio sismico. 

Questo è fondamentale perché permette di applicare in ogni zona le norme costruttive antisismiche appropriate. 

La legislazione antisismica italiana, infatti, prescrive che gli edifici debbano sopportare i terremoti meno forti senza gravi danni e resistere senza crollare a quelli più forti, garantendo la salvaguardia delle vite umane.

Conoscere la classificazione sismica del proprio comune è indispensabile per la progettazione, per l’adeguamento sismico e per accedere ad agevolazioni fiscali come il Sismabonus, accessibile alle attività situate nelle zone 1, 2 e 3, ossia quelle con un rischio maggiore.

Comprendere il rischio sismico: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione

Il rischio sismico complessivo è la misura dei danni attesi in un dato intervallo di tempo e viene determinato dalla combinazione di tre fattori chiave: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

1. Pericolosità sismica: È un parametro che misura la sismicità del luogo ed è data dalla frequenza e dalla forza dei terremoti che interessano un territorio. L’Italia, ad eccezione della Sardegna, è tra le zone del vecchio continente più attive sismicamente, con una pericolosità sismica medio-alta in termini di frequenza e intensità dei fenomeni. Il parametro più utilizzato per definire la pericolosità sismica è la PGA (Peak ground acceleration), ovvero la misura della massima accelerazione del suolo indotta dal terremoto.

2. Vulnerabilità sismica: riguarda la propensione di una struttura a subire danni a fronte di un evento sismico. Più un edificio è vulnerabile, maggiori saranno le conseguenze di un terremoto. L’Italia presenta un patrimonio edilizio ad elevata vulnerabilità sismica, in gran parte a causa dell’età delle costruzioni, dato che circa il 60% è stato costruito prima del 1971.

3. Esposizione: si riferisce alla possibilità di subire danni socio-economici, come la perdita di vite umane o danni al patrimonio culturale. L’Italia ha un’esposizione altissima a causa dell’elevata densità abitativa e della presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo.

È proprio la combinazione di questi fattori (pericolosità medio-alta, vulnerabilità molto elevata ed esposizione altissima) a rendere la Penisola a elevato rischio sismico.

Breve storia dell’evoluzione della classificazione sismica in Italia

La concezione di classificazione sismica in Italia ha subito una vera e propria evoluzione dal 1900 fino alla mappa più recente.

I primi tentativi di zonazione avvennero all’inizio del secolo scorso, in seguito ai devastanti eventi sismici di Messina del 1908 e di Avezzano del 1915, che causarono ingenti perdite umane e materiali.

Inizialmente, le zone sismiche venivano classificate in un processo definito “post-catastrofe”, ovvero soltanto dopo essere state colpite da eventi distruttivi. Ai comuni soggetti a eventi sismici veniva assegnata la patente di comune sismicamente vulnerabile.

Successivamente, fu introdotto il concetto di categoria sismica, inizialmente divisa in I e II, legata alle prescrizioni progettuali. 

Fino a pochi decenni fa, tuttavia, ampie zone del territorio non erano classificate come sismiche. Fino al 1981, solo circa il 45% della superficie nazionale (2.965 comuni su 8.102) era mappata, suddivisa in tre categorie sismiche e pericolosità decrescente. 

La vera rivoluzione avvenne con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003 (emanata in seguito al terremoto del Molise del 2002). Con questo provvedimento, tutto il territorio nazionale è risultato mappato sismicamente e furono introdotte quattro categorie principali (Zona 1, 2, 3 e 4) a pericolosità decrescente.

Il ruolo amministrativo attuale dalla zonizzazione

Nonostante l’introduzione delle quattro zone, le norme tecniche per le costruzioni (NTC) del 2008 ( e il successivo D.M. del 17 gennaio 2018) hanno ridefinito il ruolo della classificazione sismica e le zone sismiche hanno perso il loro significato fisico diretto e hanno assunto una valenza prettamente amministrativa.

Attualmente, la classificazione serve principalmente a definire procedure burocratiche come il deposito/autorizzazione e a determinare la percentuale di pratiche da sorteggiare per i controlli.

Le quattro zone sismiche italiane e i parametri tecnici

La classificazione introdotta nel 2003 e recepita dalle regioni suddivide il territorio in quattro zone, definite in base all’accelerazione di picco su suolo rigido, con una probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni.

Zona 1 = sismicità alta, è la zona  più pericolosa (alta probabilità di forti terremoti).

Regioni e aree principali:

  • Friuli Venezia Giulia
  • Veneto
  • Abruzzo
  • Umbria
  • Molise
  • Campania
  • Sicilia
  • Calabria

Zona 2 = sismicità medio-alta, possibilità di terremoti abbastanza forti.

Regioni e aree principali:

  • Emilia Romagna
  • Lazio
  • Marche
  • Puglia
  • Basilicata

Zona 3 = rischio sismico medio-basso, possibili scuotimenti modesti, forti terremoti meno probabili.

Regioni e aree principali: 

  • Lombardia
  • Toscana
  • Liguria
  • Piemonte

Zona 4 = rischio sismico basso, è la zona meno pericolosa (probabilità di danni sismici molto bassa).

Regioni e aree principali:

  • Sardegna (quasi interamente)
  • Trentino Alto Adige
  • Valle d’Aosta

È cruciale ricordare che non esistono zone a rischio zero. Pertanto, anche le aree classificate in zona 4 non sono totalmente immuni ai sismi.

Le aree maggiormente a rischio sono generalmente quelle che si estendono lungo l’Appennino centro-meridionale, la Calabria, l’Abruzzo e alcune parti della Sicilia e del Friuli Venezia Giulia.

Al contrario, la pericolosità è molto più bassa in regioni come la Sardegna e in buona parte della Puglia, del Piemonte e del Trentino Alto Adige.

L’importanza della mappa della classificazione sismica italiana

La mappa della classificazione sismica è uno strumento di rilevanza fondamentale per diverse ragioni: 

– Sicurezza delle strutture: permette di progettare edifici e infrastrutture in modo che possano resistere agli eventi sismici previsti per la zona specifica.

– Pianificazione urbanistica: è indispensabile per Comuni e Pubbliche Amministrazioni per pianificare lo sviluppo urbano e la gestione del territorio in modo sicuro.

– Prevenzione e protezione civile: la conoscenza del rischio è la base per le attività di prevenzione e la gestione delle emergenze, mirate a minimizzare i danni.

– Consapevolezza del rischio: consente a cittadini e imprese di essere informati sul rischio a cui sono esposti e di prendere decisioni consapevoli riguardo eventuali interventi di adeguamento o miglioramento sismico.

Come consultare la mappa della classificazione sismica su UrbisMap: guida passo passo

Per i professionisti del settore edilizio e urbanistico, ma anche per tutti i cittadini che desiderano informarsi sul livello di rischio della propria abitazione o di un’area specifica, la consultazione della mappa delle zone sismiche è un passaggio essenziale.

Il Geoportale UrbisMap offre la possibilità di consultare la mappa della classificazione sismica di tutto il territorio italiano in modo semplice, gratuito e intuitivo, anche per chi non ha familiarità con i portali istituzionali o con altri sistemi informativi territoriali.

Vediamo insieme come consultare la mappa della classificazione sismica su UrbisMap in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “ Classificazione sismica” per visualizzare la mappa della classificazione sismica in sovrapposizione alla mappa di sfondo del Geoportale

3. Clicca ora, oppure ricerca tramite l’apposita barra, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura delle informazioni

4. Tramite la tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno adesso restituite tutte le informazioni sul punto cliccato, tra cui:

  • la zona in cui è classificato il punto (zona 1, 2, 3 o 4)
  • il livello di pericolosità associato
  • la mappa della classificazione sismica completa, scaricabile in formato pdf
  • i riferimenti normativi pertinenti, anch’essi  scaricabili in formato pdf

Perché scegliere UrbisMap per consultare la mappa delle zone sismiche

In un panorama ricco di fonti informative e portali tecnici, UrbisMap si distingue come uno degli strumenti più completi, intuitivi e aggiornati a disposizione di professionisti, cittadini e Pubbliche Amministrazioni.

Ma perché scegliere proprio UrbisMap per la consultazione delle zone sismiche?

1. Dati ufficiali e costantemente aggiornati

UrbisMap integra fonti istituzionali, regionali e nazionali, garantendo che le informazioni visualizzate siano sempre allineate alle più recenti normative e agli aggiornamenti della Protezione Civile.

La mappa viene monitorata e aggiornata periodicamente, offrendo un quadro affidabile del livello di pericolosità di ogni comune italiano. 

2. Interfaccia semplice, veloce e adatta a tutti

A differenza di altri geoportali, pensati esclusivamente per tecnici specializzati, UrbisMap offre un’interfaccia intuitiva, che consente sia a un tecnico sia a un privato cittadino di accedere ai dati desiderati con semplicità.

La navigazione tramite layers, la ricerca immediata dell’indirizzo e la visualizzazione ordinata dei dati rendono il processo rapido, semplice ed efficiente.

3. Integrazione con altri livelli informativi

Uno dei principali vantaggi di UrbisMap è la possibilità di combinare la classificazione sismica con altri strati informativi territoriali, come:

  • vincoli paesaggistici
  • piani regolatori e strumenti urbanistici
  • aree a rischio idrogeologico
  • mappe catastali
  • piani di protezione civile

Questa pluralità di informazioni in un’unica piattaforma permette analisi complete, precise e decisioni più consapevoli.

In sintesi, la mappa della classificazione sismica in Italia è uno strumento essenziale per la sicurezza e la pianificazione territoriale. Grazie a Geoportali come UrbisMap, la consultazione di questa mappa è resa semplice, veloce e accessibile a tutti, fornendo informazioni aggiornate e dettagliate a tutti .

Consulta subito la Mappa della Classificazione Sismica sul Geoportale!

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Digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE: pubblicati i nuovi Avvisi PNRR per l’adeguamento delle piattaforme SUE – II edizione

Il Dipartimento della funzione pubblica ha pubblicato la seconda edizione degli Avvisi relativi alla Misura 2.2.3, denominata “Digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE”, con l’obiettivo specifico di adeguare le piattaforme degli sportelli unici per l’edilizia (SUE).

Questo Avviso, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, mira a fornire ai soggetti attuatori le risorse per allineare i loro sistemi informatici alle nuove specifiche tecniche di interoperabilità SUE definite da AgID.

L’adesione a queste specifiche non solo standardizza i processi, ma rende i sistemi pienamente interoperabili, consentendo l’utilizzo di un unico sistema per l’edilizia produttiva e residenziale.

Chi può partecipare e fondi disponibili 

La Misura si rivolge a due categorie principali di enti, ciascuna con una dotazione finanziaria dedicata:

1. Comuni in forma singola: sono ammessi tutti i Comuni, inclusi i casi particolari identificati nella metodologia.

La dotazione finanziaria complessiva per i Comuni singoli è pari a 12.793.574,65€. 

2. Comuni in forma associata: sono ammessi a contributo le Unioni dei Comuni, i Consorzi e le Convenzioni, come definiti dal Cap. V del D.Lgs. 26/2000. La candidatura all’Avviso è formulata in via esclusiva dall’Ente Capofila, che è l’unico referente per tutti gli aspetti amministrativo – contabili dell’intervento, nonché assegnatario delle risorse.

La dotazione finanziaria per questo avviso ammonta a 690.739,01€.

In entrambi i casi, l’ammissibilità è riservata ai soggetti che possiedono, o intendono dotarsi, di una piattaforma per la gestione delle pratiche SUE che copra le componenti di front-office, back-office e/o la Componente Enti Terzi. 

Il finanziamento, di tipo forfettario (lump sum), è determinato in base alle caratteristiche delle componenti informatiche da adeguare, al cluster di popolazione di appartenenza dell’Ente (o dell’associazione di Comuni, calcolata sommando la popolazione aderente) e all’eventuale utilizzo della stessa piattaforma per la gestione delle pratiche SUAP. 

L’erogazione avverrà in un’unica soluzione, ma solo a seguito del completo perfezionamento e certificazione delle attività.

Digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE: Interventi finanziabili

Gli interventi finanziabili (dettagliati nell’allegato 2) sono definiti per rendere il sistema informatico conforme alle Specifiche Tecniche di interoperabilità SUE. 

Tali specifiche definiscono i requisiti tecnici necessari per operare all’interno del Sistema Informatico degli Sportelli Unici(SSU), in costruzione anche per i SUAP.

Per garantire un adeguamento graduale, il Dipartimento ha adottato un modello di coesistenza transitoria, ritenendo valide sia la versione corrente (N) che quella immediatamente precedente (N-1) delle Specifiche. 

Gli interventi si concentrano sulla realizzazione di funzionalità cruciali, spesso attraverso l’uso di API Rest, su tre componenti principali:

1. Front-Office SUE:

Riguarda l’interfaccia usata dal presentatore (cittadino o tecnico). Le funzionalità includono la sottomissione dell’istanza e della ricevuta al Back-office, la gestione della regolarizzazione/correzione SUE, la notifica delle conclusioni del procedimento e la funzionalità di compilazione delle istanze (web-form). È essenziale l’integrazione con il Catalogo SSU per la consultazione di metadati (procedimenti, moduli, sportello SUE) e l’integrazione con fonti dati autorevoli tramite PDND.

2. Back-Office SUE:

Riguarda la gestione interna del procedimento da parte dell’operatore SUE. Le funzioni finanziabili comprendono la realizzazione dei controlli formali e della verifica di procedibilità, l’integrazione con fonti dati autorevoli interne all’amministrazione e la gestione delle comunicazioni verso il front-office (come la sottomissione della richiesta di regolarizzazione) e verso gli Enti Terzi (per inoltro dell’istanza e ricezione degli esiti).

3. Componente Enti Terzi:

Questa componente è cruciale per la comunicazione standardizzata. Prevede funzioni per la ricezione dell’istanza dal back-office SUE, la gestione della richiesta e ricezione dell’istanza integrata, l’invio dell’esito dei controlli al back-office e l’integrazione con il catalogo SSU per la consultazione di metadati specifici. 

Modalità di partecipazione e scadenze

Il cronoprogramma è estremamente serrato. Le attività di adeguamento devono essere completate entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto di ammissione e finanziamento.

La procedura di candidatura è rigorosamente telematica:

Termine di presentazione: i soggetti attuatori devono presentare la formale richiesta online entro e non oltre le ore 23:59 del 09/12/2025.

Dove presentare la domanda: l’unica modalità accettata, a pena di irricevibilità, è l’invio tramite la Piattaforma PA digitale 2026, accedendo con identità digitale (SPID, CIE).

Documentazione: dopo la compilazione online, la domanda, che ha valore di autocertificazione, deve essere scaricata, firmata digitalmente dal legale rappresentante e ricaricata sulla Piattaforma. I Comuni associati devono allegare anche la dichiarazione di adesione alla piattaforma tecnologica.

Accettazione: dopo la notifica di ammissibilità, l’Ente ha  5 giorni lavorativi per inserire il CUP (Codice Unico di Progetto) nella Piattaforma per accettare il finanziamento.

Il processo si considera concluso solo con il superamento positivo del Black-Box Functionally Test (SBBT). 

Il soggetto attuatore deve prima aderire a PDND e richiedere l’accesso ai servizi SBBT, eseguire i test e, in caso di esito positivo, procedere alle verifiche di conformità per richiedere l’erogazione delle risorse, allegando il report SBBT e il certificato di regolare esecuzione del RUP.

Conformità ambientale: il principio DNSH

Un requisito imprescindibile del PNRR è il rispetto del principio DNSH (Do no significant harm), ovvero non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.

Le verifiche DNSH si applicano a questo sub-investimento e tutte le istruzioni operative per la verifica dei requisiti ambientali dei fornitori ICT sono contenute nell’Allegato 4.

È categoricamente escluso il finanziamento di attività non conformi alla normativa ambientale dell’UE e nazionale, come quelle connesse ai combustibili fossili, discariche o inceneritori.

UrbisMap: il partner ideale per l’adeguamento delle piattaforme SUE

Per i Comuni e le Associazioni che cercano un partner solido in grado di garantire l’adeguamento delle piattaforme SUE secondo le stringenti specifiche tecniche AgID e di rispettare le tempistiche e la conformità normativa del PNRR, la scelta del fornitore è cruciale. 

UrbisMap si presenta come partner tecnologico in grado di fornire applicativi e software specifici che soddisfano  le richieste tecniche della Misura 2.2.3, assicurando l’esecuzione dei lavori entro le scadenze previste dal bando.

Uno dei servizi chiave offerti da UrbisMap, particolarmente rilevante nel contesto di questa Misura, è lo sviluppo di sistemi di interoperabilità per l’Ente.

Questi sistemi permettono al Geoportale e ai dati in esso contenuti di comunicare con altri software, piattaforme e i principali portali istituzionali (come SUAPE, SUAP e SUE). 

L’obiettivo principale di questa funzionalità è incrementare l’accessibilità al dato, semplificare i procedimenti e abbattere la burocrazia. 

Attivando l’interoperabilità con lo sportello regionale SUAPE, per esempio, UrbisMap consente ai Comuni di ricercare, consultare e scaricare le pratiche presenti sullo sportello regionale direttamente dal Geoportale, all’interno del quale vengono georeferenziate. 

Questo significa che l’Ente può visualizzare la localizzazione delle pratiche SUAPE sulla mappa del territorio comunale gestita tramite UrbisMap e di raccogliere tutta la documentazione edilizia, commerciale e urbanistica all’interno di un unico sistema.

Investire nell’interoperabilità SUAP/SUAPE tramite partner come UrbisMap non solo permette di rispettare gli obblighi imposti dalla Misura 2.2.3 del PNRR, ma contribuisce attivamente a costruire l’ecosistema digitale descritto nel Piano Triennale della PA, rendendo i servizi pubblici più accessibili, efficienti e trasparenti per cittadini e imprese.

Scegliendo UrbisMap come fornitore, le amministrazioni locali possono dunque affrontare con sicurezza, precisione e puntualità il percorso di digitalizzazione imposto dal PNRR, trasformando i loro sportelli unici in piattaforme pienamente interoperabili e conformi alle normative europee più recenti. 

Finestre di candidatura

L’Avviso presenta delle finestre di candidatura intermedie.

Pertanto, le amministrazioni che inviano una richiesta di finanziamento in una di queste finestre riceveranno l’esito anticipatamente, senza dover aspettare la chiusura dell’avviso alla scadenza. 

NB: La prima finestra di candidatura è aperta e va dal 24 novembre 2025 al 9 dicembre 2025. Se candidi adesso la tua PA, riceverai l’esito a partire dal 10 dicembre 2025.

Avviso per i Comuni singoli – II edizione: https://areariservata.padigitale2026.gov.it/Pa_digitale2026_dettagli_avviso?id=a01bU00000R7ITwQAN

Avviso per le Associazioni – II edizione: https://areariservata.padigitale2026.gov.it/Pa_digitale2026_dettagli_avviso?id=a01bU00000R8ECjQAN

Vuoi impegnare i fondi della Misura 2.2.3 per la digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE con UrbisMap? Contattaci utilizzando il form qui sotto e decideremo insieme la soluzione più adatta per il tuo Comune!

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Mappa Zone OMI: come e dove consultarla online

Se stai cercando informazioni sul mercato immobiliare italiano, probabilmente avrai già sentito parlare delle zone OMI. 

Ma cosa sono esattamente e come si può accedere alla loro mappa in modo semplice e intuitivo?

In questo articolo vedremo insieme tutto quello che c’è da sapere sulle zone OMI e come consultare, passo dopo passo,  la loro mappa online tramite il Geoportale UrbisMap.

Cosa sono le zone OMI

Le zone OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare) sono delle suddivisioni territoriali definite dall’Agenzia delle Entrate per ogni comune italiano.

L’obiettivo principale di questa classificazione è fornire un riferimento affidabile per i valori di mercato degli immobili in vendita o in affitto.

Ciascuna zona OMI raggruppa aree con caratteristiche urbanistiche e immobiliari simili, come ad esempio:

  • centri storici
  • zone residenziali semicentrali
  • periferie o aree industriali

Le zone OMI vengono identificate da codici e nomi specifici (ad esempio A1, B2, C3, ecc) e sono fondamentali per stimare valori immobiliari realistici, determinare rendite catastali o calcolare quotazioni di mercato.

A cosa servono le zone OMI? 

Le zone OMI sono state introdotte dall’Agenzia delle Entrate con l’obiettivo di creare un sistema unico e coerente per descrivere il mercato immobiliare italiano. 

Prima della loro introduzione i valori immobiliare venivano stimati utilizzando rilevazioni frammentarie, basate su  considerazioni locali ed empiriche, spesso discordanti fra di loro.

Attraverso le zone OMI si è quindi voluto definire un quadro di riferimento nazionale, utile a garantire una maggiore trasparenza, uniformità e confrontabilità tra territori diversi. 

Le zone OMI vengono aggiornate periodicamente al fine di riflettere l’evoluzione del territorio, dei centri urbani e del settore immobiliare stesso, così da offrire un riferimento costante e affidabile nel tempo.

Come vengono definite le zone OMI

L’Agenzia delle Entrate individua e aggiorna i confini delle zone OMI basandosi su criteri tecnici precisi, che permettono di raggruppare aree simili dal punto di vista immobiliare. 

I parametri principali che vengono presi in considerazione includono:

  • la densità urbana dell’area
  • la tipologia del tessuto edilizio 
  • l’epoca di costruzione prevalente degli edifici
  • la presenza di servizi e infrastrutture
  • il livello di accessibilità
  • la qualità urbanistica complessiva

Lo scopo è quello di evitare confronti impropri tra immobili che, anche trovandosi nello stesso comune, insistono su contesti urbani completamente differenti tra loro.

Zone OMI e quotazioni OMI: che differenza c’è?

Spesso si sente parlare anche di quotazioni OMI, ma non bisogna confonderle con le zone. 

La distinzione è semplice:

Zona OMI: definisce l’area geografica con caratteristiche immobiliari simili.

Quotazioni OMI: indicano i valori medi di mercato (€/metro quadro) per ciascuna zona, distinti per tipologia di immobile (uffici, abitazioni, negozi, capannoni, ecc).

In altre parole, le zone OMI rispondono alla domanda “dove si trova l’immobile?”,  mentre le quotazioni OMI rispondono alla domanda “quanto vale l’immobile?”.

Come leggere i codici delle zone OMI

Ogni zona OMI è identificata da un codice alfanumerico che consente di distinguerla da tutte le altre presenti nello stesso comune.

In genere le lettere identificano la tipologia generale della zona, mentre il numero rappresenta la suddivisione interna.

Sebbene la classificazione vari leggermente da comune a comune, nella maggior parte dei casi le lettere seguono una logica: 

A = zone centrali/centri storici

B = zone semicentrali

C = zone periferiche

D = aree industriali o artigianali 

E = aree rurali o agricole

R = aree a prevalente destinazione residenziale 

Questa codifica consente, non solo di identificare l’area sulla mappa, ma anche di comprenderne immediatamente il profilo urbanistico e immobiliare.

Ogni zona può inoltre essere suddivisa in sottozone numerate (A1, B2, C3) oppure raggruppata in classificazioni particolari in base alle specificità del territorio.

Mappa delle zone OMI: dove e come consultarla

Avere a disposizione la mappa delle zone OMI è utile e importante per diverse casistiche:

Valutazioni immobiliari: proprietari e agenzie possono stimare il valore degli immobili in modo più preciso.

Analisi di mercato: investitori e professionisti possono confrontare zone diverse per identificare opportunità di compravendita o locazione.

Pratiche catastali e fiscali: le zone OMI sono spesso richieste per calcolare rendite catastali oppure per la compilazione di documenti ufficiali.

Pianificazione urbanistica: Comuni e professionisti dell’edilizia utilizzano le zone OMI per comprendere la distribuzione dei valori immobiliari sul territorio.

UrbisMap mette a disposizione e semplifica la consultazione della mappa delle zone OMI. 

Sul Geoportale visualizzare le zone OMI diventa immediato, anche per chi non ha esperienza con strumenti GIS.

Ecco come accedere alla mappa in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “Zone OMI” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

3. Clicca ora, oppure ricerca tramite l’apposita barra, l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura della mappa.

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno adesso restituite tutte le informazioni territoriali relative al punto cliccato, inclusi gli attributi associati alla zona interessata, che servono a identificare in maniera univoca una zona OMI:

– Codice identificativo della zona OMI

– Comune di riferimento

– Tipologia della zona secondo la classificazione OMI

Cliccando invece sul codice identificativo della zona OMI ricercata, la mappa evidenzia in azzurro il perimetro dell’area interessata, consentendo agli utenti di individuare esattamente dove inizia e finisce quella determinata zona OMI. 

I vantaggi di utilizzare UrbisMap per consultare la mappa delle zone OMI

Il Geoportale UrbisMap offre:

– Interfaccia intuitiva e immediata, con un’esperienza di navigazione semplice e immediata. In pochi clic puoi accedere a mappe dettagliate e consultare dati aggiornati, senza bisogno di conoscenze tecniche avanzate

Accesso gratuito alle informazioni territoriali, permettendo a chiunque di consultare la mappa delle zone OMI 

Informazioni complete, ufficiali e approfondite: oltre alla visualizzazione delle zone OMI UrbisMap consente di consultare anche altre mappe tematiche, come il catasto, offrendo un quadro completo e aggiornato del territorio.

Strumento versatile e professionale: il webgis è pensato per soddisfare le esigenze di diversi utenti: dalle agenzie immobiliari e i professionisti del settore, agli studenti e ai cittadini interessati, fornendo strumenti precisi e affidabili per analisi e ricerche territoriali.

In sintesi, la mappa delle zone OMI è uno strumento fondamentale per chiunque voglia orientarsi nel mercato immobiliare italiano. 

Grazie a piattaforme come UrbisMap, consultarla è diventato semplice, veloce e facilmente accessibile anche a chi non è esperto di GIS.

UrbisMap, inoltre, permette di integrare queste informazioni con altre mappe tematiche, creando un quadro completo del territorio italiano, utile sia per i professionisti del settore sia per i cittadini che hanno bisogno di accedere a queste informazioni.

Consulta subito la mappa delle Zone OMI sul Geoportale UrbisMap!

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Zone climatiche Italia: mappa disponibile su UrbisMap

Il territorio italiano, data la sua conformazione geografica che si estende per una vasta porzione latitudinale e presenta significative variazioni altimetriche e geomorfologiche, manifesta condizioni climatiche molto diverse da nord a sud. 

Proprio per questo motivo, è stato necessario introdurre un sistema di classificazione che permettesse di quantificare e regolamentare il fabbisogno termico di ciascuna area, con lo scopo di ottimizzare i consumi, ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’efficienza energetica.

La suddivisione del territorio in 6 zone climatiche (o ambiti territoriali) è cruciale per chi lavora nell’edilizia, nella progettazione di nuovi immobili, nella ristrutturazione di quelli esistenti e per tutti i cittadini che devono rispettare i limiti di esercizio degli impianti di riscaldamento.

Oggi, visualizzare e consultare la mappa delle zone climatiche è un’operazione resa semplice e integrata grazie a piattaforme come il Geoportale UrbisMap, pensato proprio per agevolare la consultazione di informazioni territoriali, normative e vincolistiche.

Cosa sono le zone climatiche e perché sono importanti

Le zone climatiche sono una classificazione introdotta dal Decreto del Presidente della Repubblica n.412 del 26 agosto 1993 (D.P.R. 412/1993).

Tale decreto regola la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici con l’obiettivo di contenere i consumi di energia.

Successivamente, il D.P.R. n.74 del 16 aprile 2013 ha integrato queste norme, stabilendo diversi periodi di attività per le 6 zone climatiche d’Italia.

Il criterio fondamentale utilizzato per questa suddivisione, che è indipendente dall’ubicazione geografica e tiene conto anche dell’altimetria, è la misurazione dei Gradi Giorno (GG).

Le zone climatiche sono fondamentali anche In fase di progettazione edilizia, durante il quale è necessario tenere conto di numerosi fattori climatici e  ambientali, al fine di costruire immobili in linea con le normative climatiche vigenti ed efficienti dal punto di vista del consumo energetico e della sostenibilità. 

Un fattore particolarmente importante di cui tener conto è proprio il numero di gradi giorno di una determinata località, dai quali dipenderanno il fabbisogno energetico per il riscaldamento e i requisiti prestazionali per l’isolamento termico.

Gradi Giorno (GG): il parametro chiave

I Gradi Giorno (GG) rappresentano la sommatoria, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura interna convenzionalmente fissata a 20°C e la temperatura media esterna giornaliera.

Più alto è il valore dei Gradi Giorno in un comune, più rigido è il clima in quel territorio e maggiore sarà il fabbisogno di riscaldamento necessario per mantenere il comfort interno. 

Ad esempio, se la temperatura effettiva di una città è spesso inferiore ai 20°C, i Gradi Giorno di quel comune saranno sicuramente elevati.

Questo indicatore è fondamentale per la progettazione edilizia, infatti, in fase di realizzazione o ristrutturazione, i Gradi Giorno di una specifica località influenzeranno direttamente:

1. Il fabbisogno energetico per il riscaldamento. 

2. I requisiti prestazionali per l’isolamento termico.

3. La redazione delle relazioni termiche da parte dei tecnici.

Le 6 zone climatiche d’Italia: caratteristiche e limiti di esercizio

Le zone climatiche sono nominate utilizzando le lettere dell’alfabeto dalla A (clima più caldo) alla F (clima più rigido).

Il D.P.R. 412/1993 stabilisce per ciascuna zona specifici limiti massimi relativi al periodo annuale di esercizio e alla durata giornaliera di attivazione degli impianti termici. 

La durata di attivazione degli impianti, ad eccezione della zona F, deve essere comunque compresa tra le ore 5:00 e le ore 23:00 di ciascun giorno. È consentito il frazionamento dell’orario giornaliero in più sezioni.

Ecco la classificazione dettagliata con i relativi gradi giorno e i limiti di esercizio ordinari:

Zona A (fino a 600 GG): è la zona con le temperature invernali generalmente più miti. L’accensione è prevista dal 1° dicembre al 15 marzo per un massimo di 6 ore giornaliere. 

Zona B (tra 601 e 900 GG): comprende alcune province della Sicilia e della Calabria. L’accensione è prevista dal 1° dicembre al 31 marzo per un massimo di 8 ore giornaliere. 

Zona C (tra 901 e 1400 GG): riguarda principalmente il sud Italia. L’accensione è consentita dal 15 novembre al 31 marzo per un massimo di 10 ore giornaliere. Fanno parte di questa zona province come Napoli, Bari, Cagliari, Taranto e Caserta.

Zona D (tra 1401 e 2100 GG): comprende soprattutto le aree costiere e non montuose del Centro Italia. La data di accensione è fissata al 1° novembre fino al 15 aprile per un massimo di 12 ore giornaliere. Fanno parte di questa zona, per esempio, Roma, Firenze, Ancona, Genova e Pescara.

Zona E (tra 2101 e 3000 GG): comprende le zone montuose del centro Italia e gran parte della Pianura Padana. Via ai riscaldamenti dal 15 ottobre al 15 aprile per un massimo di 14 ore giornaliere. Rientrano in questa classificazione città come Milano, Torino, Bologna, Venezia, L’Aquila e Aosta. 

È importante notare che anche se Milano è in Zona E, un’ordinanza sindacale ha abbassato le ore giornaliere di accensione in città da 14 a 13.

Zona F (oltre 3000 GG): queste aree alpine e i comuni montani hanno il clima più rigido e, di conseguenza, non hanno alcuna limitazione né sul periodo annuale né sulle ore giornaliere di accensione del riscaldamento. Rientrano in questa zona, per esempio, Cuneo, Belluno e Trento.

La classificazione in zone climatiche è quindi utile soprattutto per stabilire la durata del periodo di riscaldamento, definito dall’art.4 del D.P.R. 74/2013 per ogni comune, che avrà una maggiore o una minore durata. 

È importante sapere però che, sebbene le regole siano definite a livello nazionale, i Sindaci dei singoli comuni possono comunque intervenire, ampliando o anticipando l’accensione e lo spegnimento in base a situazioni climatiche comprovate. Tuttavia, se il periodo viene allungato, la durata giornaliere di accensione non può superare la metà di quella consentita in via ordinaria.

Come consultare la mappa delle zone climatiche d’Italia su UrbisMap

Rispettare i criteri imposti dalle zone climatiche rappresenta già un primo passo per garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici. 

Per i professionisti e i cittadini, disporre di uno strumento di consultazione rapido e integrato che fornisca la classificazione esatta (Zona e GG) del proprio comune o della zona di interesse, è essenziale per la pianificazione consapevole. 

UrbisMap ha pubblicato sul proprio Geoportale la mappa delle zone climatiche, accessibile a tutti in modo semplice, veloce e intuitivo.

Ecco i brevi passaggi da seguire per visualizzare e interrogare la mappa su UrbisMap:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Zone Climatiche” per visualizzare la mappa delle zone climatiche in sovrapposizione a quella di sfondo

3. Clicca ora, oppure ricerca tramite l’apposita barra, l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti 

4. Nella tab dati, la seconda del menu principale, ti verranno adesso restituite tutte le informazioni territoriali, vincolistiche e normative relative a quel punto specifico. Sempre qui troverai indicata la zona climatica di appartenenza e i relativi Gradi Giorno (GG).

Attraverso la consultazione del Geoportale è dunque possibile conoscere in modo semplice e immediato la classificazione climatica di uno specifico territorio ( con i relativi GG), informazioni vitali per un tecnico che deve redigere le relazioni termiche per costruzioni o ristrutturazioni.

Allo stesso tempo, nella medesima piattaforma, ha accesso a piani urbanistici, dati catastali e altri layer informativi di tutta Italia. 

L’utilizzo di risorse integrate come quelle offerte da UrbisMap assicura l’accesso rapido a informazioni affidabili e fondamentali per rispettare la normativa vigente in materia di efficienza energetica e pianificazione edilizia.

Che aspetti? Consulta subito la mappa delle Zone Climatiche sul Geoportale UrbisMap!

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