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PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico: conoscere il rischio per proteggere il territorio

Gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito la Sardegna negli ultimi giorni, legati al passaggio del Ciclone Harry, hanno riportato con forza al centro dell’attenzione il tema del pericolo idraulico.

Piogge intense concentrate in poche ore, corsi d’acqua minori che si sono trasformati rapidamente in torrenti, allagamenti di aree urbane ed extraurbane: fenomeni che, purtroppo, non possiamo più considerare eccezionali.

In questo scenario , il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico assume un ruolo fondamentale, non solo per la protezione civile, ma per l’intera gestione dello sviluppo regionale.

Si tratta di uno strumento strategico che consente di leggere il territorio, comprenderne le fragilità e orientare le scelte pubbliche e private verso una maggiore sicurezza.

Nell’articolo di oggi vediamo quindi insieme cos’è il PAI, perchè è così importante e come consultarlo correttamente anche attraverso piattaforme digitali come il Geoportale UrbisMap.

Cos’è il PAI Sardegna

Il PAI è lo strumento di pianificazione di bacino, previsto dalla normativa nazionale e regionale, finalizzato a prevenire e ridurre il rischio idrogeologico. 

In Sardegna, il piano interessa l’intero territorio regionale, isole minori comprese, ed è organizzato in un bacino idrografico unico suddiviso in sette sottobacini (Sulcis, Tirso, Coghinas-Mannu-Temo, Liscia, Posada-Cedrino, Sud Orientale e Flumendosa-Campidano-Cixerri).

Sotto il profilo legale, il PAI ha valore di piano territoriale di settore prevalente. Ciò significa che le sue disposizioni, orientate alla salvaguardia della vita umana e dei beni, prevalgono sui piani paesaggistici (PPR), sui piani urbanistici comunali (PUC) e su qualsiasi altro programma di settore regionale o infraregionale.

Le amministrazioni comunali hanno infatti l’obbligo di adeguare i propri strumenti urbanistici alle perimetrazioni del PAI, inserendo i relativi vincoli nei certificati di destinazione urbanistica.

Mappa del pericolo idraulico: la classificazione della pericolosità e le nuove categorie 2024

La mappa del pericolo idraulico classifica il territorio in base alla probabilità e all’intensità degli interventi di piena.

Il sistema si articola in quattro livelli gerarchici:

  • Hi4 (molto elevata): aree con probabilità di accadimento elevata (tempi di ritorno inferiori o uguali a 50 anni).
  • Hi3 (elevata): aree soggette a inondazioni con probabilità media.
  • Hi2 (media): aree con probabilità di inondazione per eventi con tempi di ritorno tra 50 e 200 anni.
  • Hi1 (moderata): aree inondabili solo per eventi estremi con tempi di ritorno fino a 500 anni.

È importante notare che le recenti modifiche normative (ottobre 2024) hanno introdotto e disciplinato specificamente nuove tipologie di pericolosità che vanno oltre il rischio fluviale classico:

  • Sinkhole (Hgsh): fenomeni di crollo e subsidenza indotti da cavità sotterranee naturali o antropiche.
  • Colata detritica (Hcd): fenomeni definiti debris flow che interessano i tratti del reticolo idrografico ad elevata pendenza.

Le funzioni strategiche del PAI Sardegna

Gli effetti del Ciclone Harry hanno dimostrato come anche eventi di durata relativamente breve possano generare criticità diffuse, specialmente in territori già fragili o fortemente urbanizzati.

Il PAI, oggi più che mai, non è un semplice insieme di vincoli, ma assolve a quattro funzioni vitali per la resilienza dell’isola: 

1. Prevenzione e sicurezza: l’obiettivo primario è impedire che nuove edificazioni sorgano in aree a rischio, evitando potenziali tragedie.

2. Governo del territorio: il PAI orienta le scelte pubbliche e private, garantendo che l’espansione urbana rispetti i limiti idraulici reali del suolo.

3. Gestione dell’emergenza: fornisce alla Protezione Civile la base cartografica per pianificare evacuazioni e interventi urgenti.

4. Adattamento ai cambiamenti climatici: attraverso il coordinamento con il PGRA (Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni), il PAI implementa misure per ridurre la vulnerabilità degli insediamenti esistenti.

Disciplina degli interventi: cosa si può fare?

Nelle aree a pericolosità Hi4 (molto elevata) la normativa è estremamente rigorosa,

sono generalmente vietate nuove edificazioni, strutture mobili o interramenti. 

Sono però ammessi interventi specifici volti alla messa in sicurezza, come la manutenzione idraulica, la riqualificazione ambientale o la demolizione di edifici esistenti senza ricostruzione.

Per quanto riguarda il patrimonio edilizio esistente, in Hi4 sono permessi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, a patto che non aumentino il carico antropico e riducano la vulnerabilità dell’edificio.

Una novità rilevante riguarda il divieto di realizzare nuovi volumi interrati o seminterrati nelle aree a pericolosità Hi3 e Hi2, mentre per gli edifici esistenti in Hi4 è spesso richiesta la dismissione irreversibile di tali locali in caso di ristrutturazione.

Studi di compatibilità e invarianza idraulica

Per i professionisti il PAI stabilisce requisiti tecnici precisi per rendere ammissibile un intervento:

Studi di compatibilità idraulica (Art.24): obbligatori per interventi in aree Hi4, Hi3, e Hi2, devono dimostrare che l’opera non peggiori il regime idraulico a monte o a valle. 

Studi di compatibilità geologica e geotecnica (Art. 25): necessari nelle aree di pericolosità da frana (Hg). 

Principio di invarianza idraulica (Art.47): le nuove urbanizzazioni devono essere progettate in modo che le portate di deflusso meteorico scaricate nei ricettori non siano superiori a quelle preesistenti alla trasformazione del suolo.

Fasce di tutela: lungo i corsi d’acqua sono istituite fasce di inedificabilità che variano da 10 a 50 metri dalla linea di sponda, a seconda della natura del corso d’acqua e del contesto urbano.

Aree non perimetrate e criticità costiere

Il PAI Sardegna disciplina anche aree non direttamente perimetrate ma caratterizzate da “significativa pericolosità”, come il reticolo minore  dei centri edificati, le aree lagunari, le falesi costiere e le zone soggette a subsidenza.

In questi casi, la pianificazione comunale deve integrare studi di dettaglio per definire i vincoli applicabili. Per le aree costiere è previsto il monitoraggio dei fenomeni erosivi e dei crolli, subordinando ogni attrezzatura balneare a studi geotecnici specifici.

Consultazione digitale: come accedere al PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico sul Geoportale UrbisMap

Uno dei limiti storici dei piani di settore come il PAI è sempre stato la difficoltà di consultazione.

Tavole cartografiche complesse e documenti tecnici non sempre, infatti, risultano accessibili ai non addetti ai lavori.

È qui che entra in gioco il valore delle piattaforme digitali come UrbisMap, che trasformano il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico in uno strumento facilmente consultabile, leggibile e integrato. 

Il Geoportale consente di esplorare il PAI attraverso una mappa interattiva, pensata per rendere immediata la comprensione delle informazioni territoriali. 

Il processo di consultazione è veloce e intuitivo:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai nella tas layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

3. Cerca ora, tramite l’apposita barra o direttamente tramite mappa, il punto o l’area che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

4. Spostati nella tab dati, la seconda del menu principale. Qui UrbisMap mostrerà automaticamente tutte le informazioni urbanistiche relative a quel punto.

Per una lettura completa del PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico,  UrbisMap mette a disposizione sotto la voce “Allegati” il documento delle Norme Tecniche di Attuazione, consultabile e scaricabile direttamente dal Geoportale.

Il vantaggio principale però, è la possibilità di incrociare il PAI con altri vincoli e piani, ottenendo una visione completa e coordinata del territorio.

Consulta subito il PAI Sardegna – Mappa del pericolo idraulico, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Iperammortamento 2026: come funziona, vantaggi fiscali e perché investire in UrbisMap Premium

Il panorama della finanza agevolata in Italia si appresta a vivere una trasformazione radicale. Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026 (L.199/2025), il Governo ha introdotto il nuovo Iperammortamento 2026, una misura destinata a sostituire e superare i precedenti piani Transizione 4.0 e 5.0.

Questa novità segna il ritorno a un meccanismo di maxi-deduzione fiscale, abbandonando la logica del credito di imposta per puntare su un incentivo strutturale che premia la capacità delle imprese di generare imponibile e investire in tecnologie all’avanguardia.

In questo contesto di profondo rinnovamento, investire in software avanzati e piattaforme digitali non è più solo una scelta di efficienza, ma una strategia fiscale intelligente. 

Nell’articolo di oggi esploreremo nel dettaglio come funziona il nuovo finanziamento, chi può beneficiarne e perchè UrbisMap Premium rappresenta una delle migliori risorse in cui investire per cavalcare la trasformazione digitale richiesta dal paradigma 4.0.

Cos’è il nuovo Iperammortamento 2026?

A differenza dei crediti d’imposta degli ultimi anni, il nuovo Iperammortamento 2026 opera come una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. 

In termini pratici, l’impresa può dedurre fiscalmente (ai fini IRES e IRPEF) un valore molto superiore rispetto a quello effettivamente pagato per l’acquisto del bene.

Le aliquote e gli scaglioni

Il beneficio viene calcolato secondo una logica a scaglioni, rendendo l’incentivo particolarmente generoso per gli investimenti di piccole e medie dimensioni:

  • +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Ciò significa che un bene che costa 100 viene dedotto fiscalmente come se valesse 280, con un risparmio fiscale stimato (con IRES al 24%) pari al 43,2%.
  • +100% per la quota di investimento tra 2.5 e 10 milioni di euro.
  • +50% per la quota oltre i 10 milioni e fino a un tetto massimo di 20 milioni di euro.

I beneficiari: chi può accedere al finanziamento?

L’agevolazione è rivolta a tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in strutture produttive ubicate nel territorio italiano.

Tuttavia, esistono delle condizioni e delle esclusioni tassative: 

Requisiti di conformità: la spettanza del beneficio è subordinata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto versamento dei contributi previdenziali (DURC regolare).

Soggetti esclusi: non possono accedere all’incentivo le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa o concordato preventivo senza continuità aziendale.

Tempistiche: le date da segnare

L’orizzonte temporale della misura è ampio, facilitando la pianificazione degli investimenti sul lungo periodo. 

La nuova disciplina è applicabile agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

È importante sottolineare che ai fini fiscali rileva la data di effettuazione dell’investimento (consegna o spedizione per i beni mobili) e non la semplice data dell’ordine o del pagamento di acconti, salvo casi specifici di “code” normative per ordini effettuati entro la fine di un periodo.

Cosa si può acquistare: allegati IV e V

I beni agevolabili devono tassativamente rientrare i due elenchi tecnici che aggiornano i vecchi allegati di industria 4.0. 

Allegato IV (Beni materiali)

Include macchinari controllati da sistemi computerizzati, robot, magazzini automatizzati e infrastrutture hardware per l’elaborazione di dati e intelligenza artificiale (HPC, edge computing).

Allegato V (Beni immateriali e software)

Questa è la categoria che include le piattaforme digitali e i sistemi necessari alla gestione dei processi. Tra i beni ammissibili troviamo:

  • Software e piattaforme per la modellazione 3D e la simulazione
  • Sistemi per la gestione e l’archiviazione digitale integrata (Big Data Analytics).
  • Software di Artificial Intelligence e machine learning.
  • Applicazioni per la protezione dei dati e cybersecurity. 
  • Digitali Twin e soluzioni per la visualizzazione immersiva dei dati.

Un requisito fondamentale per i software è che siano funzionali alla trasformazione digitale e che garantiscano l’interconnessione con i sistemi aziendali. 

Inoltre, una novità rilevante del 2026 è il vincolo “made in EU/SEE” : i beni devono essere prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.

Come accedere all’incentivo

L’accesso non è automatico ma richiede un iter documentale rigoroso per “blindare” l’agevolazione in caso di controlli.

La procedura prevede:

1. Comunicazioni telematiche: è necessario trasmettere comunicazioni preventive, di conferma  di completamento, tramite la piattaforma gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici). 

2. Perizia tecnica: per investimenti superiori a 300.000 euro, è obbligatoria una perizia tecnica asseverata rilasciata da un professionista abilitato (ingegnere o perito) che attesti le caratteristiche tecniche e l’interconnessione dei beni.

3. Certificazione contabile: l’effettivo sostenimento delle spese deve essere attestato da un revisore legale dei conti. 

Cumulabilità

L’iperammortamento 2026 è cumulabile con ulteriori agevolazioni finanziate con con risorse nazionali ed europee che hanno come oggetto gli stessi costi, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione e non determini il superamento dei costo sostenuto.

Non è consentita, invece, la cumulabilità con il credito d’imposta “Industria 4.0”.

La nostra proposta: UrbisMap come risorsa strategica per l’iperammortamento 2026

Nel contesto della digitalizzazione dei processi tecnici e urbanistici , UrbisMap si posiziona come una risorsa tecnologica d’eccellenza, perfettamente in linea con i requisiti dell’Allegato V relativi ai software di analisi, archiviazione e gestione di Big Data territoriali.

Perché investire in UrbisMap Premium?

UrbisMap è un Geoportale avanzato che raccoglie piani urbanistici, dati catastali, vincoli e normative di tutto il territorio nazionale.

Per i professionisti dell’edilizia, dell’immobiliare e delle energie rinnovabili, il passaggio alla versione Premium rappresenta un salto tecnologico che abilita funzioni di analisi dei dati in real-time.

Le funzionalità avanzate di UrbisMap Premium includono:

Ricerca catastale avanzata: consente di effettuare ricerche in tutta Italia tramite dati censuari (foglio e particella) collegandosi direttamente ai sistemi dell’Agenzia delle Entrate.

Layout di stampa: in pochi clic è possibile generare tavole di inquadramento territoriale ed estratti di mappa in scala, esportabili in formato dwg per essere aperti e modificati su sistemi CAD.

Strumenti di misura intelligenti: permette di calcolare distanze, aree e perimetri da remoto, direttamente su mappa, facilitando studi di fattibilità per nuovi impianti o interventi edilizi.

Snapshot e integrazione GIS: è possibile esportare immagini georeferenziate di specifici tematismi per caricarle sui propri sistemi GIS nella corretta posizione spaziale. 

L’integrazione con l’iperammortamento 2026

L’acquisto di abbonamenti pluriennali (6, 12 o 24 mesi) a UrbisMap Premium rientra tra le spese in software e piattaforme digitali ammissibili. Trattandosi di un servizio sviluppato in Italia, risponde perfettamente anche al requisito di origine UE richiesto dalla nuova normativa.

Investire in UrbisMap significa digitalizzare le fasi preliminari di sopralluogo, rilievo e analisi normativa, riducendo i tempi di progettazione e aumentando la precisione dei dati.

Grazie all’iperammortamento, il costo di questo potenziamento tecnologico viene abbattuto sensibilmente attraverso la maxi-deduzione fiscale, permettendo allo studio tecnico o all’impresa di dotarsi di uno strumento all’avanguardia con un impatto economico ridotto. 

In sintesi, il nuovo Iperammortamento 2026 è un’opportunità irripetibile per modernizzare i propri strumenti di lavoro. 

Il passaggio dal credito d’imposta alla deduzione maggiorata richiede una pianificazione fiscale attenta e la scelta di partner tecnologici solidi. 

UrbisMap non rappresenta solo un software, ma un ecosistema di dati che trasforma e semplifica il modo di operare sul territorio.

Vuoi sfruttare gli incentivi 2026 per integrare UrbisMap Premium nei tuoi processi aziendali? Scegli subito la soluzione più adatta per le tue esigenze! 

Se hai bisogno di aiuto o di maggiori informazioni sui nostri servizi? Contattaci al +39 389 2132211 oppure utilizzando il form sottostante

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Piano di Governo del Territorio di Milano: strategie, prospettive e consultazione online

Il Piano di Governo del Territorio di Milano (PGT)  rappresenta lo strumento cardine per la gestione e lo sviluppo del territorio milanese.

Il Piano è stato adottato con Delibera n.4 della Seduta Consiliare del 23/01/2023, approvato con Delibera n.44 del 3/07/2023 e pubblicato sul BURL n.40 del 4/19/2023.

Consultabile e accessibile sul Geoportale UrbisMap, il PGT di Milano delinea una visione strategica volta a coniugare la crescita urbana con la tutela ambientale, la rigenerazione e l’inclusione sociale.

Nell’articolo di oggi analizzeremo la struttura del piano, i suoi obiettivi e come navigare agevolmente tra le sue tavole su UrbisMap.

Cos’è il PGT di Milano e come si compone

Il Piano di Governo del Territorio di Milano è l’atto che disciplina l’assetto del territorio comunale, recependo le prescrizioni degli strumenti di pianificazione sovraordinata e producendo effetti diretti sul regime giuridico dei suoli.

Il piano è strutturato in tre componenti principali, tra cui spicca il Piano delle Regole, che individua e disciplina le aree del Tessuto Urbano Consolidato (TUC) e le aree destinate all’agricoltura.

Le Norme di Attuazione del Piano delle Regole, pubblicate ufficialmente nell’ottobre 2023, offrono un quadro normativo vincolante per ogni intervento edilizio e urbanistico.

Esse si compongono di vari titoli che spaziano dalle disposizioni generali alla rigenerazione urbana, fino alle tutele ambientali e aeroportuali.

Il cuore del Piano delle Regole: il Tessuto Urbano Consolidato (TUC)

Il territorio milanese è suddiviso in ambiti morfologici specifici all’interno del Tessuto Urbano Consolidato. Questi includono:

  • Nuclei di antica formazione (NAF): parti del territorio con caratteristiche storiche e identitarie riconoscibili.
  • Tessuto urbano di recente formazione (TRF): ulteriormente suddiviso in ambiti contraddistinti da un disegno urbano riconoscibile (ADR) e ambiti di rinnovamento urbano (ARU).
  • Aree destinate all’agricoltura: intese come presidio economico e ambientale del territorio.

Per assicurare una distribuzione della capacità edificatoria equilibrata, il PGT di Milano applica il principio della perequazione urbanistica, attribuendo a tutte le aree del TUC un indice di edificabilità territoriale unico (IT unico) pari a 0,35 mq/mq. 

Questo indice genera diritti edificatori che possono essere trasferiti o utilizzati per raggiungere indici massimi superiori (fino a 0,70 mq/mq 0 1 mq/mq in zone ad alta accessibilità), previo ricorso a meccanismi di compensazione o edilizia sociale.

Rigenerazione urbana e grandi funzioni urbane (GFU)

Uno degli obiettivi principali del PGT di Milano è la rigenerazione diffusa, che mira alla riqualificazione dell’ambiente costruito e alla realizzazione di nuove infrastrutture verdi.

Il piano individua ambiti specifici per le Grandi Funzioni Urbane (GFU), destinati a servizi pubblici o privati di carattere strategico.

Tra gli esempi più significativi di GFU troviamo:

– Bovisa – Goccia – Villapizzone: destinata all’ampliamento del campus universitario e alla creazione di parchi scientifici.

– Piazza d’Armi: nel quale è prevista la realizzazione di un grande parco urbano che deve coprire almeno il 75% della superficie territoriale.

– San Siro: ambito a prevalente proprietà comunale dove il Consiglio Comunale può autorizzare funzioni accessorie per garantirne la sostenibilità finanziaria.

Sostenibilità e resilienza: verso la neutralità carbonica

Il Piano di Governo del Territorio di Milano introduce standard innovativi per contrastare il cambiamento climatico.

L’Articolo 10 stabilisce infatti che gli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione urbanistica debbano obbligatoriamente raggiungere la neutralità carbonica.

Le strategie includono:

Riduzione delle emissioni di CO2e: attraverso soluzioni a elevate prestazioni energetiche e materiali sostenibili.

Riduzione dell’impatto climatico: tramite il rispetto di un indice specifico calcolato in base alle superfici verdi, come tetti verdi, pareti ventilate e pavimentazioni permeabili.

Gestione delle acque: promuovendo l’invarianza idraulica e il riutilizzo delle acque meteoriche. 

Tutele speciali e vincoli

Il piano non trascura la salvaguardia del patrimonio e la sicurezza dei cittadini. 

Ampio spazio è dedicato alla componente geologica, idrogeologica e sismica, suddividendo il territorio in classi di fattibilità (da II a IV) in base alla pericolosità idraulica e alla soggiacenza della falda. 

Inoltre, sono recepiti i vincoli aeroportuali relativi agli scali di Linate e Bresso, che limitano l’altezza degli edifici e le attività antropiche nelle zone di tutela per garantire la sicurezza della navigazione aerea.

Come consultare il Piano di Governo del Territorio di Milano su UrbisMap

Consultare il complesso apparato normativo e cartografico del PGT di Milano può sembrare una sfida, ma il Geoportale UrbisMap semplifica significativamente questo processo, rendendo i dati accessibili a professionisti e cittadini. 

Ecco i semplici passaggi da seguire per consultare il PGT di Milano:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e procedi con l’accesso o la registrazione gratuita al Geoportale.

2. Utilizza la barra di ricerca per cercare il territorio di Milano o un indirizzo specifico, oppure naviga direttamente sulla mappa fino al punto di tuo interesse.

3. Vai nella tab layers, la terza del menu principale e, dalla sezione “seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Piano di Governo del Territorio di Milano” per visualizzare il piano in sovrapposizione alla mappa di sfondo.

4. Una volta geolocalizzato l’immobile o l’area clicca sulla mappa per attivare la lettura del piano.

5. Spostati nella tab dati, la seconda del menu principale. Qui UrbisMap mostrerà automaticamente tutte le informazioni urbanistiche relative a quel punto.

UrbisMap mette, per una lettura completa del Piano di Governo del Territorio di Milano, mette a disposizione, sotto la voce “Allegati del piano”, le Norme Tecniche di Attuazione, consultabili e scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale.

L’utilizzo di strumenti digitali come UrbisMap è fondamentale per democratizzare l’accesso alle informazioni urbanistiche, permettendo a chiunque di comprendere il proprio territorio. 

Consulta subito il Piano di Governo del Territorio di Milano, ti aspettiamo sul Geoportale!

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Affidamento fondi PNRR ANNCSU per i Comuni: come rispettare i 60 giorni ed evitare la revoca dei finanziamenti

Il percorso di digitalizzazione dei Comuni italiani, sostenuto con vigore dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è giunto a una fase cruciale.

In seguito alla pubblicazione e alla chiusura delle finestre di candidatura per la Misura 1.3.1 “Piattaforma Digitale Nazionale Dati – Archivio Nazionale dei Numeri Civici delle Strade Urbane (ANNCSU)”, moltissime amministrazioni hanno finalmente ricevuto la conferma ufficiale: i finanziamenti sono pronti per essere utilizzati.

Dopo l’ottenimento del decreto di finanziamento, l’affidamento fondi PNRR ANNCSU per i Comuni rappresenta il primo vero snodo critico: una fase delicata che può determinare il successo del progetto o, nei casi peggiori, la revoca del contributo. 

L’ottenimento dei fondi, infatti, non è il traguardo finale, ma l’inizio di una corsa contro il tempo regolata da scadenze tassative che, se ignorate, potrebbero portare alla revoca dei fondi.

In questo articolo analizzeremo nel dettaglio le tempistiche attuali, le sfide tecniche che i Comuni devono affrontare e perché affidarsi a un partner esperto come UrbisMap sia la scelta più sicura per trasformare un obbligo normativo in una risorsa strategica per il territorio.

Il Decreto di finanziamento: i numeri della seconda finestra

Il recente Decreto di approvazione dell’elenco di istanze ammesse, relativo alla seconda finestra temporale, che si è chiusa il 30 settembre 2025, ha confermato un interesse massiccio da parte degli Enti locali.

Sono state finanziate ben 2.769 domande, per un importo complessivo che raggiunge quasi i 20 milioni di euro.

Questo significa che migliaia di Comuni si trovano adesso nella medesima posizione: hanno le risorse economiche ma devono gestire una serie di adempimenti burocratici e tecnici complessi entro finestre temporali estremamente ridotte.

Affidamento fondi  PNRR ANNCSU per i Comuni: scadenze da non dimenticare 

Per i Comuni che hanno partecipato alla seconda finestra e hanno ricevuto, o stanno ricevendo, i finanziamenti, il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. 

Gli Enti hanno infatti a disposizione solo 60 giorni dalla data di notifica del decreto di finanziamento per completare la fase di affidamento e contrattualizzazione del fornitore.

Entro questo termine, il Comune deve:

  • Individuare il fornitore esterno che si occuperà del lavoro.
  • Stipulare il contratto.
  • Acquisire e inserire il Codice Identificativo Gara (CIG) nella piattaforma dedicata.

È fondamentale sottolineare che il mancato rispetto di questa tempistica o la violazione degli obblighi indicati nell’Avviso costituiscono motivo di revoca del finanziamento.

Il termine ultimo e assoluto per la conclusione di tutte le attività tecniche e la validazione finale dei dati è fissato per il 31 marzo 2026. Tuttavia, aspettare l’ultimo momento per l’affidamento significa ridurre il tempo necessario per la georeferenziazione effettiva, rischiando di non completare il lavoro in modo accurato.

Le sfide tecniche del progetto ANNCSU 

Il lavoro richiesto dalla Misura 1.3.1 può risultare complesso.

L’obiettivo è quello di garantire che tutti i numeri civici di competenza comunale siano georeferenziati, ovvero associati a coordinate geografiche precise, e conferiti all’Archivio Nazionale tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).

Le attività che ricadono sulla responsabilità dei comuni sono molteplici e onerose:

Verifica e validazione: occorre analizzare la lista di strade e civici già presenti in ANNCSU, correggendo errori o mancanze.

Georeferenziazione massiva: è necessario associare ogni civico alle coordinate esatte, un’operazione che spesso richiede strumenti cartografici di precisione.

Sviluppo Software Client: la Misura PNRR richiede lo sviluppo (o l’adozione) di un software client che permette la comunicazione con i servizi API di ANNCSU tramite la PDND.

Interoperabilità: i dati devono essere inviati richiamando le API pubblicate a livello centrale, garantendo che i sistemi gestionali del Comune parlino correttamente con le basi dati nazionali.

UrbisMap: la soluzione “chiavi in mano” per la Pubblica Amministrazione

Per rispondere a queste complessità, UrbisMap ha sviluppato un servizio completo progettato per liberare le Pubbliche Amministrazioni da ogni onere burocratico e tecnico.

Affidare il progetto a UrbisMap significa dotarsi di uno strumento che rimarrà un asset per l’Ente anche dopo la fine del finanziamento PNRR.

Ecco i pilastri della nostra offerta per la Misura 1.3.1 ANNCSU:

1. Civici in mappa: grazie al nostro modulo di gestione, il comune può visualizzare graficamente ogni numero civico sul territorio. Questo permette di identificare immediatamente anomalie, duplicati o civici mancanti, semplificando significativamente la fase di validazione.

2. Integrazione API e PDND: UrbisMap cura l’intero processo di allineamento tecnologico. I numeri civici aggiornati sulla nostra piattaforma vengono sincronizzati automaticamente con la PDND. Gestiamo la normalizzazione del dato e il processo di invio massivo, assicurando che tutto avvenga secondo i protocolli tecnici richiesti.

3. Conformità e rendicontazione PNRR: sappiamo quanto sia delicata la fase di rendicontazione. Per questo UrbisMap garantisce il rispetto di tutti gli standard PNRR e fornisce all’Ente tutta la documentazione necessaria per dimostrare il raggiungimento dei target, facilitando l’erogazione del contributo lump sum. 

4. Servizio “chiavi in mano”: ci occupiamo di tutto noi, dal rilievo iniziale alla georeferenziazione, fino alla validazione e al supporto continuo. Il Comune delega il progetto a esperti del settore e ottiene il risultato finale senza sforzi interni eccessivi.

Dall’obbligo all’opportunità strategica

La digitalizzazione dei numeri civici non deve essere vista solo come un obbligo normativo, avere un archivio ANNCSU accurato e georeferenziato rappresenta una leva strategica per il governo del territorio.

Un database preciso migliora i servizi di emergenza, ottimizza la logistica, potenzia i sistemi GIS e offre ai cittadini servizi digitali più efficienti.

Inoltre, UrbisMap permette di integrare questi dati con altre misure PNRR già concluse o in corso, come quelle relative all’interoperabilità dei dati o alla digitalizzazione delle procedure SUAP e SUE, creando un ecosistema digitale coerente.

Affidare l’incarico oggi significa guadagnare settimane preziose, evitare il sovraccarico operativo dei fornitori a ridosso delle scadenze e, soprattutto, mettere al sicuro i fondi assegnati.

Hai già ricevuto i fondi  PNRR ANNCSU e non sai a chi affidarli? Contattaci subito utilizzando il form sottostante per scoprire il servizio di UrbisMap: riduci i tempi, azzera i rischi e rispetta tutte le scadenze previste dall’Avviso!

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Piano Regolatore Generale di Roma: sistemi, regole e consultazione online su UrbisMap

Il Piano Regolatore Generale di Roma è il principale strumento urbanistico che disciplina l’uso del suolo e la trasformazione fisica e funzionale dell’intero territorio comunale.

Approvato definitivamente con la Delibera di Consiglio Comunale n.18 del 12 febbraio 2008, dopo un lungo iter avviato con l’adozione del 2003, il PRG di Roma rappresenta la “bussola” per lo sviluppo della capitale, puntando alla riqualificazione del territorio secondo principi di sostenibilità ambientale e perequazione urbanistica.

Il piano non è solo un insieme di vincoli, ma una visione di città che si articola attraverso una complessa struttura normativa e cartografica.

Gli elaborati del Piano Regolatore Generale di Roma

Per interpretare correttamente le dinamiche della città di Roma, il PRG non si affida ad un unico documento, ma a una serie di elaborati raggruppati in categorie a seconda del loro valore normativo:

Elaborati prescrittivi

Rappresentano il cuore del Piano e definiscono i diritti e i doveri di chi intende trasformare la città. Includono le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) e, per la prima volta, per sottolineare l’importanza dell’ambiente nella trasformazione della città, anche le carte della “Rete ecologica” entrano a far parte degli elaborati prescrittivi.

Elaborati gestionali

Forniscono informazioni e riferimenti (storici, ambientali, geologici) per rendere realizzabili le previsioni. Tra questi spicca la carta per la qualità, che individua gli elementi di pregio da conservare.

Elaborati indicativi

Sono un gruppo di elaborati con valore programmatico che ha lo scopo di fornire indicazioni e spunti per la progettazione e valutazione degli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia in attuazione del PRG. 

Elaborati descrittivi e per la comunicazione

Illustrano le scelte generali del Piano (modello policentrico, mobilità) e la loro declinazione nei singoli Municipi attraverso scenari sintetici.

Obiettivi e strategie del PRG di Roma

Il PRG di Roma persegue obiettivi di riqualificazione e valorizzazione, agendo su criteri di economicità, efficacia e semplificazione amministrativa. 

La strategia si basa su un modello di città multipolare, volto a ridurre il carico urbanistico sul centro storico e a potenziare i servizi nelle aree periferiche.

Un pilastro fondamentale è la perequazione urbanistica, un principio che mira a ripartire equamente i vantaggi e gli oneri derivanti dalle trasformazioni tra i diversi soggetti coinvolti, garantendo al Comune la possibilità di acquisire aree per servizi pubblici o edilizia sociale.

I sistemi del PRG: zonizzazione e NTA

Il territorio comunale è suddiviso in “sistemi”, che costituiscono le unità base della disciplina urbanistica.

1. Il sistema insediativo

È articolato in diverse componenti, ognuna con regole specifiche di intervento:

Città storica: comprende l’area interna alle mura e le espansioni consolidate del primo Novecento. Qui gli interventi sono finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione dei caratteri storico-morfologici, limitando i cambi di destinazione d’uso che potrebbero compromettere l’identità sociale dei rioni.

Città consolidata: parti della città stabilmente configurate, dove l’obiettivo è il completamento e il miglioramento della qualità architettonica e degli spazi pubblici.

Città da ristrutturare: aree caratterizzate da impianti urbanistici incompleti che richiedono interventi di riordino, integrazione di servizi e miglioramento della viabilità.

Città della trasformazione: ambiti di nuovo impianto destinati a soddisfare il fabbisogno residenziale e produttivo, garantendo la sostenibilità delle nuove espansioni.

Progetti strutturanti: includono le centralità metropolitane e urbane (come Tiburtina o Romanina), nodi strategici connessi alla rete del trasporto pubblico su ferro destinati a diventare nuovi poli di servizi e attività.

2. Il sistema ambientale e agricolo 

Roma è il comune agricolo più grande d’Europa e il PRG mira a tutelare questa ricchezza attraverso:

Rete ecologica: un sistema di ecosistemi che garantisce la biodiversità urbana.

Agro Romano: aree destinate prevalentemente all’attività agricola, dove sono ammessi interventi legati alla conduzione del fondo, all’agriturismo e alla valorizzazione del paesaggio agrario.

Parchi Agricoli: zone di particolare pregio paesaggistico e archeologico soggette a programmi di tutela attiva.

La Carta per la qualità di Roma

Un elemento distintivo del PRG di Roma è la Carta per la qualità. In questo elaborato sono censiti tutti gli elementi (edifici, spazi aperti, morfologie urbane, preesistenze archeologiche) che presentano un valore urbanistico o culturale da preservare. 

Qualsiasi intervento su questi beni o nelle loro fasce di rispetto è rigorosamente normato e, in molti casi, subordinato al parere della Sovrintendenza comunale o statale. 

Modalità di attuazione intervento diretto o indiretto

Il Piano Regolatore Generale di Roma si attua attraverso due modalità principali:

  • Intervento diretto: realizzabile tramite titolo abilitativo ordinario (come il permesso di costruire o la SCIA/DIA) nelle aree già consolidate o nel sistema ambientale.
  • Intervento indiretto: obbligatorio per alcuni ambiti più complessi, richiede l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi, come Piani di Recupero,  Programmi Integrati o Progetti Urbani. Questi strumenti garantiscono una progettazione unitaria e la verifica della sostenibilità sociale e infrastrutturale delle trasformazioni.

Come consultare il PRG di Roma online: Geoportale UrbisMap

La complessità del territorio di Roma rende indispensabile l’utilizzo di tecnologie GIS per la consultazione dei dati urbanistici. La digitalizzazione  del Piano Regolatore Generale di Roma su UrbisMap permette a professionisti, imprese e cittadini di navigare tra i diversi sistemi e regole con estrema semplicità.

Ecco come accedere alle informazioni del PRG di Roma in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, o registrati gratuitamente, al Geoportale.

2. Cerca ora il territorio di Roma tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai tutte le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Link al piano: https://www.urbismap.com/roma

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Piani urbanistici online con UrbisMap: guida completa alla pubblicazione e consultazione

Negli ultimi anni la digitalizzazione delle informazioni territoriali è diventata una priorità per le Pubbliche Amministrazioni italiane: la pubblicazione dei piani urbanistici online non è più solo un obbligo normativo, ma un’opportunità per migliorare trasparenza, partecipazione ed efficienza nella gestione del territorio. 

In questo contesto il Geoportale UrbisMap si pone come piattaforma di riferimento per pubblicare, consultare e gestire piani urbanistici e dati territoriali su un unico Geoportale nazionale, accessibile a cittadini, tecnici e amministrazioni.

Perché è fondamentale pubblicare i piani urbanistici online

La pubblicazione online dei piani urbanistici è diventata ormai essenziale per diverse motivazioni, che vanno ben oltre il semplice obbligo normativo.

1. Trasparenza e accessibilità degli atti urbanistici

La pubblicazione online permette a chiunque di accedere facilmente ai piani urbanistici, ai regolamenti e alle normative: questo implica un migliore accesso all’informazione per cittadini, professionisti e imprese, aumentando fiducia e partecipazione.

2. Supporto operativo a tecnici e professionisti

Professionisti come architetti, geometri, ingegneri o agenti immobiliari devono spesso consultare le norme urbanistiche aggiornate. Con UrbisMap queste informazioni sono accessibili in pochi clic, riducendo le richieste agli uffici tecnici e ottimizzando i processi di lavoro.

3. Adempimento agli obblighi di legge

Secondo il Decreto Legislativo n.33/2013 e il D.Lgs. 97/2016 (FOIA), tutte le Pubbliche Amministrazioni devono pubblicare gli atti di governo del territorio online, la mancata pubblicazione annulla l’efficacia normativa di tali atti.

4. Riduzione dei rischi di discrezionalità e corruzione

L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) richieda la pubblicazione tempestiva delle varianti urbanistiche già dalla fase iniziale, in modo da assicurare la massima trasparenza delle decisioni amministrative.

UrbisMap: il Geoportale nazionale per piani urbanistici e dati territoriali

UrbisMap è una piattaforma digitale che centralizza la pubblicazione e la consultazione di piani urbanistici, norme e dati catastali di tutto il territorio nazionale, consentendo il libero accesso a questi dati da qualsiasi dispositivo.

Come pubblicare gratuitamente i piani urbanistici su UrbisMap

La procedura è pensata per essere semplice, rapida e totalmente gratuita, così da agevolare le pubbliche amministrazioni nell’adempimento normativo e nella diffusione delle informazioni.

Step 1: invio dei dati

Le amministrazioni inviano i file cartografici dei piani (in formato vettoriale, shapefile o DWG) e la normativa associata, usando l’indirizzo email dati@urbismap.com

Step 2: elaborazione tecnica

Il team di UrbisMap riceve, georeferenzia e prepara i dati per la pubblicazione sul Geoportale.

Step 3: pubblicazione e aggiornamenti

Una volta pubblicato, il piano viene periodicamente aggiornato con eventuali varianti o modifiche approvate, garantendo così una documentazione sempre aggiornata.

Se il Comune o l’Ente per cui lavori è ancora dotato di documentazione cartacea, non è un problema: scopri il servizio di digitalizzazione di UrbisMap e contattaci per trovare la soluzione migliore per la tua amministrazione!

Quali piani urbanistici si possono pubblicare su UrbisMap?

UrbisMap supporta la pubblicazione di una vasta gamma di strumenti urbanistici, dal Piano Regolatore Generale (PRG), Piano Urbanistico Comunale (PUC), fino ai piani attuativi di specifiche aree urbanistiche, come quelli per i centri storici.

Ma ancora:

  • Programmi di Fabbricazione (PdF)
  • Piani per insediamenti produttivi (PIP)
  • Piani di zona per l’edilizia economica e popolare (PEEP)
  • Piani per l’assetto idrogeologico (PAI)
  • Piani di classificazione acustica

Oltre ai piani in vigore, è possibile sfruttare la piattaforma anche durante l’iter procedurale che anticipa l’entrata in vigore di un piano, soprattutto durante la fase di evidenza pubblica.

In più, per un principio di accessibilità e trasparenza, l’amministrazione può scegliere di pubblicare i piani decaduti, fornendo un quadro storico completo della pianificazione del territorio.

UrbisMap come punto di incontro tra PA, cittadini e professionisti

Il punto di forza di UrbisMap risiede nella sua funzione unificatrice che, all’interno di un sistema spesso disomogeneo e frammentato, mette in comunicazione cittadini, tecnici e amministrazioni. 

Centralizzazione dei dati

UrbisMap riunisce in un’unica piattaforma online tutte le informazioni urbanistiche, territoriali e catastali, garantendo facilità di ricerca e consultazione.

Consultazione intuitiva e immediata

Bastano pochi passaggi per ricercare un comune o una zona, visualizzare i piani in mappa e accedere alle informazioni e ai documenti tecnici.

Facilità d’uso per tutti

Il Geoportale è stato progettato per essere facilmente utilizzabile da chiunque, anche da utenti meno tecnici, abbattendo così le barriere di accesso alle informazioni urbanistiche.

In questo senso, UrbisMap non è solo un Geoportale che raccoglie dati urbanistici, ma funziona come ponte che unisce le esigenze di tutte le parti coinvolte, che fanno finalmente riferimento a un’unica piattaforma gratuita.

Come consultare i piani urbanistici su UrbisMap

Consultare i piani urbanistici su UrbisMap è estremamente intuitivo. una volta effettuata la registrazione gratuita e aver eseguito l’accesso al proprio account, ciascun utente può:

– Ricercare e selezionare il comune o la zona di interesse.

– Geolocalizzarsi su mappa e visualizzare le informazioni urbanistiche relative al punto cliccato.

– Consultare la documentazione tecnica e le normative vigenti

– Scaricare i documenti allegati disponibili per quella determinata zona, come le norme tecniche di attuazione o il regolamento edilizio.

– Scaricare un pratico report di destinazione urbanistica, che contiene, in un unico documento, tutte le informazioni urbanistiche e normative dettagliate del punto interrogato.

Perché scegliere UrbisMap per la pubblicazione dei piani

Pubblicare gratuitamente i piani urbanistici online sul geoportale rappresenta una strategia vincente per aumentare trasparenza, efficienza e partecipazione pubblica. 

Con UrbisMap, enti, professionisti e cittadini hanno accesso a un’unica piattaforma nazionale semplice, affidabile e sempre aggiornata.

Vuoi pubblicare gratuitamente i piani del tuo comune sul Geoportale UrbisMap? Contattaci subito o inviaci i dati in formato vettoriale all’ indirizzo “dati@urbismap.com” e ci occuperemo di caricarli sul Geoportale nel giro di pochi giorni!

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PTRC del Veneto: strategie e prospettive di governo del territorio

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del Veneto, disponibile e consultabile su UrbisMap, è lo strumento fondamentale attraverso cui la Regione del Veneto governa in modo organico e integrato il proprio territorio. 

Definito dalla Legge regionale n.11 del 23 aprile 2004, il PTRC del Veneto è l’espressione di una visione strategica ampia, che indica gli obiettivi e le principali linee di organizzazione e assetto del territorio regionale, delineando le strategie e le azioni necessarie per realizzarle in coerenza con il Programma Regionale di Sviluppo.

Nell’articolo di oggi vediamo insieme cos’è il PTRC del Veneto, la sua natura giuridica e tecnica, i principi alla base, gli ambiti di intervento, gli obiettivi principali del piano e le prospettive per il futuro della pianificazione territoriale veneta.

PTRC del Veneto: natura e funzione

Il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento del Veneto è lo strumento di governo del territorio regionale superiore a tutti gli altri piani territoriali e urbanistici comunali e provinciali, con l’esclusione dei piani paesaggistici ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

L’obiettivo principale del PTRC è offrire una visione strategica unitaria in grado di: 

– orientare e coordinare ogni altra pianificazione territoriale (provinciale e comunale);

– armonizzare lo sviluppo del territorio con le politiche europee, nazionali e regionali;

– tutelare le risorse naturali, culturali e paesaggistiche;

– promuovere uno sviluppo economico sostenibile che consideri qualità della vita, inclusione sociale e salvaguardia ambientale.

Il PTRC del Veneto attuale è definito come un piano di “seconda generazione”, poiché non si limita a una semplice revisione del precedente piano del 1992, ma si adatta a un contesto socio-economico profondamente mutato.

La sua natura è quella di un “piano-quadro”, ovvero uno strumento di grande scala che privilegia le strategie e le scale progettuali rispetto alle semplici prescrizioni normative.

Un concetto chiave che lo descrive è quello di “piano-rete”. Il PTRC non impone solo vincoli, ma cerca di creare un’alleanza strategica tra enti territoriali, cittadini e operatori economici. 

Obiettivi principali del PTRC del Veneto

Il PTRC affronta e risolve la sfida di offrire un quadro conoscitivo unitario, chiaro e completo, dei vincoli gravanti sul territorio veneto.

Le finalità del piano sono molteplici e mirano a garantire la qualità della vita delle generazioni future. 

Tra i pilastri principali troviamo:

1. Sostenibilità e gestione del suolo

Il cuore del piano è la promozione di uno sviluppo sostenibile e durevole, capace di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere la qualità della vita delle generazioni future.

Gli obiettivi specifici includono:

  • Contenimento del consumo di suolo: limitare l’espansione su suoli non urbanizzati e favorire la rinaturalizzazione dei suoli antropizzati.
  • Riuso e riqualificazione: privilegiare il recupero, la densificazione e la riconversione del patrimonio edilizio e dei quartieri degradati rispetto a nuove costruzioni.
  • Uso razionale delle risorse: evitare sprechi di risorse territoriali e promuovere l’efficienza energetica dei sistemi urbani.

2. Sicurezza e tutela ambientale

Il piano funge da strumento di salvaguardia contro i rischi naturali e per la protezione del capitale naturale: 

  • Riduzione dei rischi: protegge la comunità e il territorio dai rischi sismici e idrogeologici.
  • Rete ecologica regionale: connettere le aree protette (aree nucleo) attraverso corridoi ecologici per tutelare la biodiversità e lo scambio genetico delle specie.
  • Tutela delle acque: garantire la protezione qualitativa e quantitativa del patrimonio idrico, promuovendo il riciclo e limitando gli sprechi.

3. Paesaggio e identità culturale

Il PTRC considera il territorio come “memoria” e identità comunitaria.

Gli obiettivi in questo campo sono:

  • Valorizzazione del paesaggio: considerare il paesaggio in tutte le sue espressioni, non solo come vincolo ma come fattore di sviluppo e benessere.
  • Tutela dei sistemi di valore: proteggere e mettere in rete le eccellenze storiche come le Ville Venete, i siti UNESCO, l’archeologia industriale e i centri storici.

4. Sviluppo economico e mobilità

Il PTRC mira a trasformare il Veneto in un sistema policentrico connesso:

  • Agire come “testo unico” e cornice di riferimento per tutti gli altri piani (provinciali e comunali), assicurando coerenza e semplificazione amministrativa.
  • Promuovere la concentrazione tra enti pubblici e operatori privati per una gestione condivisa del territorio.

Come consultare il PTRC del Veneto su UrbisMap

Il Geoportale UrbisMap mette a disposizione di tutti il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento del Veneto, offrendo una consultazione semplice, immediata e intuitiva. 

Ecco come procedere per accedere al PTRC del Veneto in pochissimi passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale

2. Vai ora nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” ricerca la voce “Piano Territoriale Regionale di Coordinamento Veneto”.

3. Cerca ora il punto/territorio che ti interessa consultare tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

4. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Il PTRC del Veneto è composto da diverse tavole grafiche (in scala 1:250.000 e 1:50.000) che illustrano le diverse reti e sistemi, tutte disponibili all’interno del Geoportale.

In sintesi, il Piano Regionale Territoriale di Coordinamento del Veneto è lo strumento sovraordinato a  tutti gli altri piani territoriali e urbanistici, i quali devono essere adeguati ai suoi contenuti entro tempi prestabiliti. 

Attraverso un approccio basato sulla concentrazione, conoscenza e semplificazione, il PTRC del Veneto offre uno schema di riferimento per tutti i livelli di governo locale, promuovendo una pianificazione coerente e integrata che possa orientare il futuro del Veneto.

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Gestione dei dati territoriali nella Pubblica Amministrazione: la “fatica del dato” 

Negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione ha compiuto un grande sforzo nella raccolta e digitalizzazione dei dati. Open data, banche dati territoriali, sistemi informativi e piattaforme verticali hanno ampliato in modo significativo il patrimonio informativo degli enti pubblici.

Tuttavia, chi lavora quotidianamente negli Enri, sa che la gestione dei dati territoriali nella Pubblica Amministrazione è diventata sempre più complessa.

Possedere le informazioni, infatti, non significa automaticamente riuscire ad utilizzarle in modo efficace per supportare le decisioni. Al contrario, in molti casi, la gestione del dato è diventata un fattore di rallentamento, una “fatica del dato”: tempo, energie e competenze assorbite non dalle decisioni, ma dal continuo lavoro di ricerca, verifica, allineamento e aggiornamento delle informazioni.

Cos’è la “fatica del dato”?

Con il termine “fatica del dato” non si intende la mancanza di informazioni, ma il costo organizzativo che il dato genera all’interno degli enti.

La fatica del dato si manifesta quando:

– le stesse informazioni esistono in più versioni

– i dati sono distribuiti tra più uffici diversi

– l’aggiornamento è manuale o episodico

– per rispondere a una richiesta occorrono più passaggi e più persone

In questi contesti, il dato non accelera i processi decisionali, ma li appesantisce. Ogni nuova analisi richiede di ricostruire il quadro informativo, spesso partendo da zero.

Dove nasce il problema della gestione dei dati territoriali nella Pubblica Amministrazione

La fatica del dato nasce dalla struttura stessa della Pubblica Amministrazione.

Gli enti pubblici sono organizzati per competenze: urbanistica, ambiente, lavori pubblici, demanio, patrimonio. Ciascun ufficio gestisce dati propri con strumenti propri. Questo modello funziona sul piano amministrativo, ma crea difficoltà nel momento in cui in territorio deve essere letto come un sistema unico. 

Il risultato finale è che:

  • lo stesso territorio viene descritto più volte in modi diversi
  • i dati non dialogano fra loro
  • la conoscenza resta frammentata

Gli effetti sulla quotidianità degli uffici

La fatica del dato ha effetti molto concreti sul lavoro quotidiano degli enti pubblici. 

Tra i più frequenti:

  • decisioni rimandate, perché manca un quadro aggiornato
  • analisi svolte più volte da uffici diversi
  • difficoltà nel rispondere rapidamente a richieste di emergenza
  • istruttorie più lente e complesse 
  • frustrazione del personale, che dedica tempo a compiti ripetitivi

In questo scenario, anche un dato di qualità rischia di perdere valore perché non è disponibile nel momento in cui serve.

Di fronte a queste difficoltà, la risposta più comune è investire in nuovi dati o nuovi strumenti. Ma aumentare la quantità di dati senza ripensare il modo in cui vengono organizzati e utilizzati può addirittura accentuare la fatica del dato.

Il punto non è raccogliere più informazioni, ma ridurre la complessità. rendere il dato accessibile e costruire una base informativa condivisa. 

Ridurre la fatica del dato: un cambio di approccio per la gestione dei dati territoriali

Ridurre la fatica del dato non significa eliminare la complessità del territorio, ma renderla governabile. 

Un approccio efficace si basa su alcuni principi chiave:

– un unico punto di accesso alla conoscenza territoriale 

– dati sempre aggiornati e coerenti 

– possibilità di lettura trasversale tra ambiti diversi

– strumenti comprensibili da tutti 

UrbisMap come risposta e soluzione alla fatica del dato

È proprio su queste esigenze che nasce il Geoportale UrbisMap

UrbisMap non è solo uno strumento di visualizzazione, ma uno strumento pensato per agevolare la gestione dei dati territoriali nella Pubblica Amministrazione, integrando informazioni territoriali diverse in un unico ambiente.

Attraverso il Geoportale:

1. Il dato territoriale viene centralizzato

2. Le informazioni sono sempre allineate e aggiornate

3. I diversi uffici possono lavorare sulla medesima base conoscitiva

4. Il territorio diventa leggibile per tutti

In questo modo, il tempo e risorse possono essere utilizzate non per cercare o ricostruire i dati, ma per interpretarli e utilizzarli.

Un supporto concreto al lavoro quotidiano degli Enti

Nel lavoro quotidiano degli uffici UrbisMap aiuta superare la frammentazione informativa che genera la fatica del dato.

Durante le istruttorie consente di accedere rapidamente a tutte le informazioni territoriali rilevanti, evitando lunghe ricerche su fonti diverse. Nelle riunioni intersettoriali, per esempio, offre una base comune di lettura del territorio, riducendo incomprensioni e disallineamenti tra uffici.

Dirigenti e amministratori possono utilizzare UrbisMap come strumento di supporto alle decisioni, grazie a una rappresentazione chiara e immediata del contesto territoriale.

Nel momento in cui la gestione dei dati territoriali viene semplificata e,quindi, la fatica del dato si riduce, cambiano anche i processi decisionali, le istruttorie diventano più rapide e le scelte più coerenti.

Il dato torna dunque a svolgere il suo ruolo originario: supportare le decisioni, non rallentarle.

Per la Pubblica Amministrazione questo implica una maggiore efficienza interna. migliore coordinamento tra uffici, risposte più tempestive al territorio e una valorizzazione del patrimonio informativo già esistente.

Ridurre la fatica del dato significa restituire tempo, chiarezza e capacità decisionale agli Enti pubblici. Significa trasformare il dato territoriale in strumento operativo al servizio dell’amministrazione e dei cittadini.

Scopri come UrbisMap semplifica l’accesso alla conoscenza territoriale e la suite di strumenti dedicati alla Pubblica Amministrazione! Per ulteriori informazioni o approfondimenti, non esitare a contattarci utilizzando il form sottostante: troveremo insieme la soluzione più adatta per la tua amministrazione!

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Piano Regolatore Generale di Bronte: zonizzazione, NTA e consultazione online

Il Piano Regolatore Generale di Bronte è lo strumento urbanistico fondamentale che disciplina l’uso e la trasformazione dell’intero territorio comunale di Bronte, definita la “ Città del pistacchio e della cultura”.

Approvato originariamente con il Decreto del Dirigente Generale n.105 del 27 aprile 2015 dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, il PRG di Bronte rappresenta la bussola per lo sviluppo sostenibile di un territorio unico. 

Il PRG di Bronte non è un documento statico, ma un organismo normativo che evolve per rispondere alle esigenze di sicurezza e infrastrutturazione della comunità.

Un esempio recente è l’approvazione, tramite il D.D.G. n.53 del 7 marzo 2025, di una variante specifica per la realizzazione di una Via di Fuga di Protezione Civile.

Questa opera, che collega la SS 284 al viale J. Kennedy, è stata ritenuta indispensabile per decongestionare il traffico cittadino e garantire la sicurezza in caso di calamità, data la particolare morfologia del centro abitato.

Gli elaborati del Piano Regolatore Generale di Bronte

Per una corretta interpretazione delle dinamiche urbanistiche di Bronte, è necessario consultare un insieme complesso di documenti tecnici e cartografici. I principali sono:

– Relazione illustrativa: fornisce il quadro conoscitivo, l’analisi storica, socio-economica e la giustificazione delle scelte progettuali.

– Norme Tecniche di Attuazione (NTA): rappresentano il cuore normativo del Piano , dettando le regole per ogni singola zona omogenea del territorio di Bronte.

– Regolamento Edilizio (RE): disciplina le modalità di intervento edilizio, le definizioni tecniche, le procedure per i titoli abilitativi e le norme igienico-sanitarie.

Obiettivi e strategie della pianificazione di Bronte

Il PRG di Bronte mira a bilanciare la tutela del patrimonio storico con le necessità di espansione e messa in sicurezza del territorio.

Tutela del centro storico e recupero edilizio

Un obiettivo primario è la valorizzazione della Zona A (centro storico). Gli interventi in quest’area sono finalizzati al mantenimento della popolazione residente e alla conservazione delle strutture tipologiche originarie attraverso il restauro conservativo. Il Piano promuove attivamente il recupero del patrimonio esistente per evitare un eccessivo consumo di suolo e lo squilibrio tra centro e periferia.

Sviluppo economico e zona artigianale

Data l’importanza dell’agricoltura e dell’artigianato (legati soprattutto alla produzione del pistacchio), il PRG di Bronte prevede il potenziamento delle Zone D (produttive).

È previsto l’allargamento della zona artigianale esistente per agevolare le comunicazioni con le fonti di rifornimento e i mercati di vendita, sostenendo la crescita del reddito pro capite della comunità.

Difesa del suolo e rischio sismico 

Il territorio di Bronte è caratterizzato da un’elevata pericolosità sismica. Il PRG affronta questa sfida attraverso politiche di mitigazione del rischio che includono l’obbligo di manutenzione del patrimonio edilizio vulnerabile, specialmente del nucleo medievale, e la previsione di ampie aree destinate alla Protezione Civile (Zone F7). 

Ciascun intervento di nuova costruzione deve essere supportato da accurate relazioni geologiche e geotecniche.

Zonizzazione e Norme Tecniche di Attuazione di Bronte

Le NTA di Bronte suddividono il territorio in zone omogenee, ognuna con specifiche destinazioni d’uso e parametri edilizi:

Zone A (centro storico): destinate alla conservazione e al risanamento, Sono vietati interventi di demolizione e ricostruzione integrale, privilegiando l’uso di materiali della tradizione locale come la pietra lavica. 

Zone B (completamento): aree già edificate o parzialmente urbanizzate dove sono consentiti interventi di trasformazione e nuove costruzioni nel rispetto delle densità fondiarie stabilite.

Zone C (espansione): destinate ai nuovi insediamenti residenziali, attuate prevalentemente tramite Piani di Lottizzazione convenzionata per garantire la dotazione di servizi e standard urbanistici.

Zone D (produttive): aree per insediamenti industriali, artigianali e commerciali, fondamentali per il tessuto economico locale. 

Zone E (agricole): destinate alla produzione agricola e alla salvaguardia ambientale. In particolare, le Zone E1 riguardano aree interne al Parco dell’Etna, dove è vietata qualsiasi modifica della morfologia naturale e agraria. 

Zone F (servizi pubblici): comprendono aree per l’istruzione, attrezzature sanitarie, parchi urbani e infrastrutture di interesse comune.

Il Regolamento Edilizio 

Il Regolamento Edilizio di Bronte definisce i parametri tecnici per garantire la godibilità generale e l’incolumità pubblica. 

Tra le norme di rilievo: 

Eliminazione delle barriere architettoniche: obbligatoria per tutti gli edifici aperti al pubblico e le nuove costruzioni residenziali, al fine di facilitare la vita di relazione di tutti i cittadini.

Efficienza energetica: si promuove l’installazione di sistemi a fonti rinnovabili (pannelli solari, pompe di calore) con particolare attenzione al loro inserimento estetico, specialmente nel centro storico dove devono essere integrati senza alterare il decoro architettonico.

Titoli abilitativi: il regolamento specifica le procedure per il rilascio del permesso di costruire e le sanzioni per le lottizzazioni abusive, garantendo la legalità degli interventi sul territorio.

Come consultare il PRG di Bronte su UrbisMap

La digitalizzazione del Piano Regolatore Generale di Bronte sul Geoportale UrbisMap risponde alla necessità di trasparenza e semplificazione per professionisti e cittadini.

UrbisMap permette di interrogare la mappa in tempo reale, ottenendo tutte le informazioni urbanistiche del territorio nazionale con pochi clic.

Ecco come procedere per accedere al PRG di Bronte in pochissimi passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati gratuitamente, al Geoportale. 

2. Cerca ora il territorio di Bronte tramite l’apposita barra oppure direttamente tramite mappa e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura del piano.

3. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, dove troverai tutte le informazioni urbanistiche territoriali relative al punto cliccato.

Su UrbisMap sono inoltre disponibili i seguenti documenti, entrambi scaricabili in formato pdf direttamente dal Geoportale:

– Norme Tecniche di Attuazione di Bronte

– Regolamento Edilizio di Bronte

In sintesi, la disponibilità del PRG di Bronte su UrbisMap garantisce un accesso immediato e intuitivo a una disciplina urbanistica complessa ma fondamentale per la tutela di un territorio di immenso valore paesaggistico e culturale.

Grazie al Geoportale la pianificazione diventa un patrimonio condiviso, facilitando il lavoro dei tecnici e la consapevolezza dei cittadini. 

Link al piano: https://www.urbismap.com/bronte

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Mappa delle cabine primarie 2025: nuovi aggiornamenti e dove consultarla

L’evoluzione del panorama energetico italiano, in particolare con l’avanzamento delle configurazioni di autoconsumo diffuso e delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), ha reso indispensabile la creazione di strumenti digitali che garantiscono trasparenza e chiarezza regolamentare.

Tra questi strumenti, la mappa delle cabine primarie, gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), emerge come un elemento cruciale, soprattutto in vista dell’aggiornamento valido per il periodo 2025-2027.

La cabina primaria: nodo cruciale della rete

Per comprendere l’importanza della mappa delle cabine primarie, è fondamentale prima definire la cabina primaria, nota anche come cabina di alta tensione (CAT). 

La cabina primaria è un impianto elettrico essenziale la cui funzione primaria è trasformare l’energia elettrica in ingresso, che viaggia ad alta tensione (AT), in energia a media tensione (MT). 

Questa energia a media tensione è poi pronta per essere distribuita.

Sebbene il valore standard uniformato per la media tensione sia 20 kV, le scelte storiche risalenti agli anni ‘50 e ‘60 hanno portato a una disuguaglianza basata sulla zona geografica, mantenendo in alcune aree, specialmente del Nord Italia dove le linee MT sono più corte, tensioni di 15 kV, mentre nel Sud Italia, dove le linee sono più lunghe, si utilizza prevalentemente 20 kV.

In Italia, l’infrastruttura conta oltre 2000 cabine primarie e, complessivamente, si stima che 25 distributori gestiscano 2.107 cabine primarie. 

Dal punto di vista della costruzione, una cabina primaria è un sistema complesso, composto da tre sezioni principali: la parte AT, che gestisce l’ingresso dell’energia e la sua protezione tramite trasformatori di misura, sezionatori e interruttori; i trasformatori AT/MT, che costituiscono il cuore dell’impianto e riducono la tensione garantendo la regolazione automatica al variare del carico; la parte MT, che distribuisce l’energia alle linee di uscita, assicurando protezione e continuità del servizio.

A supporto dell’impianto operano i servizi ausiliari, che alimentano i sistemi interni e garantiscono il funzionamento anche in caso di mancanza di rete grazie a batterie di emergenza.

Il contesto normativo: perché la mappa è necessaria

La necessità di mappare queste aree in modo preciso è nata con il Testo Integrato sull’Autoconsumo Diffuso (TIAD), pubblicato da ARERA nel gennaio 2023. 

Il TIAD ha introdotto una fondamentale semplificazione: la valorizzazione dell’autoconsumo diffuso deve fare riferimento all’Area Convenzionale sottese alla medesima cabina primaria, superando la precedente logica che si basava sulla cabina secondaria.

L’obiettivo primario della mappa è quello di consentire ai soggetti che vogliono accedere a i servizi di autoconsumo diffuso di verificare che i loro punti di connessione ricadano effettivamente nell’area convenzionale della stessa cabina primaria. 

Mappa delle cabine primarie 2025-2027: l’aggiornamento 

La versione aggiornata della mappa delle cabine primarie è stata pubblicata a ottobre 2025 ed è valida per un periodo di due anni, fino a settembre 2027.

Questo aggiornamento è fondamentale per rispecchiare l’evoluzione e lo sviluppo dinamico delle reti elettriche sul territorio nazionale.

Per i professionisti che lavorano quotidianamente su nuovi progetti, è cruciale considerare il periodo transitorio di sei mesi che decorre dal primo ottobre 2025. Durante questo semestre, gli operatori hanno la flessibilità di scegliere se basare i propri progetti sulla nuova mappa 2025-2027 o sulla versione precedente (2023-2025).

Tuttavia, dopo lo scadere di questi sei mesi, l’uso della mappa 2023-2025 sarà accettato solo in casi molto specifici, legati a:

– Impianti che hanno presentato domanda per il contribuito PNRR.

– Impianti per i quali la data del preventivo di connessione o l’invio della Parte I del Modello Unico sia antecedente al 1 ottobre 2025.

Per tutti gli altri nuovi progetti, l’allineamento della mappa 2025-2027 non solo è consigliato, ma risulta indispensabile per garantire la qualifica delle configurazioni di autoconsumo. 

Mappa cabine primarie 2025-2027 su UrbisMap: integrazione e semplificazione GIS

L’integrazione della mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap amplifica enormemente il suo valore pratico. 

UrbisMap, Geoportale nazionale in cloud, mette a disposizione di tutti piani urbanistici, norme, vincoli e dati catastali in un’unica interfaccia. 

Per un professionista o un Ente che deve pianificare l’installazione di un impianto fotovoltaico o di una CER, non è sufficiente conoscere l’area convenzionale, ma è necessario incrociare questa informazione con una vasta gamma di dati territoriali:

– Dati catastali e urbanistici: come la mappa catastale e i piani regolatori generali, essenziali per verificare l’edificabilità o la destinazione d’uso.

– Vincoli paesaggistici e ambientali: per valutare l’impatto di un impianto fotovoltaico e rispettare le normative, è importante consultare i vincoli paesaggistici o i SIC o verificare se l’area è soggetta a dissesto idrogeologico.

Come consultare la mappa delle cabine primarie su UrbisMap

La consultazione della mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap è semplice, veloce e intuitiva.

Vediamo insieme come visualizzarla in pochi e semplici passaggi:

1. Vai all’indirizzo www.urbismap.com e accedi, oppure registrati, al Geoportale.

2. Vai nella tab layers, la terza del menu principale, e dalla sezione “Seleziona un piano da applicare alla mappa” cerca la voce “Mappa delle cabine primarie” per visualizzare la mappa in sovrapposizione a quella di sfondo.

3. Cerca ora tramite l’apposita barra oppure direttamente dalla mappa, il punto che ti interessa consultare e cliccaci sopra per geolocalizzarti e attivare la lettura della mappa.

4. Vai adesso nella tab dati, la seconda del menu principale, per visualizzare e consultare tutte le informazioni territoriali e urbanistiche del punto selezionato. 

Su UrbisMap la mappa delle cabine primarie è divisa in due tavole:

– Tavola Mappa 2023-2025, che da accesso, appunto, alla mappa delle cabine primarie relativa al triennio 2025-2027.

– Tavola Mappa 2025-2027, che da invece accesso alla mappa aggiornata del 2025 e pubblicata recentemente dal GSE.

Mettendo a disposizione la mappa delle cabine primarie aggiornata al 2025, UrbisMap si conferma un alleato strategico che semplifica e velocizza il lavoro di tecnici e liberi professionisti, permettendo di svolgere analisi preliminari e istruttorie più accurate per progetti di energia rinnovabile. 

Consulta subito la mappa delle cabine primarie 2025 sul Geoportale UrbisMap!

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