Salva Casa Sardegna: ultimi aggiornamenti sulla L.R. 18/2025

Il panorama urbanistico sardo ha vissuto mesi di profonda trasformazione a partire dal 19 giugno 2025, data in cui la Legge Regionale 18/2025 è entrata ufficialmente in vigore, segnando il recepimento del decreto nazionale Salva Casa Sardegna. 

In questo precedente articolo avevamo già delineato le prime basi di questa riforma, ma le novità emerse nei mesi successivi hanno reso il quadro normativo un terreno di scontro istituzionale e, al contempo, un’opportunità di chiarimento tecnico senza precedenti per professionisti e cittadini.

L’impugnazione del 5 agosto 2025: la Sardegna davanti alla Corte Costituzionale 

La notizia di maggior rilievo, successiva alla pubblicazione della legge, è senza dubbio l’impugnativa del Consiglio dei Ministri del 5 agosto 2025. 

Nonostante la Regione avesse agito con l’intento di semplificare le procedure, il Governo nazionale ha contestato la scelta sarda di recepire il Salva Casa in modo selettivo.

Il punto di rottura principale riguarda i requisiti dimensionali minimi degli alloggi. Mentre la norma nazionale ha ridotto la superficie minima dei monolocali a 20 mq, la Giunta Todde ha fermamente mantenuto il limite di 28 mq e 38 mq per due persone, sostenendo che tali soglie garantiscono una maggiore “dignità abitativa” e proteggono la Sardegna da speculazioni edilizie.

Il Governo ha ritenuto che questa deroga eccede le competenze statutarie, violando il principio di uniformità dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) su tutto il territorio nazionale.

L’Assessore Spanedda ha difeso la legge, sottolineando che la Sardegna esercita una competenza primaria in materia di urbanistica ed edilizia sancita dallo Statuto Speciale, 

Ad oggi, la comunità tecnica resta in attesa del pronunciamento definitivo della Corte Costituzionale, vivendo una fase di incertezza applicativa su questi specifici parametri.

Semplificazione e tolleranza: il riallineamento delle definizioni

Oltre alle dispute politiche , tra luglio e novembre 2025 sono stati pubblicati importanti aggiornamenti tecnici.

Con l’Articolo 2 della L.R. 18/2025, la Regione ha operato un allineamento dinamico delle definizioni degli interventi edilizi a quelle nazionali del TUE (D.P.R. 380/2001).

Un’importante novità operativa riguarda la sanatoria volumetrica. La legge sarda permette ora di sanare volumi in eccedenza, ma con paletti precisi: per i fabbricati esistenti dal 24 maggio 2024, sono considerate difformità parziali, e quindi sanabili tramite accertamento di conformità semplificato ex Art. 36 bis, le esecuzioni di volumi o superfici coperte che non superino il 30% dei limiti di progetto. 

Se la volumetria massima edificabile del lotto viene superata oltre queste soglie o oltre le capacità residue, la strada resta quella della demolizione. 

In questo contesto, il Geoportale UrbisMap si rivela uno strumento fondamentale. Grazie alla possibilità di incrociare in tempo reale i dati del piano urbanistico comunale con la classificazione urbanistica dell’area, i tecnici possono verificare immediatamente se un immobile ricade in zone dove lo strumento attuativo è obbligatorio, riducendo drasticamente il rischio di presentare istanze di sanatoria destinate al rigetto.

Agibilità e fiscalizzazione: le precisazioni del Consiglio di Stato

Verso la fine del 2025 il dibattito si è spostato sugli effetti della fiscalizzazione degli abusi e sulla nuova Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA).

La sentenza del consiglio di Stato n.8904 del 13 novembre 2025 ha gelato molti entusiasmi, chiarendo che il pagamento di una sanzione pecuniaria sostitutiva alla demolizione (fiscalizzazione) non equivale a una sanatoria. 

Essa “evita la ruspa” ma non rimuove l’illiceità dell’opera, né ripristina lo stato legittimo necessario per ottenere l’agibilità o per realizzare nuovi interventi.

Sul fronte dell’agibilità, l’Accordo in Conferenza Unificata del 30 luglio 2025 ha introdotto una modulistica aggiornata che recepisce le deroghe del Salva Casa.

In Sardegna, l’agibilità è ora un’attestazione tecnica resa mediante SCIA sotto la responsabilità del professionista. 

Le deroghe sarde consentono un’altezza minima di 2,40 metri (anziché 2,70) per immobili con caratteristiche architettoniche tradizionali o realizzati legittimamente prima del maggio 2024. Tuttavia, la giurisprudenza del 2026 ribadisce che l’agibilità non è uno strumento sanante: essa presuppone che l’immobile sia già legittimamente realizzato e conforme ai titoli edilizi.

Salva Casa Sardegna: il ruolo strategico del Geoportale UrbisMap 

Con la stratificazione di norme regionali (L.R. 23/1985 coordinata con la L.R. 18/2025), decreti nazionali e sentenze amministrative, la gestione di una pratica edilizia è diventata parecchio complessa. 

UrbisMap risponde a questa complessità offrendo una piattaforma GIS in cloud che permette di:

1. Generare certificati di destinazione urbanistica (CDU) conformi alla L.R. 18/2025: il nuovo Art.19 della legge impone che per le zone C, D, F e G il CDU precisi esplicitamente l’esistenza o meno di uno strumento attuativo. UrbisMap automatizza questa verifica, integrando i dati del PUC direttamente del report.

2. Verificare lo stato legittimo: attraverso la consultazione storica dei dati catastali e dei piani urbanistici sovrapposti, il Geoportale aiuta a ricostruire la storia dell’immobile, passaggio obbligatorio per ogni asseverazione post Salva Casa.

3. Gestire la semplificazione paesaggistica: poiché la sanatoria è estesa anche alle aree vincolate (previo parere della Soprintendenza), UrbisMap consente di visualizzare i vincoli del PPR e del PAI su mappa, prevenendo abusi in zone protette.

4. Facilità di consultazione per i cittadini: i privati possono consultare in modo semplice i piani urbanistici, le norme e i dati catastali di immobili e terreni, verificando autonomamente la destinazione urbanistica di un’area prima di un acquisto. In più, possono scaricare un pratico report di destinazione urbanistica che raccoglie tutte le informazioni pertinenti, ponendoli in una posizione attiva e consapevole.

Grazie alla sua interfaccia intuitiva e alla completezza dei dati, il Geoportale UrbisMap si configura come un alleato molto importante nella prevenzione dell’abusivismo e nella semplificazione amministrativa.

Quindi, i vantaggi di utilizzare UrbisMap sono:

  • Visualizzare in tempo reale la classificazione urbanistica di un’area
  • Verificare la presenza di strumenti attuativi o piani approvati
  • Esportare dati utili per la redazione di CDU ma anche di relazioni tecniche
  • Ridurre i margini di errore nella compilazione e nella valutazione della documentazione edilizia.

Il Salva casa Sardegna non è più solo una promessa di semplificazione, ma un sistema normativo in piena evoluzione. Se da un lato l’accertamento di conformità semplificato per le parziali difformità apre nuove strade per la regolarizzazione, dall’altro il rigore richiesto ai tecnici è ai massimi storici.

Per i professionisti la sfida del 2026 risiede nella capacità di operare una netta distinzione tra ciò che è derogabile (requisiti igienico-sanitari entro certi limiti) e ciò che è inderogabile (sicurezza strutturale e legittimità edilizia sostanziale). 

In questo groviglio complesso di disposizioni, l’utilizzo di strumenti digitali avanzati come il Geoportale UrbisMap garantisce l’accesso a dati certi, aggiornati e georeferenziati, minimizzando il rischio di contenziosi e assicurando la piena commerciabilità degli immobili.

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Piano Operativo di Carrara: guida alla pianificazione, sostenibilità e consultazione online

Il Piano Operativo di Carrara costituisce l’atto fondamentale di governo del territorio che disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per l’intero comune, agendo in conformità al Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale (PIT-PPR).

Questo strumento rappresenta la fase operativa e concreta delle strategie delineate nel Piano Strutturale, sostituendo le vecchie previsioni del Regolamento Urbanistico per definire come e dove intervenire sul patrimonio edilizio e sulle aree libere.

Il PO di Carrara, aggiornato a seguito delle osservazioni e delle risultanze della Conferenza Paesaggistica, si pone l’obiettivo di bilanciare lo sviluppo economico e infrastrutturale con la tutela intransigente del paesaggio apuano, dalla costa alle cave di marmo.

La struttura del Piano Operativo di Carrara

Il Piano Operativo di Carrara è uno strumento complesso che si articola di diversi gruppi di documenti, progettati per fornire un quadro normativo e conoscitivo completo.

La documentazione principale comprende:

Il Progetto Urbanistico: include la relazione illustrativa, le norme tecniche di attuazione (NTA di Carrara) e le tavole della disciplina del territorio.

Studi specialistici: relazioni di fattibilità geologica, idraulica e sismica, fondamentali per la gestione dei rischi ambientali in un territorio morfologicamente complesso come quello di Carrara.

Valutazione ambientale: rapporto ambientale (VAS) e studio di incidenza (VINCA), volti a garantire la sostenibilità delle trasformazioni proposte.

Integrazioni al quadro conoscitivo: tra cui schedatura dell’edificato nel territorio aperto e la ricognizione sugli standard urbanistici.

La disciplina degli interventi: le 6 classi di valore

Un pilastro del Piano Operativo di Carrara è la classificazione del patrimonio edilizio esistente. Attraverso questa schedatura, il piano stabilisce i limiti degli interventi ammissibili, modulati in base al valore storico e architettonico degli immobili.

Le 6 classi sono così articolate:

1. Classe 1 (valore storico-architettonico): riguarda edifici tutelati ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Gli interventi sono finalizzati al restauro e alla conservazione degli elementi originari, previo parere della Soprintendenza.

2. Classe 2 (rilevante valore storico): si applica a edifici di pregio storico e testimoniale del ‘900. È consentita la ristrutturazione conservativa, ma sono vietate la demolizione (anche parziale), le modifiche alla sagoma e l’inserimento di nuovi solai o scale esterne.

3. Classe 3 (matrice storica o storicizzata): include edifici che mantengono il principio insediativo tradizionale. Oltre agli interventi della classe 2, permette la sostituzione dei solai a quote diverse e limitati ampliamenti funzionali, purché non alterino l’aspetto esteriore.

4. Classe 4 (interesse documentale limitato): riguarda edifici recenti o significativamente alterati. Consente la ristrutturazione edilizia ricostruttiva (fino alla demolizione con fedele ricostruzione), piccoli ampliamenti (fino al 5% del volume) e la realizzazione di volumi accessori come le autorimesse.

5. Classe 5 (recente formazione/disomogeneo): edifici che non presentano caratteri di pregio. qui è permessa la sostituzione edilizia con incrementi volumetrici una tantum fino a 40 mq per le abitazioni o incrementi del 30% del volume totale in caso di sostituzione edilizia completa.

6. Classe 6 (specializzato produttivo/terziario): edifici a carattere industriale o commerciale. Consente la sostituzione edilizia con incrementi di superficie edificabile (SE) fino al 30% e addizioni volumetriche fino al 20%, con particolare attenzione alla riqualificazione energetica e ambientale. 

Sostenibilità e resilienza: i nuovi standard urbanistici

Il Piano Operativo di Carrara introduce norme rigorose per aumentare la resilienza urbana e mitigare i cambiamenti climatici. 

Tra le misure più innovative spicca l’obbligo di compensazione delle emissioni di CO2 attraverso la messa a dimora di alberi ad alto fusto. 

Ad esempio, per ogni intervento di nuova edificazione o sostituzione edilizia in ambito residenziale, è prescritto di piantare un albero ogni 25 mq di superficie edificata.

Il PO di Carrara regola inoltre:

Permeabilità del suolo: deve essere garantito un quantitativo minimo di superficie permeabile pari ad almeno il 30% della superficie fondiaria negli interventi di trasformazione. 

Energie rinnovabili (FER): per gli edifici produttivi e commerciali è obbligatorio l’uso di pannelli fotovoltaici o la realizzazione di tetti verdi in caso di rifacimento completo della copertura o nuova edificazione.

Risparmio idrico: è incentivato il recupero delle acque meteoriche per usi irrigui o servizi igienici.

Il territorio rurale e il sistema ambientale

Il territorio rurale di Carrara è suddiviso in diverse aree di pregio, come le aree agricole della collina e della montagna (V3.1), i vigneti del Candia e le aree agricole umide (V4). In questi ambiti il PO di Carrara mira a conservare le sistemazioni idraulico-agrarie tradizionali, come i muretti a secco e i terrazzamenti, favorendo il presidio agricolo multifunzionale.

Per le aziende agricole lo strumento principale per le nuove trasformazioni è il P.A.P.M.A.A. (Programma Aziendale Pluriennale di Miglioramento Agricolo Ambientale), che deve sempre includere misure di miglioramento e tutela della biodiversità.

Come consultare il Piano Operativo di Carrara online sul Geoportale UrbisMap

In un’ottica di trasparenza e semplificazione, i dati del Piano Operativo di Carrara sono resi disponibili gratuitamente sul Geoportale UrbisMap. 

Questo permette a cittadini, tecnici e professionisti di verificare in modo semplice, veloce e immediato vincoli, destinazioni d’uso e parametri edilizi di qualsiasi immobile o area del territorio comunale di Carrara.

Ecco come consultare il PO di Carrara in pochi passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi con le tue credenziali al Geoportale, oppure registrati gratuitamente.

2. Ricerca il territorio di Carrara tramite l’apposita barra o naviga direttamente sulla mappa.

3. Clicca sul punto della mappa che ti interessa o cerca una particella catastale specifica per attivare la lettura del piano.

4. Vai ora nella tab dati, la seconda del menu principale, per visualizzare tutte le informazioni relative al punto da te cliccato. 

piano operativo di Carrara_urbismap

NB: sotto la voce “Allegati del piano” puoi consultare e scaricare in formato pdf le Norme Tecniche di Attuazione di Carrara direttamente dal Geoportale per approfondire le specifiche disposizioni normative.

Le Norme Tecniche di Attuazione di Carrara sono suddivise in tre parti:

– Parte I: contiene le discipline generali a tempo indeterminato.

– Parte II: regola la gestione degli insediamenti esistenti (indeterminata);

– Parte III: definisce le trasformazioni degli assetti insediativi e infrastrutturali con validità limitata a cinque anni.

UrbisMap rende la consultazione del PO di Carrara un’operazione intuitiva, eliminando la necessità di interpretare complesse tavole cartacee o consultare numerosi portali istituzionali, garantendo così l’accesso a dati sempre aggiornati e coerenti con la normativa vigente. 

Link al piano: https://www.urbismap.com/carrara

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Piano Regolatore Generale di Siracusa: come funziona e come consultarlo online

L’assetto urbanistico di Siracusa, città caratterizzata da una stratificazione storica millenaria e da un patrimonio paesaggistico unico, è disciplinato dal Piano Regolatore Generale (PRG), approvato definitivamente con il Decreto Dirigenziale ARTA n.669 del 3 agosto 2007. 

Il Piano Regolatore Generale di Siracusa, redatto in variante integrale ai piani precedenti, funge da vera e propria bussola per lo sviluppo del territorio, definendo le regole per la trasformazione fisica e funzionale della città nel rispetto dei principi di sostenibilità e tutela del patrimonio.

La struttura del piano: elaborati e conoscenza del territorio

Per governare la complessità di un territorio che spazia dall’Isola di Ortigia alle riserve naturali costiere, il PRG di Siracusa si affida a una serie di elaborati suddivisi tra analisi dello stato di fatto e progetto. 

Gli elaborati conoscitivi comprendono studi geomorfologici, storici, agricolo-forestali e l’analisi dei servizi esistenti, fondamentali per rendere realizzabili le previsioni urbanistiche.

La parte progettuale e prescrittiva, che rappresenta il cuore del Piano, include le Norme Tecniche di Attuazione (NTA di Siracusa), il Regolamento Edilizio di Siracusa (RE) e le tavole normative in scale variabili (da 1:10.000 a 1:2.000).

Un elemento innovativo e distintivo del Piano Regolatore Generale di Siracusa è l’introduzione delle “Schede Norma”, documenti che dettano prescrizioni specifiche e dettagliate per i singoli comparti di intervento, garantendo una progettazione unitaria e coerente.

Obiettivi del Piano Regolatore Generale di Siracusa e modelli di sviluppo

Il PRG di Siracusa persegue obiettivi di riqualificazione e valorizzazione, agendo su criteri di efficacia e corretta gestione del suolo.

La strategia si fonda sulla distinzione tra “aree tessuto”, ovvero le parti urbane consolidate riconducibili a regole omogenee di impianto, e “aree di intervento”, destinate a trasformazioni non marginali che richiedono una progettazione unitaria.

Un pilastro fondamentale è il recupero del patrimonio edilizio esistente, individuando specifiche zone di recupero ai sensi della legge 457/78, dove il degrado richiede interventi mirati di ripristino dell’identità urbana.

Inoltre, il piano mira a integrare il sistema dei servizi e delle infrastrutture, come la rete di percorsi ciclopedonali e il potenziamento degli accessi al mare, garantendo la pubblica fruizione della costa.

I sistemi del PRG di Siracusa: la zonizzazione

Il territorio comunale di Siracusa è suddiviso in zone territoriali omogenee, ognuna con regole specifiche di intervento:

1. Centro storico (Zona A): comprende l’Isola di Ortigia, riconosciuta come centro di eccellente valore monumentale, e la Zona Umbertina (Zona A1), caratterizzata da isolati regolari tardo-ottocenteschi. Qui gli interventi sono finalizzati esclusivamente alla conservazione e alla valorizzazione, limitando drasticamente le trasformazioni che potrebbero compromettere i caratteri storico-morfologici.

2. Tessuti consolidati e contemporanei (Zona B): include aree come Borgo S.Antonio (B1.1) e la Borgata S. Lucia (B1.2), fino ai quartieri di edilizia economica e popolare del dopoguerra (Zone B2). L’obiettivo in queste zone è la riqualificazione degli spazi pubblici e il completamento della qualità architettonica. 

3. Aree di nuovo impianto (Zona C): destinate a soddisfare il fabbisogno residenziale tramite nuove espansioni controllate, spesso soggette a concessione convenzionata con l’obbligo di cessione gratuita di aree per servizi pubblici.

4. Aree produttive e commerciali (Zona D): come l’area ASI di Targia, destinata alla piccola e media industria, e le zone per attività artigianali compatibili con la residenza vicino a Cassibile e Belvedere.

5. Sistema ambientale, agricolo e del verde (Zone E, F, RN): Siracusa tutela il proprio “polmone verde” attraverso le zone agricole (E), i parchi territoriali come quello delle Mura Dionigiane (F2-F3) e le Riserve Naturali (RN), come la Riserva del Fiume Ciane e Saline.

Le modalità di attuazione: intervento diretto e indiretto

Il Piano Regolatore Generale di Siracusa si attua attraverso due modalità principali:

Intervento diretto: realizzabile tramite titolo abilitativo ordinario (concessione edilizia o DIA/SCIA) nelle aree già sature o consolidate dove le regole sono già chiaramente definite dalle NTA.

Intervento indiretto: obbligatorio per gli ambiti più complessi o di nuovo impianto. Richiede l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi (Piani di Lottizzazioni, Piani Particolareggiati o Piani di Recupero) che garantiscono una verifica della sostenibilità infrastrutturale e sociale delle trasformazioni.

I comparti di intervento e le schede norma

Un elemento tecnico di grande rilievo è la disciplina dei Comparti di Intervento, aree prevalentemente non edificate che devono essere trasformate secondo una visione di insieme. 

Ciascun comparto è regolato da una “Scheda norma” prescrittiva che definisce:

  • La superficie lorda ammissibile (SLA).
  • La zona di concentrazione volumetrica (ZCV), ovvero lo spazio esatto in cui l’edificazione deve essere concentrata per non disperdere il volume del suolo.
  • Le aree di cessione, superfici che il privato deve cedere gratuitamente al Comune per la creazione di strade, verde pubblico e parcheggi.

Regolamento edilizio di Siracusa e tutela del paesaggio

Il Regolamento edilizio di Siracusa disciplina le caratteristiche qualitative dei fabbricati e il loro corretto inserimento nell’ambiente. Il RE definisce rigorosamente le tipologie di intervento sul patrimonio esistente, dalla manutenzione ordinaria alla ristrutturazione urbanistica, ponendo limiti precisi per evitare falsi storici o alterazioni del decoro.

Il PRG di Siracusa dedica ampio spazio alla salvaguardia degli elementi di pregio extra-urbani. Le Masserie e gli edifici rurali sono censiti e tutelati come testimonianze della cultura locale. Per essi sono vietate demolizioni e sono incentivati recuperi a fini turistici o agrituristici che mantengano integro l’impianto originario e il paesaggio agrario circostante.

Lungo la costa, il piano impone fasce di rispetto rigorose. Nelle aree comprese entro i 150 metri dalla battigia, l’edificazione è fortemente limitata o vietata per preservare l’integrità del litorale e garantire la visuale del mare.

Come consultare il PRG di Siracusa sul Geoportale UrbisMap

La consultazione dei dati urbanistici tramite piattaforme GIS, come il Geoportale UrbisMap, diventa essenziale per permettere a professionisti e cittadini di navigare liberamente tra piani, vincoli e destinazioni d’uso.

Vediamo quindi insieme come consultare il Piano Regolatore Generale di Siracusa in pochi e semplici passi su UrbisMap:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, o registrati gratuitamente, al Geoportale.

2. Cerca ora il territorio di Siracusa tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai tutte le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Piano Regolatore Generale di Siracusa_geoportale UrbisMap

Per una lettura completa del piano, UrbisMap mette a disposizione i seguenti allegati:

– Norme Tecniche di Attuazione di Siracusa

– Regolamento Edilizio di Siracusa

Entrambi i documenti sono consultabili e scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale. 

Link al piano: https://www.urbismap.com/siracusa

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PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico: conoscere il rischio per proteggere il territorio

Gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito la Sardegna negli ultimi giorni, legati al passaggio del Ciclone Harry, hanno riportato con forza al centro dell’attenzione il tema del pericolo idraulico.

Piogge intense concentrate in poche ore, corsi d’acqua minori che si sono trasformati rapidamente in torrenti, allagamenti di aree urbane ed extraurbane: fenomeni che, purtroppo, non possiamo più considerare eccezionali.

In questo scenario , il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico assume un ruolo fondamentale, non solo per la protezione civile, ma per l’intera gestione dello sviluppo regionale.

Si tratta di uno strumento strategico che consente di leggere il territorio, comprenderne le fragilità e orientare le scelte pubbliche e private verso una maggiore sicurezza.

Nell’articolo di oggi vediamo quindi insieme cos’è il PAI, perchè è così importante e come consultarlo correttamente anche attraverso piattaforme digitali come il Geoportale UrbisMap.

Cos’è il PAI Sardegna

Il PAI è lo strumento di pianificazione di bacino, previsto dalla normativa nazionale e regionale, finalizzato a prevenire e ridurre il rischio idrogeologico. 

In Sardegna, il piano interessa l’intero territorio regionale, isole minori comprese, ed è organizzato in un bacino idrografico unico suddiviso in sette sottobacini (Sulcis, Tirso, Coghinas-Mannu-Temo, Liscia, Posada-Cedrino, Sud Orientale e Flumendosa-Campidano-Cixerri).

Sotto il profilo legale, il PAI ha valore di piano territoriale di settore prevalente. Ciò significa che le sue disposizioni, orientate alla salvaguardia della vita umana e dei beni, prevalgono sui piani paesaggistici (PPR), sui piani urbanistici comunali (PUC) e su qualsiasi altro programma di settore regionale o infraregionale.

Le amministrazioni comunali hanno infatti l’obbligo di adeguare i propri strumenti urbanistici alle perimetrazioni del PAI, inserendo i relativi vincoli nei certificati di destinazione urbanistica.

Mappa del pericolo idraulico: la classificazione della pericolosità e le nuove categorie 2024

La mappa del pericolo idraulico classifica il territorio in base alla probabilità e all’intensità degli interventi di piena.

Il sistema si articola in quattro livelli gerarchici:

  • Hi4 (molto elevata): aree con probabilità di accadimento elevata (tempi di ritorno inferiori o uguali a 50 anni).
  • Hi3 (elevata): aree soggette a inondazioni con probabilità media.
  • Hi2 (media): aree con probabilità di inondazione per eventi con tempi di ritorno tra 50 e 200 anni.
  • Hi1 (moderata): aree inondabili solo per eventi estremi con tempi di ritorno fino a 500 anni.

È importante notare che le recenti modifiche normative (ottobre 2024) hanno introdotto e disciplinato specificamente nuove tipologie di pericolosità che vanno oltre il rischio fluviale classico:

  • Sinkhole (Hgsh): fenomeni di crollo e subsidenza indotti da cavità sotterranee naturali o antropiche.
  • Colata detritica (Hcd): fenomeni definiti debris flow che interessano i tratti del reticolo idrografico ad elevata pendenza.

Le funzioni strategiche del PAI Sardegna

Gli effetti del Ciclone Harry hanno dimostrato come anche eventi di durata relativamente breve possano generare criticità diffuse, specialmente in territori già fragili o fortemente urbanizzati.

Il PAI, oggi più che mai, non è un semplice insieme di vincoli, ma assolve a quattro funzioni vitali per la resilienza dell’isola: 

1. Prevenzione e sicurezza: l’obiettivo primario è impedire che nuove edificazioni sorgano in aree a rischio, evitando potenziali tragedie.

2. Governo del territorio: il PAI orienta le scelte pubbliche e private, garantendo che l’espansione urbana rispetti i limiti idraulici reali del suolo.

3. Gestione dell’emergenza: fornisce alla Protezione Civile la base cartografica per pianificare evacuazioni e interventi urgenti.

4. Adattamento ai cambiamenti climatici: attraverso il coordinamento con il PGRA (Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni), il PAI implementa misure per ridurre la vulnerabilità degli insediamenti esistenti.

Disciplina degli interventi: cosa si può fare?

Nelle aree a pericolosità Hi4 (molto elevata) la normativa è estremamente rigorosa,

sono generalmente vietate nuove edificazioni, strutture mobili o interramenti. 

Sono però ammessi interventi specifici volti alla messa in sicurezza, come la manutenzione idraulica, la riqualificazione ambientale o la demolizione di edifici esistenti senza ricostruzione.

Per quanto riguarda il patrimonio edilizio esistente, in Hi4 sono permessi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, a patto che non aumentino il carico antropico e riducano la vulnerabilità dell’edificio.

Una novità rilevante riguarda il divieto di realizzare nuovi volumi interrati o seminterrati nelle aree a pericolosità Hi3 e Hi2, mentre per gli edifici esistenti in Hi4 è spesso richiesta la dismissione irreversibile di tali locali in caso di ristrutturazione.

Studi di compatibilità e invarianza idraulica

Per i professionisti il PAI stabilisce requisiti tecnici precisi per rendere ammissibile un intervento:

Studi di compatibilità idraulica (Art.24): obbligatori per interventi in aree Hi4, Hi3, e Hi2, devono dimostrare che l’opera non peggiori il regime idraulico a monte o a valle. 

Studi di compatibilità geologica e geotecnica (Art. 25): necessari nelle aree di pericolosità da frana (Hg). 

Principio di invarianza idraulica (Art.47): le nuove urbanizzazioni devono essere progettate in modo che le portate di deflusso meteorico scaricate nei ricettori non siano superiori a quelle preesistenti alla trasformazione del suolo.

Fasce di tutela: lungo i corsi d’acqua sono istituite fasce di inedificabilità che variano da 10 a 50 metri dalla linea di sponda, a seconda della natura del corso d’acqua e del contesto urbano.

Aree non perimetrate e criticità costiere

Il PAI Sardegna disciplina anche aree non direttamente perimetrate ma caratterizzate da “significativa pericolosità”, come il reticolo minore  dei centri edificati, le aree lagunari, le falesi costiere e le zone soggette a subsidenza.

In questi casi, la pianificazione comunale deve integrare studi di dettaglio per definire i vincoli applicabili. Per le aree costiere è previsto il monitoraggio dei fenomeni erosivi e dei crolli, subordinando ogni attrezzatura balneare a studi geotecnici specifici.

Consultazione digitale: come accedere al PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico sul Geoportale UrbisMap

Uno dei limiti storici dei piani di settore come il PAI è sempre stato la difficoltà di consultazione.

Tavole cartografiche complesse e documenti tecnici non sempre, infatti, risultano accessibili ai non addetti ai lavori.

È qui che entra in gioco il valore delle piattaforme digitali come UrbisMap, che trasformano il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico in uno strumento facilmente consultabile, leggibile e integrato. 

Il Geoportale consente di esplorare il PAI attraverso una mappa interattiva, pensata per rendere immediata la comprensione delle informazioni territoriali. 

Il processo di consultazione è veloce e intuitivo:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tas layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

3. Cerca ora, tramite l’apposita barra o direttamente tramite mappa, il punto o l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

4. Spostati nella tab dati, la seconda del menu principale. Qui UrbisMap mostrerà automaticamente tutte le informazioni urbanistiche relative a quel punto.

Per una lettura completa del PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico,  UrbisMap mette a disposizione sotto la voce “Allegati” il documento delle Norme Tecniche di Attuazione, consultabile e scaricabile direttamente dal Geoportale.

Il vantaggio principale però, è la possibilità di incrociare il PAI con altri vincoli e piani, ottenendo una visione completa e coordinata del territorio.

Consulta subito il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Iperammortamento 2026: come funziona, vantaggi fiscali e perché investire in UrbisMap Premium

Il panorama della finanza agevolata in Italia si appresta a vivere una trasformazione radicale. Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 (L.199/2025), il Governo ha introdotto il nuovo Iperammortamento 2026, una misura destinata a sostituire e superare i precedenti piani Transizione 4.0 e 5.0.

Questa novità segna il ritorno a un meccanismo di maxi-deduzione fiscale, abbandonando la logica del credito di imposta per puntare su un incentivo strutturale che premia la capacità delle imprese di generare imponibile e investire in tecnologie all’avanguardia.

In questo contesto di profondo rinnovamento, investire in software avanzati e piattaforme digitali non è più solo una scelta di efficienza, ma una strategia fiscale intelligente. 

Nell’articolo di oggi esploreremo nel dettaglio come funziona il nuovo finanziamento, chi può beneficiarne e perchè UrbisMap Premium rappresenta una delle migliori risorse in cui investire per cavalcare la trasformazione digitale richiesta dal paradigma 4.0.

Cos’è il nuovo Iperammortamento 2026?

A differenza dei crediti d’imposta degli ultimi anni, il nuovo Iperammortamento 2026 opera come una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. 

In termini pratici, l’impresa può dedurre fiscalmente (ai fini IRES e IRPEF) un valore molto superiore rispetto a quello effettivamente pagato per l’acquisto del bene.

Le aliquote e gli scaglioni

Il beneficio viene calcolato secondo una logica a scaglioni, rendendo l’incentivo particolarmente generoso per gli investimenti di piccole e medie dimensioni:

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Ciò significa che un bene che costa 100 viene dedotto fiscalmente come se valesse 280, con un risparmio fiscale stimato (con IRES al 24%) pari al 43,2%.
  • +100% per la quota di investimento tra 2.5 e 10 milioni di euro.
  • +50% per la quota oltre i 10 milioni e fino a un tetto massimo di 20 milioni di euro.

I beneficiari: chi può accedere al finanziamento?

L’agevolazione è rivolta a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in strutture produttive ubicate nel territorio italiano.

Tuttavia, esistono delle condizioni e delle esclusioni tassative: 

Requisiti di conformità: la spettanza del beneficio è subordinata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto versamento dei contributi previdenziali (DURC regolare).

Soggetti esclusi: non possono accedere all’incentivo le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa o concordato preventivo senza continuità aziendale.

Tempistiche: le date da segnare

L’orizzonte temporale della misura è ampio, facilitando la pianificazione degli investimenti sul lungo periodo. 

La nuova disciplina è applicabile agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

È importante sottolineare che ai fini fiscali rileva la data di effettuazione dell’investimento (consegna o spedizione per i beni mobili) e non la semplice data dell’ordine o del pagamento di acconti, salvo casi specifici di “code” normative per ordini effettuati entro la fine di un periodo.

Cosa si può acquistare: allegati IV e V

I beni agevolabili devono tassativamente rientrare i due elenchi tecnici che aggiornano i vecchi allegati di industria 4.0. 

Allegato IV (Beni materiali)

Include macchinari controllati da sistemi computerizzati, robot, magazzini automatizzati e infrastrutture hardware per l’elaborazione di dati e intelligenza artificiale (HPC, edge computing).

Allegato V (Beni immateriali e software)

Questa è la categoria che include le piattaforme digitali e i sistemi necessari alla gestione dei processi. Tra i beni ammissibili troviamo:

  • Software e piattaforme per la modellazione 3D e la simulazione
  • Sistemi per la gestione e l’archiviazione digitale integrata (Big Data Analytics).
  • Software di Artificial Intelligence e machine learning.
  • Applicazioni per la protezione dei dati e cybersecurity. 
  • Digitali Twin e soluzioni per la visualizzazione immersiva dei dati.

Un requisito fondamentale per i software è che siano funzionali alla trasformazione digitale e che garantiscano l’interconnessione con i sistemi aziendali. 

Inoltre, una novità rilevante del 2026 è il vincolo “made in EU/SEE” : i beni devono essere prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.

Come accedere all’incentivo

L’accesso non è automatico ma richiede un iter documentale rigoroso per “blindare” l’agevolazione in caso di controlli.

La procedura prevede:

1. Comunicazioni telematiche: è necessario trasmettere comunicazioni preventive, di conferma  di completamento, tramite la piattaforma gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici). 

2. Perizia tecnica: per investimenti superiori a 300.000 euro, è obbligatoria una perizia tecnica asseverata rilasciata da un professionista abilitato (ingegnere o perito) che attesti le caratteristiche tecniche e l’interconnessione dei beni.

3. Certificazione contabile: l’effettivo sostenimento delle spese deve essere attestato da un revisore legale dei conti. 

Cumulabilità

L’iperammortamento 2026 è cumulabile con ulteriori agevolazioni finanziate con con risorse nazionali ed europee che hanno come oggetto gli stessi costi, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione e non determini il superamento dei costo sostenuto.

Non è consentita, invece, la cumulabilità con il credito d’imposta “Industria 4.0”.

La nostra proposta: UrbisMap come risorsa strategica per l’iperammortamento 2026

Nel contesto della digitalizzazione dei processi tecnici e urbanistici , UrbisMap si posiziona come una risorsa tecnologica d’eccellenza, perfettamente in linea con i requisiti dell’Allegato V relativi ai software di analisi, archiviazione e gestione di Big Data territoriali.

Perché investire in UrbisMap Premium?

UrbisMap è un Geoportale avanzato che raccoglie piani urbanistici, dati catastali, vincoli e normative di tutto il territorio nazionale.

Per i professionisti dell’edilizia, dell’immobiliare e delle energie rinnovabili, il passaggio alla versione Premium rappresenta un salto tecnologico che abilita funzioni di analisi dei dati in real-time.

Le funzionalità avanzate di UrbisMap Premium includono:

Ricerca catastale avanzata: consente di effettuare ricerche in tutta Italia tramite dati censuari (foglio e particella) collegandosi direttamente ai sistemi dell’Agenzia delle Entrate.

Layout di stampa: in pochi clic è possibile generare tavole di inquadramento territoriale ed estratti di mappa in scala, esportabili in formato dwg per essere aperti e modificati su sistemi CAD.

Strumenti di misura intelligenti: permette di calcolare distanze, aree e perimetri da remoto, direttamente su mappa, facilitando studi di fattibilità per nuovi impianti o interventi edilizi.

Snapshot e integrazione GIS: è possibile esportare immagini georeferenziate di specifici tematismi per caricarle sui propri sistemi GIS nella corretta posizione spaziale. 

L’integrazione con l’iperammortamento 2026

L’acquisto di abbonamenti pluriennali (6, 12 o 24 mesi) a UrbisMap Premium rientra tra le spese in software e piattaforme digitali ammissibili. Trattandosi di un servizio sviluppato in Italia, risponde perfettamente anche al requisito di origine UE richiesto dalla nuova normativa.

Investire in UrbisMap significa digitalizzare le fasi preliminari di sopralluogo, rilievo e analisi normativa, riducendo i tempi di progettazione e aumentando la precisione dei dati.

Grazie all’iperammortamento, il costo di questo potenziamento tecnologico viene abbattuto sensibilmente attraverso la maxi-deduzione fiscale, permettendo allo studio tecnico o all’impresa di dotarsi di uno strumento all’avanguardia con un impatto economico ridotto. 

In sintesi, il nuovo Iperammortamento 2026 è un’opportunità irripetibile per modernizzare i propri strumenti di lavoro. 

Il passaggio dal credito d’imposta alla deduzione maggiorata richiede una pianificazione fiscale attenta e la scelta di partner tecnologici solidi. 

UrbisMap non rappresenta solo un software, ma un ecosistema di dati che trasforma e semplifica il modo di operare sul territorio.

Vuoi sfruttare gli incentivi 2026 per integrare UrbisMap Premium nei tuoi processi aziendali? Scegli subito la soluzione più adatta per le tue esigenze! 

Se hai bisogno di aiuto o di maggiori informazioni sui nostri servizi? Contattaci al +39 389 2132211 oppure utilizzando il form sottostante

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Piano di Governo del Territorio di Milano: strategie, prospettive e consultazione online

Il Piano di Governo del Territorio di Milano (PGT)  rappresenta lo strumento cardine per la gestione e lo sviluppo del territorio milanese.

Il Piano è stato adottato con Delibera n.4 della Seduta Consiliare del 23/01/2023, approvato con Delibera n.44 del 3/07/2023 e pubblicato sul BURL n.40 del 4/19/2023.

Consultabile e accessibile sul Geoportale UrbisMap, il PGT di Milano delinea una visione strategica volta a coniugare la crescita urbana con la tutela ambientale, la rigenerazione e l’inclusione sociale.

Nell’articolo di oggi analizzeremo la struttura del piano, i suoi obiettivi e come navigare agevolmente tra le sue tavole su UrbisMap.

Cos’è il PGT di Milano e come si compone

Il Piano di Governo del Territorio di Milano è l’atto che disciplina l’assetto del territorio comunale, recependo le prescrizioni degli strumenti di pianificazione sovraordinata e producendo effetti diretti sul regime giuridico dei suoli.

Il piano è strutturato in tre componenti principali, tra cui spicca il Piano delle Regole, che individua e disciplina le aree del Tessuto Urbano Consolidato (TUC) e le aree destinate all’agricoltura.

Le Norme di Attuazione del Piano delle Regole, pubblicate ufficialmente nell’ottobre 2023, offrono un quadro normativo vincolante per ogni intervento edilizio e urbanistico.

Esse si compongono di vari titoli che spaziano dalle disposizioni generali alla rigenerazione urbana, fino alle tutele ambientali e aeroportuali.

Il cuore del Piano delle Regole: il Tessuto Urbano Consolidato (TUC)

Il territorio milanese è suddiviso in ambiti morfologici specifici all’interno del Tessuto Urbano Consolidato. Questi includono:

  • Nuclei di antica formazione (NAF): parti del territorio con caratteristiche storiche e identitarie riconoscibili.
  • Tessuto urbano di recente formazione (TRF): ulteriormente suddiviso in ambiti contraddistinti da un disegno urbano riconoscibile (ADR) e ambiti di rinnovamento urbano (ARU).
  • Aree destinate all’agricoltura: intese come presidio economico e ambientale del territorio.

Per assicurare una distribuzione della capacità edificatoria equilibrata, il PGT di Milano applica il principio della perequazione urbanistica, attribuendo a tutte le aree del TUC un indice di edificabilità territoriale unico (IT unico) pari a 0,35 mq/mq. 

Questo indice genera diritti edificatori che possono essere trasferiti o utilizzati per raggiungere indici massimi superiori (fino a 0,70 mq/mq 0 1 mq/mq in zone ad alta accessibilità), previo ricorso a meccanismi di compensazione o edilizia sociale.

Rigenerazione urbana e grandi funzioni urbane (GFU)

Uno degli obiettivi principali del PGT di Milano è la rigenerazione diffusa, che mira alla riqualificazione dell’ambiente costruito e alla realizzazione di nuove infrastrutture verdi.

Il piano individua ambiti specifici per le Grandi Funzioni Urbane (GFU), destinati a servizi pubblici o privati di carattere strategico.

Tra gli esempi più significativi di GFU troviamo:

– Bovisa – Goccia – Villapizzone: destinata all’ampliamento del campus universitario e alla creazione di parchi scientifici.

– Piazza d’Armi: nel quale è prevista la realizzazione di un grande parco urbano che deve coprire almeno il 75% della superficie territoriale.

– San Siro: ambito a prevalente proprietà comunale dove il Consiglio Comunale può autorizzare funzioni accessorie per garantirne la sostenibilità finanziaria.

Sostenibilità e resilienza: verso la neutralità carbonica

Il Piano di Governo del Territorio di Milano introduce standard innovativi per contrastare il cambiamento climatico.

L’Articolo 10 stabilisce infatti che gli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione urbanistica debbano obbligatoriamente raggiungere la neutralità carbonica.

Le strategie includono:

Riduzione delle emissioni di CO2e: attraverso soluzioni a elevate prestazioni energetiche e materiali sostenibili.

Riduzione dell’impatto climatico: tramite il rispetto di un indice specifico calcolato in base alle superfici verdi, come tetti verdi, pareti ventilate e pavimentazioni permeabili.

Gestione delle acque: promuovendo l’invarianza idraulica e il riutilizzo delle acque meteoriche. 

Tutele speciali e vincoli

Il piano non trascura la salvaguardia del patrimonio e la sicurezza dei cittadini. 

Ampio spazio è dedicato alla componente geologica, idrogeologica e sismica, suddividendo il territorio in classi di fattibilità (da II a IV) in base alla pericolosità idraulica e alla soggiacenza della falda. 

Inoltre, sono recepiti i vincoli aeroportuali relativi agli scali di Linate e Bresso, che limitano l’altezza degli edifici e le attività antropiche nelle zone di tutela per garantire la sicurezza della navigazione aerea.

Come consultare il Piano di Governo del Territorio di Milano su UrbisMap

Consultare il complesso apparato normativo e cartografico del PGT di Milano può sembrare una sfida, ma il Geoportale UrbisMap semplifica significativamente questo processo, rendendo i dati accessibili a professionisti e cittadini. 

Ecco i semplici passaggi da seguire per consultare il PGT di Milano:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e procedi con l’accesso o la registrazione gratuita al Geoportale.

2. Utilizza la barra di ricerca per cercare il territorio di Milano o un indirizzo specifico, oppure naviga direttamente sulla mappa fino al punto di tuo interesse.

3. Vai nella tab layers, la terza del menu principale e, dalla sezione “seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Piano di Governo del Territorio di Milano” per visualizzare il piano in sovrapposizione alla mappa di sfondo.

4. Una volta geolocalizzato l’immobile o l’area clicca sulla mappa per attivare la lettura del piano.

5. Spostati nella tab dati, la seconda del menu principale. Qui UrbisMap mostrerà automaticamente tutte le informazioni urbanistiche relative a quel punto.

UrbisMap mette, per una lettura completa del Piano di Governo del Territorio di Milano, mette a disposizione, sotto la voce “Allegati del piano”, le Norme Tecniche di Attuazione, consultabili e scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale.

L’utilizzo di strumenti digitali come UrbisMap è fondamentale per democratizzare l’accesso alle informazioni urbanistiche, permettendo a chiunque di comprendere il proprio territorio. 

Consulta subito il Piano di Governo del Territorio di Milano, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Piano Regolatore Generale di Roma: sistemi, regole e consultazione online su UrbisMap

Il Piano Regolatore Generale di Roma è il principale strumento urbanistico che disciplina l’uso del suolo e la trasformazione fisica e funzionale dell’intero territorio comunale.

Approvato definitivamente con la Delibera di Consiglio Comunale n.18 del 12 febbraio 2008, dopo un lungo iter avviato con l’adozione del 2003, il PRG di Roma rappresenta la “bussola” per lo sviluppo della capitale, puntando alla riqualificazione del territorio secondo principi di sostenibilità ambientale e perequazione urbanistica.

Il piano non è solo un insieme di vincoli, ma una visione di città che si articola attraverso una complessa struttura normativa e cartografica.

Gli elaborati del Piano Regolatore Generale di Roma

Per interpretare correttamente le dinamiche della città di Roma, il PRG non si affida ad un unico documento, ma a una serie di elaborati raggruppati in categorie a seconda del loro valore normativo:

Elaborati prescrittivi

Rappresentano il cuore del Piano e definiscono i diritti e i doveri di chi intende trasformare la città. Includono le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) e, per la prima volta, per sottolineare l’importanza dell’ambiente nella trasformazione della città, anche le carte della “Rete ecologica” entrano a far parte degli elaborati prescrittivi.

Elaborati gestionali

Forniscono informazioni e riferimenti (storici, ambientali, geologici) per rendere realizzabili le previsioni. Tra questi spicca la carta per la qualità, che individua gli elementi di pregio da conservare.

Elaborati indicativi

Sono un gruppo di elaborati con valore programmatico che ha lo scopo di fornire indicazioni e spunti per la progettazione e valutazione degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia in attuazione del PRG. 

Elaborati descrittivi e per la comunicazione

Illustrano le scelte generali del Piano (modello policentrico, mobilità) e la loro declinazione nei singoli Municipi attraverso scenari sintetici.

Obiettivi e strategie del PRG di Roma

Il PRG di Roma persegue obiettivi di riqualificazione e valorizzazione, agendo su criteri di economicità, efficacia e semplificazione amministrativa. 

La strategia si basa su un modello di città multipolare, volto a ridurre il carico urbanistico sul centro storico e a potenziare i servizi nelle aree periferiche.

Un pilastro fondamentale è la perequazione urbanistica, un principio che mira a ripartire equamente i vantaggi e gli oneri derivanti dalle trasformazioni tra i diversi soggetti coinvolti, garantendo al Comune la possibilità di acquisire aree per servizi pubblici o edilizia sociale.

I sistemi del PRG: zonizzazione e NTA

Il territorio comunale è suddiviso in “sistemi”, che costituiscono le unità base della disciplina urbanistica.

1. Il sistema insediativo

È articolato in diverse componenti, ognuna con regole specifiche di intervento:

Città storica: comprende l’area interna alle mura e le espansioni consolidate del primo Novecento. Qui gli interventi sono finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione dei caratteri storico-morfologici, limitando i cambi di destinazione d’uso che potrebbero compromettere l’identità sociale dei rioni.

Città consolidata: parti della città stabilmente configurate, dove l’obiettivo è il completamento e il miglioramento della qualità architettonica e degli spazi pubblici.

Città da ristrutturare: aree caratterizzate da impianti urbanistici incompleti che richiedono interventi di riordino, integrazione di servizi e miglioramento della viabilità.

Città della trasformazione: ambiti di nuovo impianto destinati a soddisfare il fabbisogno residenziale e produttivo, garantendo la sostenibilità delle nuove espansioni.

Progetti strutturanti: includono le centralità metropolitane e urbane (come Tiburtina o Romanina), nodi strategici connessi alla rete del trasporto pubblico su ferro destinati a diventare nuovi poli di servizi e attività.

2. Il sistema ambientale e agricolo 

Roma è il comune agricolo più grande d’Europa e il PRG mira a tutelare questa ricchezza attraverso:

Rete ecologica: un sistema di ecosistemi che garantisce la biodiversità urbana.

Agro Romano: aree destinate prevalentemente all’attività agricola, dove sono ammessi interventi legati alla conduzione del fondo, all’agriturismo e alla valorizzazione del paesaggio agrario.

Parchi Agricoli: zone di particolare pregio paesaggistico e archeologico soggette a programmi di tutela attiva.

La Carta per la qualità di Roma

Un elemento distintivo del PRG di Roma è la Carta per la qualità. In questo elaborato sono censiti tutti gli elementi (edifici, spazi aperti, morfologie urbane, preesistenze archeologiche) che presentano un valore urbanistico o culturale da preservare. 

Qualsiasi intervento su questi beni o nelle loro fasce di rispetto è rigorosamente normato e, in molti casi, subordinato al parere della Sovrintendenza comunale o statale. 

Modalità di attuazione intervento diretto o indiretto

Il Piano Regolatore Generale di Roma si attua attraverso due modalità principali:

  • Intervento diretto: realizzabile tramite titolo abilitativo ordinario (come il permesso di costruire o la SCIA/DIA) nelle aree già consolidate o nel sistema ambientale.
  • Intervento indiretto: obbligatorio per alcuni ambiti più complessi, richiede l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi, come Piani di Recupero,  Programmi Integrati o Progetti Urbani. Questi strumenti garantiscono una progettazione unitaria e la verifica della sostenibilità sociale e infrastrutturale delle trasformazioni.

Come consultare il PRG di Roma online: Geoportale UrbisMap

La complessità del territorio di Roma rende indispensabile l’utilizzo di tecnologie GIS per la consultazione dei dati urbanistici. La digitalizzazione  del Piano Regolatore Generale di Roma su UrbisMap permette a professionisti, imprese e cittadini di navigare tra i diversi sistemi e regole con estrema semplicità.

Ecco come accedere alle informazioni del PRG di Roma in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, o registrati gratuitamente, al Geoportale.

2. Cerca ora il territorio di Roma tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai tutte le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Link al piano: https://www.urbismap.com/roma

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PTRC del Veneto: strategie e prospettive di governo del territorio

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del Veneto, disponibile e consultabile su UrbisMap, è lo strumento fondamentale attraverso cui la Regione del Veneto governa in modo organico e integrato il proprio territorio. 

Definito dalla Legge regionale n.11 del 23 aprile 2004, il PTRC del Veneto è l’espressione di una visione strategica ampia, che indica gli obiettivi e le principali linee di organizzazione e assetto del territorio regionale, delineando le strategie e le azioni necessarie per realizzarle in coerenza con il Programma Regionale di Sviluppo.

Nell’articolo di oggi vediamo insieme cos’è il PTRC del Veneto, la sua natura giuridica e tecnica, i principi alla base, gli ambiti di intervento, gli obiettivi principali del piano e le prospettive per il futuro della pianificazione territoriale veneta.

PTRC del Veneto: natura e funzione

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento del Veneto è lo strumento di governo del territorio regionale superiore a tutti gli altri piani territoriali e urbanistici comunali e provinciali, con l’esclusione dei piani paesaggistici ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

L’obiettivo principale del PTRC è offrire una visione strategica unitaria in grado di: 

– orientare e coordinare ogni altra pianificazione territoriale (provinciale e comunale);

– armonizzare lo sviluppo del territorio con le politiche europee, nazionali e regionali;

– tutelare le risorse naturali, culturali e paesaggistiche;

– promuovere uno sviluppo economico sostenibile che consideri qualità della vita, inclusione sociale e salvaguardia ambientale.

Il PTRC del Veneto attuale è definito come un piano di “seconda generazione”, poiché non si limita a una semplice revisione del precedente piano del 1992, ma si adatta a un contesto socio-economico profondamente mutato.

La sua natura è quella di un “piano-quadro”, ovvero uno strumento di grande scala che privilegia le strategie e le scale progettuali rispetto alle semplici prescrizioni normative.

Un concetto chiave che lo descrive è quello di “piano-rete”. Il PTRC non impone solo vincoli, ma cerca di creare un’alleanza strategica tra enti territoriali, cittadini e operatori economici. 

Obiettivi principali del PTRC del Veneto

Il PTRC affronta e risolve la sfida di offrire un quadro conoscitivo unitario, chiaro e completo, dei vincoli gravanti sul territorio veneto.

Le finalità del piano sono molteplici e mirano a garantire la qualità della vita delle generazioni future. 

Tra i pilastri principali troviamo:

1. Sostenibilità e gestione del suolo

Il cuore del piano è la promozione di uno sviluppo sostenibile e durevole, capace di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere la qualità della vita delle generazioni future.

Gli obiettivi specifici includono:

  • Contenimento del consumo di suolo: limitare l’espansione su suoli non urbanizzati e favorire la rinaturalizzazione dei suoli antropizzati.
  • Riuso e riqualificazione: privilegiare il recupero, la densificazione e la riconversione del patrimonio edilizio e dei quartieri degradati rispetto a nuove costruzioni.
  • Uso razionale delle risorse: evitare sprechi di risorse territoriali e promuovere l’efficienza energetica dei sistemi urbani.

2. Sicurezza e tutela ambientale

Il piano funge da strumento di salvaguardia contro i rischi naturali e per la protezione del capitale naturale: 

  • Riduzione dei rischi: protegge la comunità e il territorio dai rischi sismici e idrogeologici.
  • Rete ecologica regionale: connettere le aree protette (aree nucleo) attraverso corridoi ecologici per tutelare la biodiversità e lo scambio genetico delle specie.
  • Tutela delle acque: garantire la protezione qualitativa e quantitativa del patrimonio idrico, promuovendo il riciclo e limitando gli sprechi.

3. Paesaggio e identità culturale

Il PTRC considera il territorio come “memoria” e identità comunitaria.

Gli obiettivi in questo campo sono:

  • Valorizzazione del paesaggio: considerare il paesaggio in tutte le sue espressioni, non solo come vincolo ma come fattore di sviluppo e benessere.
  • Tutela dei sistemi di valore: proteggere e mettere in rete le eccellenze storiche come le Ville Venete, i siti UNESCO, l’archeologia industriale e i centri storici.

4. Sviluppo economico e mobilità

Il PTRC mira a trasformare il Veneto in un sistema policentrico connesso:

  • Agire come “testo unico” e cornice di riferimento per tutti gli altri piani (provinciali e comunali), assicurando coerenza e semplificazione amministrativa.
  • Promuovere la concentrazione tra enti pubblici e operatori privati per una gestione condivisa del territorio.

Come consultare il PTRC del Veneto su UrbisMap

Il Geoportale UrbisMap mette a disposizione di tutti il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento del Veneto, offrendo una consultazione semplice, immediata e intuitiva. 

Ecco come procedere per accedere al PTRC del Veneto in pochissimi passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “Piano Territoriale Regionale di Coordinamento Veneto”.

3. Cerca ora il punto/territorio che ti interessa consultare tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

4. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Il PTRC del Veneto è composto da diverse tavole grafiche (in scala 1:250.000 e 1:50.000) che illustrano le diverse reti e sistemi, tutte disponibili all’interno del Geoportale.

In sintesi, il Piano Regionale Territoriale di Coordinamento del Veneto è lo strumento sovraordinato a  tutti gli altri piani territoriali e urbanistici, i quali devono essere adeguati ai suoi contenuti entro tempi prestabiliti. 

Attraverso un approccio basato sulla concentrazione, conoscenza e semplificazione, il PTRC del Veneto offre uno schema di riferimento per tutti i livelli di governo locale, promuovendo una pianificazione coerente e integrata che possa orientare il futuro del Veneto.

Consulta subito il PTRC del Veneto, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Piano Regolatore Generale di Bronte: zonizzazione, NTA e consultazione online

Il Piano Regolatore Generale di Bronte è lo strumento urbanistico fondamentale che disciplina l’uso e la trasformazione dell’intero territorio comunale di Bronte, definita la “ Città del pistacchio e della cultura”.

Approvato originariamente con il Decreto del Dirigente Generale n.105 del 27 aprile 2015 dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, il PRG di Bronte rappresenta la bussola per lo sviluppo sostenibile di un territorio unico. 

Il PRG di Bronte non è un documento statico, ma un organismo normativo che evolve per rispondere alle esigenze di sicurezza e infrastrutturazione della comunità.

Un esempio recente è l’approvazione, tramite il D.D.G. n.53 del 7 marzo 2025, di una variante specifica per la realizzazione di una Via di Fuga di Protezione Civile.

Questa opera, che collega la SS 284 al viale J. Kennedy, è stata ritenuta indispensabile per decongestionare il traffico cittadino e garantire la sicurezza in caso di calamità, data la particolare morfologia del centro abitato.

Gli elaborati del Piano Regolatore Generale di Bronte

Per una corretta interpretazione delle dinamiche urbanistiche di Bronte, è necessario consultare un insieme complesso di documenti tecnici e cartografici. I principali sono:

– Relazione illustrativa: fornisce il quadro conoscitivo, l’analisi storica, socio-economica e la giustificazione delle scelte progettuali.

– Norme Tecniche di Attuazione (NTA): rappresentano il cuore normativo del Piano , dettando le regole per ogni singola zona omogenea del territorio di Bronte.

– Regolamento Edilizio (RE): disciplina le modalità di intervento edilizio, le definizioni tecniche, le procedure per i titoli abilitativi e le norme igienico-sanitarie.

Obiettivi e strategie della pianificazione di Bronte

Il PRG di Bronte mira a bilanciare la tutela del patrimonio storico con le necessità di espansione e messa in sicurezza del territorio.

Tutela del centro storico e recupero edilizio

Un obiettivo primario è la valorizzazione della Zona A (centro storico). Gli interventi in quest’area sono finalizzati al mantenimento della popolazione residente e alla conservazione delle strutture tipologiche originarie attraverso il restauro conservativo. Il Piano promuove attivamente il recupero del patrimonio esistente per evitare un eccessivo consumo di suolo e lo squilibrio tra centro e periferia.

Sviluppo economico e zona artigianale

Data l’importanza dell’agricoltura e dell’artigianato (legati soprattutto alla produzione del pistacchio), il PRG di Bronte prevede il potenziamento delle Zone D (produttive).

È previsto l’allargamento della zona artigianale esistente per agevolare le comunicazioni con le fonti di rifornimento e i mercati di vendita, sostenendo la crescita del reddito pro capite della comunità.

Difesa del suolo e rischio sismico 

Il territorio di Bronte è caratterizzato da un’elevata pericolosità sismica. Il PRG affronta questa sfida attraverso politiche di mitigazione del rischio che includono l’obbligo di manutenzione del patrimonio edilizio vulnerabile, specialmente del nucleo medievale, e la previsione di ampie aree destinate alla Protezione Civile (Zone F7). 

Ciascun intervento di nuova costruzione deve essere supportato da accurate relazioni geologiche e geotecniche.

Zonizzazione e Norme Tecniche di Attuazione di Bronte

Le NTA di Bronte suddividono il territorio in zone omogenee, ognuna con specifiche destinazioni d’uso e parametri edilizi:

Zone A (centro storico): destinate alla conservazione e al risanamento, Sono vietati interventi di demolizione e ricostruzione integrale, privilegiando l’uso di materiali della tradizione locale come la pietra lavica. 

Zone B (completamento): aree già edificate o parzialmente urbanizzate dove sono consentiti interventi di trasformazione e nuove costruzioni nel rispetto delle densità fondiarie stabilite.

Zone C (espansione): destinate ai nuovi insediamenti residenziali, attuate prevalentemente tramite Piani di Lottizzazione convenzionata per garantire la dotazione di servizi e standard urbanistici.

Zone D (produttive): aree per insediamenti industriali, artigianali e commerciali, fondamentali per il tessuto economico locale. 

Zone E (agricole): destinate alla produzione agricola e alla salvaguardia ambientale. In particolare, le Zone E1 riguardano aree interne al Parco dell’Etna, dove è vietata qualsiasi modifica della morfologia naturale e agraria. 

Zone F (servizi pubblici): comprendono aree per l’istruzione, attrezzature sanitarie, parchi urbani e infrastrutture di interesse comune.

Il Regolamento Edilizio 

Il Regolamento Edilizio di Bronte definisce i parametri tecnici per garantire la godibilità generale e l’incolumità pubblica. 

Tra le norme di rilievo: 

Eliminazione delle barriere architettoniche: obbligatoria per tutti gli edifici aperti al pubblico e le nuove costruzioni residenziali, al fine di facilitare la vita di relazione di tutti i cittadini.

Efficienza energetica: si promuove l’installazione di sistemi a fonti rinnovabili (pannelli solari, pompe di calore) con particolare attenzione al loro inserimento estetico, specialmente nel centro storico dove devono essere integrati senza alterare il decoro architettonico.

Titoli abilitativi: il regolamento specifica le procedure per il rilascio del permesso di costruire e le sanzioni per le lottizzazioni abusive, garantendo la legalità degli interventi sul territorio.

Come consultare il PRG di Bronte su UrbisMap

La digitalizzazione del Piano Regolatore Generale di Bronte sul Geoportale UrbisMap risponde alla necessità di trasparenza e semplificazione per professionisti e cittadini.

UrbisMap permette di interrogare la mappa in tempo reale, ottenendo tutte le informazioni urbanistiche del territorio nazionale con pochi clic.

Ecco come procedere per accedere al PRG di Bronte in pochissimi passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati gratuitamente, al Geoportale. 

2. Cerca ora il territorio di Bronte tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai tutte le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Su UrbisMap sono inoltre disponibili i seguenti documenti, entrambi scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale:

– Norme Tecniche di Attuazione di Bronte

– Regolamento Edilizio di Bronte

In sintesi, la disponibilità del PRG di Bronte su UrbisMap garantisce un accesso immediato e intuitivo a una disciplina urbanistica complessa ma fondamentale per la tutela di un territorio di immenso valore paesaggistico e culturale.

Grazie al Geoportale la pianificazione diventa un patrimonio condiviso, facilitando il lavoro dei tecnici e la consapevolezza dei cittadini. 

Link al piano: https://www.urbismap.com/bronte

Consulta subito il Piano Regolatore Generale di Bronte, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Catasto Italia online: consultazione digitale della mappa con UrbisMap

La gestione e la consultazione dei dati territoriali e catastali rappresentano da sempre una sfida significativa per i professionisti del settore e per la Pubblica Amministrazione. 

Il “Catasto Italia” è il registro fondamentale dei beni immobili presenti sul territorio nazionale e, nonostante sia un archivio essenziale, la sua consultazione tradizionale è stata storicamente associata a procedure lunghe e spesso basate su documentazione cartacea. 

Nell’era della digitalizzazione, strumenti innovativi come UrbisMap stanno rivoluzionando l’accesso a queste informazioni, trasformando il Geoportale in una risorsa indispensabile.

Il fondamento del catasto italiano: funzione, storia e caratteristiche

Per comprendere appieno l’importanza di disporre della mappa catastale su una piattaforma digitale avanzata come UrbisMap, è cruciale richiamare la natura stessa del Catasto italiano.

Il Catasto è il registro dei beni immobiliare, suddiviso in catasto dei terreni e catasto dei fabbricati.

Le sue finalità originarie, stabilite dalla Legge fondamentale del 1886, erano l’accertamento della proprietà immobiliare, la registrazione delle sue mutazioni e la determinazione delle imposte.

Il sistema catastale italiano è definito come geometrico, particellare, ad estimo indiretto e non probatorio.

Il carattere “non probatorio” significa che le registrazioni catastali non costituiscono piena prova della proprietà o della posizione dei confini, ma sono essenziali per fini fiscali, civili e giuridici.

La storia del Catasto Italia è lunga e complessa, con tentativi di uniformazione già dall’epoca napoleonica e la Legge Messedaglia del 1886 che dispone la formazione di un catasto geometrico particellare uniforme per livellare l’imposta fondiaria. 

Solo nel 1956 fu completato il Nuovo Catasto Terreni (N.C.T)  e nel 1962 il Nuovo Catasto Edilizio Urbano (N.C.E.U). Oggi, la gestione dei servizi catastali è affidata all’Agenzia delle Entrate, che ha incorporato l’Agenzia del Territorio, e ai Comuni che hanno convenzioni attive.

L’architettura del dato catastale

Il Catasto Italia raccoglie una vasta gamma di informazioni essenziali per ciascun immobile del territorio nazionale. 

Ogni unità è identificata tramite specifici parametri catastali: il foglio, la particella (o mappale) e, se presente, il subalterno.

I dati raccolti includono:

– Identificazione geografica: foglio, particella, subalterno, codice Sezione Urbana (se presente).

– Caratteristiche tecniche: categoria e classe (per i fabbricati) o qualità (per i terreni), consistenza catastale (vani, metri quadri o metri cubi) e destinazione d’uso.

– Dati economici: la rendita catastale (valore fiscale per il calcolo di imposte come IMU e TASI) e, per i terreni, il reddito dominicale e il reddito agrario.

– Dati soggettivi: quote di proprietà e titolarità di diritti reali.

Attraverso il Geoportale UrbisMap è possibile consultare il Catasto di tutto il territorio nazionale e, per gli utenti premium, anche il WMS Catasto dell’Agenzia delle Entrate, un servizio cruciale per i tecnici del settore.

UrbisMap per la consultazione del Catasto Italia

UrbisMap rende l’accesso a questi dati semplice e immediato. Tra i servizi chiave relativi al catasto troviamo:

1. Mappa dei sistemi catastali: permette di consultare online il catasto, i punti fiduciali e i dati territoriali e normativi di tutta Italia.

2. WMS Catasto dell’Agenzia delle Entrate: per gli utenti Premium è disponibile il WMS Catasto dell’Agenzia delle Entrate, che permette di visualizzare su mappa la cartografia catastale di tutto il territorio nazionale.

3. Mappa delle sezioni urbane catasto: un’aggiunta recente che facilita la ricerca nei contesti urbani complessi. 

4. Catasto Italia: mostra in sovrapposizione alla mappa di sfondo  il catasto di tutto il territorio nazionale, dividendolo in fogli e particelle. 

5. Acquisto di documenti: il Geoportale consente inoltre l’acquisto di documenti ufficiali, come le visure catastali e gli estratti di mappa, in pochi minuti e anche senza competenze tecniche specifiche.

Vantaggi: dal catasto all’analisi territoriale completa

Un vantaggio fondamentale è la possibilità di interrogare il Geoportale per ottenere istantaneamente tutte le informazioni territoriali e normative relative a un punto geografico specifico. 

La vera forza di UrbisMap non risiede solo nella digitalizzazione del dato catastale, ma nella sua capacità di integrare il catasto con una vasta gamma di altri dati territoriali e normativi. Questa integrazione si rivela fondamentale per: 

1. Supporto a i professionisti e al settore immobiliare:

I tecnici, come architetti, ingegneri e geometri, e gli agenti immobiliari possono accedere in modo veloce e semplificato ai dati per ottimizzare il proprio lavoro.

Verifica di vincoli e edificabilità: è possibile verificare gratuitamente l’edificabilità di un terreno prima dell’acquisto consultando piani urbanistici e dati catastali sul Geoportale, garantendo un investimento sicuro, prevenendo quindi rischi ed evitando, per esempio, l’annullamento del permesso di costruire a causa di vincoli non identificati.

Gestione tecnica: UrbisMap, nella sua versione premium, fornisce strumenti per la produttività, come lo strumento misura per, appunto, misurare terreni, distanze, aree e superfici direttamente su mappa e supporta attività complesse, come l’accatastamento di impianti fotovoltaici o la ricerca dello stato legittimo di un immobile tramite foto aeree.

Consultazione normativa integrata: la mappa catastale può essere sovrapposta ad altri strumenti urbanistici di tutta Italia (PUC, PRG, PAI, ecc) e a normative specifiche, con nuove funzioni che permettono di visualizzare l’estensione territoriale delle norme urbanistiche.

2. La sicurezza della conformità e la prevenzione dei contenziosi:

Per attività come la compravendita immobiliare, la conformità catastale, UrbisMap è essenziale. Facilita infatti questa verifica, mettendo a disposizione dati aggiornati e certificati, che aiutano a prevenire omissioni di vincoli nei CDU, riducendo il rischio di contenziosi legali. 

3. Integrazione con i tematismi ambientali e territoriali: 

La mappa catastale su UrbisMap è un contesto territoriale che può essere analizzato in relazione a tematismi ambientali e di rischio. Sul Geoportale, è possibile infatti consultare:

  • Rischio idrogeologico: mappe del dissesto idrogeologico, la mappa ISPRA e la carta idrogeologica d’Italia.
  • Vincoli paesaggistici: accesso ai vincoli SITAP per verificare la presenza di vincoli paesaggistici e ambientali in tutta Italia.
  • Aree speciali: consultazione di mappe come le zone sismiche, le zone climatiche, la carta della natura, ecc. 

Come consultare il Catasto Italia su UrbisMap

Ecco una breve guida pratica per accedere al Catasto Italia su UrbisMap in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Cerca ora, tramite l’apposita barra o direttamente dalla mappa, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti.

3. Vai adesso  nella tab dati, la seconda del menu principale, e attiva la voce “Catasto Italia” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

NB: la mappa del catasto si attiva solo con un certo livello di zoom, ricordati di ingrandire bene sul punto o l’area che vuoi consultare.

La mappa catastale resa disponibile su UrbisMap rappresenta un salto di qualità nell’accesso e nell’analisi delle informazioni territoriali in Italia. 

Grazie al Geoportale tecnici, cittadini e Pubbliche Amministrazioni possono accedere a dati catastali aggiornati, certificati e integrati con la normativa urbanistica e ambientale a livello nazionale e comunale.

Questo garantisce la possibilità di operare con una completa comprensione del territorio, basata su informazioni affidabili e accessibili in qualsiasi momento, un processo che altrimenti risulterebbe dispendioso e frammentato.

Consulta subito il Catasto Italia sul Geoportale UrbisMap e scopri come l’integrazione dei dati catastali con i vincoli e la normativa può semplificare radicalmente il tuo lavoro! 

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